Macedonia

Homeless in America

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Non recensisco spesso libri di poesia, ma questa volta farò una eccezione. Per Paul Polansky e il suo “Homeless in America, Voci dalla strada”, uscito con la traduzione italiana (di Enzo Giarmoleo) e il testo inglese a fronte, edito dalla Left Curve di Oakland (leftcurve.org per ordinarlo), ma stampato a Niš, in Serbia.
Questa lunga premessa organizzativa, mi permette di raccontare chi sia l’autore, che si presenta così: “Dopo aver vissuto con gli zingari nei ghetti dell’Europa dell’Est, nei campi rifugiato delle Nazioni Unite in Kosovo, in Macedonia, e sui marciapiedi in India, credevo di aver capito finalmente cosa significasse essere poveri perché loro erano poveri. Ma quando sono tornato negli Stati Uniti dopo aver vissuto all’estero per 37 anni, non ero così sicuro di capire i poveri in America. Perché c’erano così tanti senzatetto nel paese più ricco del mondo? Perché centinaia di migliaia dormivano all’aperto o cercavano un letto nei rifugi dei senzatetto o nelle missioni? Sapevo che c’era un solo modo per scoprirlo: vivere con i senzatetto così come avevo fatto con gli zingari in Europa e in India”.
E così fa Polansky, le cui poesie sono gli sfoghi (per lo più amari, spesso ironici, o meglio sarcastici) di chi vive per strada o sotto i ponti.
Pennellate interessanti che ci mostrano un mondo che non conosciamo anche se l’abbiamo spesso sotto gli occhi.
Come questa, intitolata Aspettando:

Sto aspettando
che la previdenza sociale
si faccia viva.

Cinque anni ancora
sulla strada
e avrò abbastanza

per tornare a casa,
avere una stanza,
essere di nuovo rispettabile.

Cinque anni ancora
spostandomi
di città in città,

un mese qua,
un mese là,
in un rifugio,

in una missione,
facendo cose
che non ho voglia di fare

solo per qualche indumento.

Ad maiora
……………….
Paul Polansky
Homeless in America
Left Curve Publications
Pagg. 210
16 dollari (con le spese di spedizione)

Incidenti tra nazionalisti e polizia a Skopje (video)

Scontri nella capitale Skopje tra la milizia e centinaia di giovani nazionalisti (e ultrà) macedoni. Gli incidenti sono avvenuti al termine di un corteo nel quale sono stati scanditi slogan nazionalisti e anti-albanesi:

http://youtu.be/-Mq3TodVeb4

Si sospetta infatti che l’assassinio (a colpi di pistola) di cinque pescatori (slavi macedoni) avvenuto giovedì scorso possa essere stato dettato da ragioni “etniche”.

Le tensioni nazionalistiche sono aumentate negli ultimi mesi in Macedonia, ma sono iniziate dopo la fine della Jugoslavia.

La minoranza albanese rappresenta un quarto dei due milioni di abitanti della Macedonia (che, non a caso, ha dato il nome all’insalata di frutta). 

La Macedonia non ha mai visto neppure riconosciuto a livello internazionale il proprio nome, per l’opposizione della confinante Grecia.

E’ tuttora registrata come Fyrom, Former Yougoslav Republic of Macedonia.

Ad maiora

Una Macedonia al voto

Macedonia al voto tra tensioni e accuse di brogli

Giornata di voto (oltre che per il sempre in crisi Portogallo) anche per la Macedonia, ex repubblica jugoslava che all’anagrafe mondiale si chiama ancora – per contrasti con la Grecia – in modo provvisorio: FYROM, acronimo che sta per Former Yugoslav Republic of Macedonia.

Stamane si sono aperte le urne (che si chiuderanno alle 19 locali) in un clima di forte tensione tra il partito di governo, l’VMRO-DPMNE e l’opposizione socialdemocratica (SDSM).

Entrambi gli schieramenti si sono accusati vicendevolmente di brogli. È possibile che, alla diffusione dei risultati di questo voto parlamentare ci siano manifestazioni di protesta nella capitale, Skopje. Sono elezioni anticipate dopo gli attacchi (e l’Aventino) scatenati dalle opposizioni alla maggioranza, accusata di voler mettere sotto controllo i media più critici. Tra gli osservatori internazionali che verificano la regolarità del voto anche il deputato radicale Matteo Mecacci:

http://www.radicali.it/comunicati/20110603/osce-mecacci-partecipa-alla-missione-di-monitoraggio-elettorale-macedonia

A votare sono chiamati 1 milione e 800 mila elettori, un terzo dei quali di etnia albanese. E proprio i partiti albanesi dovranno soccorrere uno dei due schieramenti se, come sembra probabile nessuno dei due riuscirà a conquistare la maggioranza dei seggi parlamentari (il partito di governo è comunque avanti nei sondaggi).

Dal risultato elettorale dipenderà un possibile ingresso del Paese nella Nato e nell’Unione europea (la Macedonia/Fyrom ha dal 2005 lo status di candidato). Nell’elenco di quanti stanno per entrare nel parlamento di Bruxelles in netto vantaggio, come rimarcato in queste ore dalla visita del Papa, rimane la cattolicissima Croazia.

Ad maiora.