Month: gennaio 2011

Sara Giudice compie 25 anni e si prepara a incontrare i firmatari dell’appello anti-Minetti

A 25 anni in alcuni Paesi del mondo si diventa milionari, in altri ministro. Qui da noi sei considerato ancora un adolescente, bollato come un bamboccione (facendo finta di ignorare che la società è costruita per respingere le energie nove). Solo a 25 anni si può essere eletti (rectius, nominati dalle gerarchie del partito), alla Camera. Per il Senato bisogna aspettare addirittura i 40 e i 25 per avere l’onore del voto…

Oggi compie 25 anni Sara Giudice, la giovane esponente del Pdl milanese (figlia dell’ex presidente del Consiglio comunale) che ha lanciato una petizione, on-line per chiedere le dimissioni di Nicole Minetti, classe 1985, igienista dentale ed ex soubrette, indicata da Berlusconi ed eletta grazie al listino Formigoni al Consiglio regionale lombardo, ora coinvolta in un’inchiesta sulla prostituzione, anche minorile (verrà interrogata martedì dai giudici).

Abbiamo rivolto a Sara qualche domanda per questo suo, particolare, genetliaco.

Come arrivi a questo compleanno?

Proprio ieri, parlando con una mia amica, le ho confessato che per la prima volta nella mia vita ho realizzato solo poche ore fa che sto per compiere gli anni. Sono successe tante cose in questi giorni che quasi me ne stavo dimenticando. Comunque è un bel compleanno, pieno di cose.

Alla tua età, in altre parti del mondo, si hanno molte più possibilità che in Italia, comunque.

E’ vero, ma bisogna sfatare un luogo comune. Conosco tante e tanti ventenni che sono in gambissima e che si danno da fare per costruirsi un futuro. Comunque è chiaro che questo non è un Paese per giovani.

Da più parti (anche sulla tua pagina di Facebook) ti si accusa di portare acqua alla sinistra (sempre che esista ancora), di partecipare a trasmissioni di sinistra. E’ così?

Questo è il solito modo di rispondere non nel merito alle cose che dico. Sono stata ospite da Gad Lerner perché mi hanno invitato e perché  considero L’Infedele una trasmissione alta, anche se ha un’audience bassa. È una palestra di democrazia, dove ognuno può dire la sua. Preferirei si parlasse invece della richiesta avanzata dalle 8mila persone che hanno firmato l’appello per le dimissioni della Minetti.

La raccolta firme prosegue?

(Ride) Noi non ci fermiamo! Anzi, ora vorrei in qualche modo organizzare un incontro con i firmatari, una sorta di assemblea dove conoscersi di persona. Perché è bella la virtualità, ma credo che la crescita passi anche e soprattutto dal contatto personale.

Comunque, senza internet, tutto quello che stai facendo sarebbe inimmaginabile.

Sicuramente. Ma dovrò in qualche modo sfruttare il fatto di essere una ragazza nata nel 1986…

Pensi che alla fine Nicole Minetti si dimetterà dal suo incarico?

(Sara esita qualche secondo, poi risponde decisa) No, penso di noi. Ma noi non smetteremo di chiederlo.

Ad maiora. E auguri, Sara.

Giorgio Fornoni, sempre ai confini del mondo

“Ai confini del mondo”, non è solo il titolo del libro di Giorgio Fornoni dedicato ai suoi viaggi in ogni parte del globo. È anche il suo modo di affrontare il suo particolare percorso di vita.

Ai confini del mondo,

Giorgio è una persona che emana vitalità da ogni poro, da ogni angolo della sua barba e della sua chioma. Lo conobbi qualche anno fa quando stavamo organizzando la prima iniziativa pubblica per ricordare Anna Politkovskaja al Circolo della stampa di Milano. Lui non poté venire perché in altri confini del mondo, ma ci mandò una bellissima intervista video che aveva realizzato ad Anna nelle stanze della redazione della Novaja.

Proprio quella intervista la potete trovare nel dvd che Chiarelettere ha deciso di allegare al libro (e che mostra un Fornoni più patinato di quello che sia nella realtà).

Il libro racconta la strana avventura di questo commercialista bergamasco che fa più il giornalista di tanti di noi che sono pagati per farlo. Inevitabile che finisse nel gruppo di Report, grazie all’occhio lungo di Milena Gabanelli. E proprio quei reportage andati su Raitre hanno dato a Giorgio quella visibilità che prima, immeritatamente, non aveva. Tutto ciò l’ha portato anche a fare il sindaco del suo piccolo comune, schiacciato però da logiche partitiche che sono lontane anni luce da lui. Fornoni vive e realizza reportage in tutto il mondo e torna dalle nostre parti solo per raccontarci quelle storie, per mostrarcele. Giorgio ha capito la forsa del leon che ha la televisione. Non cambia gli eventi. Ma denunciando guerre e sfruttamento dei poveri, ci fa sentire almeno corresponsabili di quel che accade. Anche grazie al lavoro di persone come Fornoni, non potremo mai dire: io non sapevo.

