“I media non commentano più la guerra, sono parte integrante di essa”. È un passaggio del discorso di presentazione della tesi di laurea di Sanela Bajric (Università degli studi di Milano, Facoltà di Lettere e filosofia, corso di laurea in Teorie e metodi per la comunicazione, correlatore il mitico Piretto) discussa oggi e dedicata al ruolo dei mezzi di comunicazione di massa nelle recenti guerre balcaniche. Parole che mi hanno richiamato alla mente quelle della scrittrice e attivista per i diritti civili indiana Arundhati Roy: “È sbagliato pensare che i mass media controllati dalle corporation supportino il progetto neoliberista. Non lo fanno. Essi sono il progetto neoliberista”.
La tesi della Bajric già dal titolo svela i suoi obiettivi: “L’informazione va in guerra. Il ruolo della TV nazionale croata Hrt nel conflitto balcanico”. È un’analisi seria e a tratti spietata su come molti giornalisti abbiano indossato gli elmetti durante la guerra non per proteggere le loro teste, ma per porre il proprio mestiere a favore dell’esercito, della nazione, anzi della madre patria.
Il ruolo del nazionalismo croato, uguale e contrario a quello serbo, emerge più volte all’interno del lavoro. Sia per lo sforzo congiunto di politici, intellettuali e giornalisti di croatizzare la lingua. Sia per quei commentatori tv che nel corso del conflitto hanno piegato, nei loro racconti, la realtà, trasformata a suon di falsità. Finendo anche per indicare quali sono i nemici, veri o supposti, della porta accanto. Disegnando di fatto dei mirini per i fanatici.
Ancora oggi, alcuni protagonisti dell’hate speech hanno un ruolo nell’informazione croata e addirittura insegnano giornalismo.
Parlare di neutralità della professione è forse un semplice esercizio di stile.
Ma questa interessante tesi spiega quali rischi si corrano se non ci si rende conto del potere dei mass media.
Ad maiora
Croazia
#Euro2012 In gol il croato Mandžukić da Slavonski Brod
Mario Mandžukić in gol oggi per la Croazia è da qualche tempo nel mirino della Fiorentina.
È nato, nel 1986, a Slavonski Brod, città croata sul fiume Sava ai confini con la Bosnia. Un tempo industriale dopo la guerra con la Serbia si è riconvertita al turismo (la principale azienda è stata bombardata) e nel 2009 è stata votata come la città più bella della Croazia.
A poca distanza sorge il lager di Jasenovac dove gli ustascia croati di Pavelić rinchiusero e uccisero decine di migliaia di serbi, zingari, ebrei e oppositori politici croati.
Mandžukić comunque gioca nel Wolfsburg, squadra tedesca guidata da Felix Magath e sponsorizzata dalla Volkswagen che qui ha sede (e da il nome allo stadio).
Ad maiora
Macedonia al voto tra tensioni e accuse di brogli
Giornata di voto (oltre che per il sempre in crisi Portogallo) anche per la Macedonia, ex repubblica jugoslava che all’anagrafe mondiale si chiama ancora – per contrasti con la Grecia – in modo provvisorio: FYROM, acronimo che sta per Former Yugoslav Republic of Macedonia.
Stamane si sono aperte le urne (che si chiuderanno alle 19 locali) in un clima di forte tensione tra il partito di governo, l’VMRO-DPMNE e l’opposizione socialdemocratica (SDSM).
Entrambi gli schieramenti si sono accusati vicendevolmente di brogli. È possibile che, alla diffusione dei risultati di questo voto parlamentare ci siano manifestazioni di protesta nella capitale, Skopje. Sono elezioni anticipate dopo gli attacchi (e l’Aventino) scatenati dalle opposizioni alla maggioranza, accusata di voler mettere sotto controllo i media più critici. Tra gli osservatori internazionali che verificano la regolarità del voto anche il deputato radicale Matteo Mecacci:
A votare sono chiamati 1 milione e 800 mila elettori, un terzo dei quali di etnia albanese. E proprio i partiti albanesi dovranno soccorrere uno dei due schieramenti se, come sembra probabile nessuno dei due riuscirà a conquistare la maggioranza dei seggi parlamentari (il partito di governo è comunque avanti nei sondaggi).
Dal risultato elettorale dipenderà un possibile ingresso del Paese nella Nato e nell’Unione europea (la Macedonia/Fyrom ha dal 2005 lo status di candidato). Nell’elenco di quanti stanno per entrare nel parlamento di Bruxelles in netto vantaggio, come rimarcato in queste ore dalla visita del Papa, rimane la cattolicissima Croazia.
Ad maiora.
Addio a Fulvio Molinari
Quando la Rai di Milano aveva una missione nazionale ed internazionale (prima delle paradossali feste di piazza per un ritorno in auge, totalmente assente) da qui si partiva per andare a seguire le guerre nei Balcani.
La prima tappa era la sede Rai di Trieste. Lì ad accoglierti e a prodigarsi in consigli c’era sempre Fulvio Molinari, a lungo inviato e poi caporedattore. Fulvio ci ha lasciato ieri sera, a 74 anni.
Aveva sempre un atteggiamento professionale e sensibile. D’altronde lo stesso Molinari era un profugo, essendo nato in Istria nel 1937. Era arrivato a Trieste in barca, accolto in un campo profughi.
La guerra, scoppiata dappirma in Slovenia e Croazia nel 1991, l’aveva seguita in prima persona.
Diventato capo redattore della Tgr del Friuli-Venezia Giulia, aveva firmato il “foglio d’uscita” per Marco Lucchetta, Alessandro Ota e Dario D’Angelo, uccisi a Mostar nel 1994 da una granata sparata dal settore croato mentre stavano intervistando dei bambini (che, protetti dai corpi degli inviati, si salvarono).
Molinari dal 2004 era segretario del Premio Giornalistico Marco Lucchetta.
Tutt’altro che noioso, Fulvio aveva seguito le cronache sportive e aveva prestato la sua voce anche ad alcune performance musicali.
Alcune in dialetto:
http://www.youtube.com/watch?v=BTVMxS1equs
Altre in italiano, nella bellissima “Madre dolcissima”:
http://www.youtube.com/watch?v=1Z6QPFOluCM
Ciao Fulvio, che la terra ti sia lieve.
Ilicic, lo slavo del sud che segna per il Palermo
Josip Iličič, classe 1988, è il protagonista della buona partenza del Palermo in questo campionato italiano.
Il giovane centrocampista è nato a Prijedor, cittadina della Repubblica Srpska, non lontana dal campo di concentramento di Omarska. A un anno, dopo la morte del padre, la sua famiglia si è spostata a Kranj, in Slovenia (la città che ha dato i natali a Gregor Fučka, protagonista più di due lustri fa dell’ultimo scudetto milanese nel basket).
La famiglia del calciatore è di origini croate e lui anche qualche mese fa ha ribadito che avrebbe giocato con la nazionale slovena (“è tutta la vita che abito qui”.
Iličič, chiamato Jojo, è stato notato dai dirigenti del Palermo dopo una sfida europea col Maribor, dove il ragazzo giocava. Segnò pure nel 3-2 degli sloveni.
Subito scritturato, Iličič si è messo in luce con gol all’Inter, alla Juve e alla Fiorentina. In queste due ultime partite, lo slavo del sud, ha contribuito alle vittoria dei rosanero.
Ad maiora.
