Alla scoperta dell’Al-Diriyah, il club saudita sulle tracce di Djimsiti

Dopo Mateo Retegui, anche Berat Djimsiti potrebbe trasferirsi in Arabia Saudita. Il difensore dell’Atalanta ha espresso il desiderio di trasferirsi all’Al-Diriyah, società ancora poco conosciuta ma protagonista di uno dei progetti più ambiziosi del calcio saudita.

L’affare Retegui ha già dimostrato la forza economica dei club del regno. L’Atalanta ha incassato circa 67 milioni di euro dalla cessione dell’attaccante all’Al-Qadsiah, mentre il centravanti azzurro ha firmato un contratto da circa 16 milioni di euro netti a stagione.

L’Al-Qadsiah gioca già nella Saudi Pro League, mentre l’Al-Diriyah dove andrebbe Djimsiti (che la Dea avrebbe tenuto volentieri) milita -dopo la promozione dello scorso anno- nella Saudi First Division, la seconda serie. Il club, con sede nella città storica di Diriyah, alle porte di Riad, è però sostenuto dal Public Investment Fund (PIF), il fondo sovrano saudita, e punta a raggiungere rapidamente la massima divisione.

Per accelerare la crescita la società ha appena affidato la panchina al portoghese Bruno Lage, allenatore con esperienze al Wolverhampton al Botafogo e al Benfica, dove è stato esonerato lo scorso anno dopo una pesante sconfitta casalinga, col Qarabag, alla prima giornata di Champions). L’obiettivo è costruire una squadra capace di conquistare la promozione a breve.

In quest’ottica si inserisce il nome di Djimsiti. Secondo le indiscrezioni, l’Atalanta potrebbe ricevere un’offerta attorno ai 3 milioni di euro, mentre al difensore verrebbe proposto un ingaggio superiore ai 5 milioni di euro netti a stagione.

Dietro questi investimenti c’è però anche il progetto “Vision 2030”, con cui l’Arabia Saudita punta a rilanciare la propria immagine internazionale attraverso turismo, cultura e grandi eventi sportivi. In questo contesto il Paese ospiterà anche i Mondiali del 2034, una scelta contestata da Amnesty International, Human Rights Watch e da altre organizzazioni, che parlano di “sportswashing”, denunciando le violazioni dei diritti umani, dalla repressione del dissenso al caso Khashoggi fino all’ampio ricorso alla pena di morte.

Anche il calcio italiano è coinvolto in questo dibattito. La Supercoppa Italiana si gioca quasi abitualmente in Arabia Saudita, nonostante negli anni non siano mancate le proteste di associazioni e personalità che hanno criticato la scelta della Lega Serie A.

Resta da capire (in attesa delle imminenti uscite di Touré e Maldini) se Djimsiti seguirà davvero la strada di Retegui. Colpisce però che persino un club di Serie B araba come l’Al-Diriyah possa bussare alla porta dell’Atalanta grazie alle enormi risorse economiche del progetto saudita.

Ad maiora

Foto: Atalanta B.C.

Lascia un commento