Como

Suonando il didgeridoo sul Lago di Como


L’esibizione di Flavio Pozza col suo didgeridoo, strumento musicale degli aborigeni australiani ricavato dall’eucalipto.
Il tutto a margine di una serata dedicata all’Australia al Lake Como Film Festival 2014, dietro il Teatro Sociale di Como.
Ad maiora

#Crisi #furti e capretti macellati con le selci

La crisi e le sue conseguenze imperano sui quotidiani, nazionali e locali, di oggi.

I furti di cibo sulla Provincia di Como: “Va a ruba la verdura di stagione. Diciassette furti in quattro mesi. Azzerato il raccolto delle cipolle di Tropea, su 1100 ne sono rimasti solo 3. Il titolare dell’azienda: “Ora puntano su zucche e castagne”.

Da La Provincia di Varese cosa fare dopo: “Perdi il lavoro? Il Comune ti affida un orto da coltivare”. Sperando che nessuno venga a rubarti il raccolto.

Raccolto che deve sopravvivere alle manine anche al super. Sulle pagine milanesi di Repubblica: “Parmigiano, colla, creme. Un bottino da 20 milioni in tasca ai taccheggiatori. Boom di furti nei market, c’è chi espone solo le etichette”.

Per chi è senza casa, si avvicina ahinoi l’inverno. Da la Provincia Pavese: “Tenda a fuoco, gravissimo un senzatetto. L’incendio nel parcheggio di Nazario Sauro, il 45enne è rimasto avvolto dalle fiamme mentre preparava la cena”.

Tristezza infine letta su La Provincia di Como: “Massacrano i caprioli”. Rivolta degli animalisti. A Brunate lezioni di macellazione con le selci, come nel Paleolitico. Il sindaco: “Un equivoco, solo capretti pronti per il mercato”.

O siamo noi i capretti pronti per il mercato?

Ad maiora

La legge del taglione

Ieri i funerali di Carla Molinari, la donna di Cocquio Trevisago cui il suo assassino ha anche tagliato le mani. Forse perché, avendolo graffiato, voleva far sparire delle prove. Qualche giorno fa l’omicidio in un’armeria di Como. Alla vittima e’ stata tagliata la testa, nel tentativo di occultare i riscontri balistici: gli avevano infatti sparato alla testa. Qualche anno fa ho seguito il caso di un nipote che uccise gli zii, ne fece a pezzi i corpi e li sparpaglio’ per la provincia bresciana: parte e’ ancora irreperibile.
Sono tentativi di occultamento (rectius, soppressione) di cadavere frutto dei serial televisivi americani che hanno al centro le indagini della scientifica. Dalle nostre parti, come ha dimostrato plasticamente la vicenda di Garlasco (con l’orario della morte spostato nel corso del processo), le indagini non vertono sempre sulle nuove tecnologie. Da noi impatta ancora la conoscenza del territorio da parte degli investigatori e magari forme di interrogatorio nel quale far scattare i sentimenti di colpa. Delitto e castigo, insomma. Dove i carabinieri di zona toppano (a Cogne ad esempio) diventa tutto più difficile. La cultura cattolica di cui siamo intrisi punta alla confessione, al pentimento del colpevole. Solo dalle nostre parti d’altronde la legge sulla dissociazione (dal terrorismo come dalle mafie) e’ chiamata “sul pentimento”. Elemento che invece e’ secondario rispetto alla chiamata in correo. E se il pentito non si pente all’opinione pubblica sembra meno credibile.
Chi uccide oggigiorno comunque, anziché guardarsi Csi farebbe meglio a continuare a leggere i classici russi. O il Manzoni. Magari non riuscirà a farla franca. Ma almeno avrà imparato qualcosa sul rapporto vittima-carnefice e soprattutto quello tra il carnefice e il suo giustiziere.