L’Atalanta batte l’Athletic Club, conquista il Trofeo Bortolotti e Maurizio Sarri esce dall’ultimo test prima della Conference con sensazioni positive, senza però nascondere il lavoro che resta da fare. Poi, in conferenza stampa, il tecnico nerazzurro si accende quando il discorso si sposta sul mercato.
Sarri definisce quella contro i baschi una partita ordinata, giocata su discreti livelli considerando il momento della preparazione. La soddisfazione c’è, ma resta relativa: il calcio d’agosto conta fino a un certo punto e soprattutto ci sono ancora diversi passi avanti da compiere nei sei-sette giorni che separano la Dea dalla prima partita ufficiale della stagione.
Il tecnico sottolinea soprattutto un aspetto. L’Athletic è abituato a comandare le partite attraverso il possesso palla, arrivando spesso a percentuali molto alte, ma a Bergamo non riesce a farlo. A Sarri piacciono in particolare i primi venti minuti del secondo tempo, quelli in cui l’Atalanta trova subito il vantaggio con Zalewski e sembra avere maggiore controllo della partita.
Il percorso, però, sarà lungo. Sarri non lo nasconde: dopo un ciclo durato tanti anni è inevitabile che una trasformazione così profonda richieda tempo. Nei momenti di difficoltà la ricetta resta quella più semplice: abbassare la testa e lavorare.
Quando si passa al mercato, il tono cambia.
A Sarri vengono ricordate le parole di Cristiano Giuntoli, che alla vigilia aveva parlato della possibilità di alzare ulteriormente il livello della squadra attraverso altri interventi.
Il tecnico mostra piena fiducia nel direttore, che considera tra i migliori nel suo ruolo, ma ribadisce la propria filosofia: lui è un allenatore di campo e non vuole disperdere energie occupandosi di situazioni che non può controllare.
Poi l’affondo.
Per Sarri il mercato è «una delle cose più pallose del calcio» e l’attenzione quasi esclusiva che gli viene dedicata finisce per diventare «un insulto» al lavoro dell’allenatore e alla sua professione.
Il problema non riguarda soltanto il racconto del calcio. Sarri contesta anche le date della sessione estiva: le squadre cominciano la preparazione con una rosa e rischiano di ritrovarsene un’altra quando iniziano le partite ufficiali. Le operazioni più importanti vengono spesso concentrate negli ultimi giorni e questo rende molto più complicato il lavoro sul campo.
Una posizione che Sarri sostiene da anni e che, sottolinea, oggi viene condivisa da molti più allenatori.
Inevitabile parlare anche dell’ultimo arrivato, Thomas Kristensen.
Sarri lo considera un buon giocatore. Ammette di conoscerlo un po’ meno perché il danese è stato utilizzato soprattutto in una difesa a tre, ma ritiene che abbia le caratteristiche per adattarsi anche alla linea a quattro.
Poi la battuta che riassume perfettamente il suo pensiero sul mercato: sarebbe stato più contento se Kristensen fosse arrivato il 9 luglio.
Interessanti anche le indicazioni sui singoli.
Sarri non attribuisce a Gaetano le difficoltà incontrate dall’Atalanta nella costruzione del gioco. Il problema, secondo il tecnico, è stato collettivo: troppa circolazione orizzontale e poca capacità di trovare il centrocampista. Anche i difensori centrali dovranno essere più coraggiosi nel cercare la giocata in avanti.
Da Raspadori, invece, Sarri pretende di più. Ne apprezza l’impegno e il lavoro, ma non nasconde di aspettarsi un rendimento superiore.
È uno dei messaggi più interessanti della serata.
Tra le difficoltà previste all’inizio del nuovo corso c’era soprattutto il passaggio alla linea difensiva a quattro.
Sarri scherza sulle previsioni più pessimistiche: sembrava dovesse essere una tragedia, invece l’applicazione dei giocatori è stata forte e la trasformazione non ha prodotto i problemi che qualcuno si aspettava.
Restano naturalmente automatismi da perfezionare. E gli infortuni non aiutano.
Le condizioni degli indisponibili non sembrano comunque destare allarme a lungo termine e Sarri spera di recuperare qualcuno già per l’esordio europeo. Ogni assenza, però, rallenta il processo di apprendimento già reso complicato dai rientri scaglionati post Mondiali: si rischia di costringere a ricominciare ogni volta una parte del lavoro.
Una sorta di gioco dell’oca tattico: si torna alla casella di partenza.
Sarri racconta il proprio legame personale con questa zona attraverso il ricordo di Valter Polini, al quale era legato per una storia di amicizia che coinvolgeva anche le rispettive famiglie.
Poi parla di quello che ha trovato a Bergamo.
Il calore dello stadio lo ha colpito. Sarri percepisce un rapporto molto stretto tra la città, la tifoseria, la società e chi indossa la maglia nerazzurra. La parola che utilizza per descriverlo è appartenenza.
Un concetto che nella serata del Trofeo dedicato ad Achille e Cesare Bortolotti assume inevitabilmente un significato particolare.
Zalewski: «Siamo a un buon punto»
In conferenza arriva anche Nicola Zalewski, l’uomo che decide la partita.
Il polacco parla di una gara intensa, nella quale l’Atalanta ha attraversato qualche momento di difficoltà ma è riuscita a rimanere compatta e a mantenere il controllo del gioco.
Quando gli viene chiesto delle voci di mercato che lo riguardano, taglia corto: è un giocatore dell’Atalanta e non ritiene di essere la persona che debba parlare di queste questioni.
Più interessante il discorso tattico.
Giocare più avanti non rappresenta una novità assoluta: Zalewski ricorda di averlo già fatto nelle giovanili. Per lui è stato semmai più insolito essere utilizzato da mezzala.
Con Sarri stanno cambiando soprattutto distanze e movimenti, sia in possesso sia senza palla. Larghezza e profondità vengono interpretate in maniera differente rispetto al passato e il processo di trasformazione è ancora in corso.
Le sensazioni del polacco sono però positive. Dopo quanto mostrato in Germania e contro l’Athletic, Zalewski considera la squadra già a un buon punto e guarda con fiducia alla stagione.
E ora via alla preparazione per l’esordio in Conference.
Ad maiora