Abruzzo

L’Aquila: Pompei o Sarajevo?

Si cammina da soli nel centro de L’Aquila. A volte non si incontra nessuno per molte centinaia di metri. Tranne le camionette dell’esercito. Hanno il motore acceso. I soldati cercano di combattere così il freddo e la forzata inattività. La loro presenza ad ogni angolo del Corso mi ha fatto tornare alla mente Sarajevo nel dopo guerra.

In Bosnia però – e non sembri paradossale quel che sto scrivendo – poco dopo la fine del conflitto, avevano preso il via i lavori di ristrutturazione (anche per i fondi internazionali lì piovuti). Non sono un ingegnere e quindi non so dire se è più facile ricostruire una citta di 79 mila abitanti colpita da un terremoto del grado 5,9 scala Richter o di 752 mila abitanti che ha sofferto il più lungo assedio bellico della storia moderna (dal 5 aprile 1992 al 29 febbraio 1996).

So che mi sono trovato d’accordo con le parole pronunciate dalla presidente del Fai, Ilaria Borletti Buitoni, nel momento della riconsegna alla città della Fontana delle 99 cannelle (il cui restauro il Tg1 ha dimenticato di dire fosse stato finanziato dal Fondo per l’Ambiente Italiano): “Sono rimasta sconvolta, rivedendo L’Aquila un anno dopo: si trova nelle stesse condizioni dell’immediato dopo terremoto. Il centro storico è una città morta, dove restano solo rovine, macerie mute e recintate. In cinque anni, se le macerie rimarranno macerie, lo spirito e l’anima del centro dell’Aquila saranno gli stessi di Pompei”.

Diventerà come Pompei o si trasformerà in Sarajevo, l’Aquila?  Nella capitale bosniaca la vita è tornata a scorrere lungo tutte le vie cittadine. E la sera oggigiorno non è sempre facile trovare un tavolo dove sedersi per mangiare o bere qualcosa.

Se la presidente del Fai si fosse fermata una sera nel centro de L’Aquila, avrebbe però visto centinaia di ragazzi invadere i pochi bar aperti. Malgrado la neve e il freddo, stazionano anche fuori dai locali, per fumare e ridere. Molti di loro ora studiano lontano ma tornano nella loro città appena possono. Vivono ovviamente fuori dal centro ma un salto lungo il Corso lo fanno. La movida si è spostatacomunque in via della Croce Rossa che è fuori dal centro storico.

Ma quei ragazzi che non abbandonano la loro città, che si laureano all’Aquila anche se sono sopravvissuti al terremoto (come Marta Valente, emersa dalle macerie dopo 23 ore e laureatasi il 17 dicembre), che fanno rivivere una città che qualcuno forse vorrebbe trasferita altrove, sono qualcosa di più di una speranza per il futuro. Sono mattoni e cemento molto più forte di quello con cui costruirono le case di burro crollate, inghiottendo 200 abitanti.

L’Aquila, ne sono certo, tornerà a volare.

Ad maiora.

Protesta contro Snam a Sulmona

A Sulmona, ambientalisti contro il nuovo gasdotto

“Stop Snam”. Il cartellone sulla strada centrale di Sulmona non può che indurmi a fermarmi e avvicinarsi a chi sta manifestando.

“Vuole firmare la petizione contro il gasdotto?”, mi chiede un signore. Faccio no con la testa e dico che vorrei solo avere qualche informazione.

“Conosce il gasdotto Gazprom, quello di cui parlano in questi giorni quelli di Wikileaks?”. Sorrido, ma quell’ambientalista abruzzese non può sapere che sono informato del progetto. “Passerà proprio di qui! E noi vogliamo opporci”.

Mi mette in mano cinque o sei volantini e mi saluta avvicinando qualche altro passante.

Il gasdotto in questione è il Brindisi-Minerbio, la cosiddetta “Rete adriatica” ch in realtà passerà nell’entroterra e che lungo i suoi 687 chilometri porterà il gas russo (o meglio, gestito dai russi di Gazprom, con la partecipazione dell’Eni al 40%) dalle ex repubbliche sovietiche al nord Italia, anzi, al nord Europa dato che l’aspirazione italiana è quella di diventare un hub alternativo all’Ucraina (qui di rivoluzioni arancioni non c’è aria…).

Vicino a Sulmona dovrebbe essere realizzata una centrale di compressione. Di qui la protesta degli ambientalisti locali (ma se cliccate su google Brindisi-Minerbio vedrete che l’opposizione è lungo tutto l’asse del percorso).

Nei volantini i cittadini se la prendono con la Regione Abruzzo ma anche col Comune di Sulmona (non risparmiano critiche anche all’opposizione) e annunciano ricorso diretto alla Commissione europea. Vogliono chiedere se siano state rispettate tutte le direttive in materia ambientale e in caso contrario chiedono che sia aperta una procedura di infrazione contro l’Italia.

Domandano se non fosse necessaria una Valutazione ambientale strategica (Vas) o una Valutazione d’impatto ambientale (Via) unica. Ne sarebbero invece state chieste cinque separate, per i cinque tronconi del gasdotto.

Il volantinaggio prosegue. Qualcuno sta per firmare ma esita. “Non si preoccupi signora, dice un manifestante, la firma non comporta partecipazione alle spese legali nemmeno se avvieremo la procedura d’infrazione”. La signora firma. Mi sa che Snam ed Eni dovranno avviare una bella campagna di informazione e confronto se non vorranno che cresca il fronte dell’opposizione al progetto.

Ad maiora.

In pochi alla messa in suffragio, a Collemaggio

Il deserto aquilano si misura anche sulle assenze. Stamane messa in suffragio delle vittime del terremoto a Collemaggio. Celebra l’Arcivescovo Metropolita de l’Aquila. In prima fila ci sono tutte le autorita’ locali e i responsabili della sicurezza. Ma mancano gli aquilani.
Pochissimi in questa bellissima chiesa, cui tutti qui sono molto legati.
Un’anziana signora (tanto anziana da avermi preso per un universitario fuori sede) mi ha detto che ha dovuto fare uno sforzo per sfidare il gelo e il ghiaccio e arrivare qui. Da un albergo. La sua casa e’ pericolante. “Ma io amo L’Aquila anche cosi’ – mi ha detto. E ogni volta che sento di qualche giovane che se ne va, mi viene da piangere”.
Anche lei e’ rimasta delusa dal vedere le navate (ferite dal terremoto) con le seggiole di plastica vuote. “Solo la fede mi fa andare avanti”, ha aggiunto salutandomi e facendomi gli auguri.
La fede cattolica qui in Abruzzo e’ radicatissima. Il rigore del cristianesimo originale ha fatto presa, fin dai tempi apostolici, in queste terre a pochi passi da Roma e dal suo Impero.
I frati medioevali abruzzesi (che poi prenderanno il nome di Celestini, grazie a Celestino V, le cui spoglia sono poste proprio di fronte all’altare) erano asceti, benedettini che oggi definiremmo estremisti: tanto spirituali da pensare di poter avere un contatto diretto con Dio, anzi col Regno di Dio. Con ideali di pace fra uomini e fra uomini e animali.
Celestino V fu l’unico Papa a “dimettersi”. Con queste parole (che dovrebbero far riflettere quanti dicono “non mi dimetterò mai”): “Io, Celestino, mosso da ragioni legittime, per bisogno di umiltà, di perfezionamento morale, e per obbligo di coscienza, come pure per indebolimento fisico e infermità, per difetto di dottrina e per la cattiveria del mondo; al fine di recuperare la pace e le consolazioni del mio precedente modo di vivere; con tutto l’animo e liberamente mi dimetto dal Pontificato”.
Era il 13 dicembre 1294 ed erano passate solo poche settimane da quando era stato consacrato proprio davanti a Collemaggio, il 29 agosto (tra il 28 e 29, ogni anno viene aperta la Porta Santa, sulla fiancata sinistra della Basilica).
L’Ordine dei Celestini non c’e’ più, riassorbito dai Benedettini. E ora qui intorno non ci sono più neanche gli aquilani.
Ma la signora che ho accompagnato mi ha detto che e’ sicura che tornerà nella sua casa, “fosse l’ultima cosa che faro’ su questa terra”.
Sono certo sara’ cosi’.
Ad maiora.

 

Ritorno all’Aquila. Sulle note di Rossini

La neve rende l’Aquila ancora più spettrale. Nel centro, dove la stragrande maggioranza dei negozi sono chiusi e le case abbandonate (o interdette), le luminarie raccontano di un periodo di festa che si percepisce solo sul calendario.
Molte vie sono ancora chiuse al traffico, veicolare ma anche pedonale.
Si vaga a lungo per riuscire a raggiungere una meta. Volevamo (sono qui coi miei studenti dell’Ifg-Tobagi) raggiungere la chiesa di S.Maria Paganica, nel centro della citta’ terremotata. Una compagnia teatrale avrebbe dovuto fare la replica di uno spettacolo nella struttura religiosa da poco restituita alla citta’. Abbiamo vagato parecchio, tra militari e divieti d’accesso, arrivando tardi all’appuntamento. Salvo scoprire che lo spettacolo era stato annullato per ragioni di sicurezza: la neve sulla struttura provvisoria non garantisce sicurezza.
Una storia simbolica di una rinascita difficile.
Appena fuori dal centro i lavoratori di Abruzzo Engineering hanno occupato simbolicamente la loro azienda: dentro e’ tutto distrutto. Loro rischiano il posto di lavoro. Lunedì torneranno a manifestare.
In una piazza del Duomo deserta, sta intanto iniziando il concerto di Natale dei giovani dei corsi di alta formazione musicale.
E’ sotto un tendone, mentre fuori il vento ti butta in faccia neve ghiacciata. Nella steppa aquilana le musiche di Rossini e Mozart scaldano il cuore.
Ma tutto ciò, come scriveva, Rossini, rimane “un nodo avviluppato”.
Ad maiora.