Ad maiora

Giorgio Fornoni

Ai confini del mondo

Chiarelettere

Milano, 2010

Pag.160 + Dvd

Euro: 18.60

PRESENTEREMO IL LIBRO DI GIORGIO FORNONI DOMANI 28 GENNAIO ALLE ORE 18 PRESSO LA LIBRERIA FNAC DI VIA TORINO A MILANO.

Se anche la Minetti pensa alle dimissioni

La raccolta di firme per le dimissioni da consigliere regionale lombardo di Nicole Minetti, lanciata dalla giovane esponente del Pdl Sara Giudice, sara’ un’iniziativa solitaria ma forse ha qualche fondamento. Nelle carte spedite ieri dai pm alla Camera sono riportate infatti intercettazioni nelle quali la Minetti dice: “Io do le dimissioni, cioè sta roba e’ una roba che ti rovina la vita, ti rovina i rapporti, ti logora”.
L’igienista dentale del presidente, accusata di prostituzione minorile, da quel che emerge dalle carte, nelle ultime settimane si e’ smarcata da Berlusconi. Non va all’incontro con i di lui avvocati e a Barbara Faggioni confessa: “A lui fa comodo mettere te e me in Parlamento, perche’ dice: Bene, me le sono levate dai coglioni e lo stipendio lo paga lo Stato”.
Che nel qual caso saremmo noi con le nostre tasse.
Nicole Minetti per martedì e’ stata convocata dai giudici. E’ possibile che, esca dal percorso berlusconiano, e vada a farsi interrogare.
Scattera’ a quel punto la trasformazione da bruco a farfalla (e non falena)?
Ad maiora.

Sottrazione di cadavere: dal Duce a Mike

Rapita la salma di Mike Bongiorno”. Repubblica

Rubata la salma di Mike”. Corriere della sera

L’affronto a Mike: trafugata la salma”. Fatto quotidiano.

L’ultimo oltraggio a Mike, rubata la salma”. Il Giornale.

Incredibile: una banda ha rubato il corpo di Mike”. La Gazzetta dello sport.

Sono i titoli dei principali quotidiani su quanto scoperto ieri al cimitero di Arona (dove stamattina il Gr1 aveva un inviato, cui il conduttore – ore 7 del mattino – ha avuto l’ardire di chiedere: “Come si è svegliato il paese?”. Con la sveglia, avrei risposto io).

Legalmente, si dovrebbe parlare di “soppressione” o “sottrazione” di cadavere (articolo 411 cp, pena da 2 a 7 anni).

È certo che un cadavere non si può “rapire” (come dice Rep), “rubare” (Corriere, Gazzetta e Giornale non è un oggetto), “trafugare” (ossia “portare via qualcosa” sul Fatto).

Molti giornali si dilettano poi a ricordare i precedenti, citando Charlie Chaplin (salma ritrovata 15 giorni dopo), Serafino Ferruzzi (mai ritrovata), Enrico Cuccia (ritrovata), Raffaele Bagni (3 anni, figlio del calciatore Salvatore: mai ritrovata). Salvatore Matarrese (rinvenuta tre giorni dopo).

Nessuno cita l’episodio più clamoroso di sottrazione di cadavere nel nostro Paese: quello di Benito Mussolini. Il corpo del Duce, dopo l’autopsia, fu seppellito nel Cimitero Maggiore di Milano. Non aveva lapidi ma solo un numero: 384. Il 23 aprile del 1946 tre esponenti del Partito Democratico Fascista (tra cui Domenico Leccisi), sottrassero il cadavere. Qualcuno ipotizzo sarebbe arrivata una richiesta di riscatto e invece il 7 maggio consegnarono il “corpo del capo” ai Frati Minori dell’Angelicum di Milano. Il 12 agosto 1946 la salma venne restituita al Questore di Milano e da questi alla famiglia Mussolini che decise la sepoltura a Predappio, paese natale del Duce.

Leccisi, dopo la sottrazione del cadavere di Mussolini, divenne un personaggio noto: fu eletto deputato dell’Msi nella seconda e terza legislatura repubblicana. Dal 1963, per contrasti ideologici, non gli fu più rinnovata la tessera del Partito. Si oppose comunque alla trasformazione dell’Msi in An. E’ morto due anni fa a Milano.

Tra 100 anni, se e quando morirà, per l’attuale Presidente del Consiglio dei Ministri, i rischi di sottrazione di cadavere saranno molto ridotti. Come ricorda un passaggio di “Quando c’era Silvio”, il film-documentario di Enrico Deaglio, Ruben Oliva e del mai dimenticato Beppe Cremagnani:

http://www.youtube.com/watch?v=aF5IiA7qVN0

Ad maiora

Attentato di Mosca: l’ipocrisia globale

Pubblico qui di seguito l’articolo-sfogo dell’amico Massimo Ceresa sull’attentato che ieri ha provocato 35 vittime nell’aeroporto internazionale di Mosca. Oggi gli investigatori parlano di un maschio kamikaze. E’ più che probabile sia di origine caucasica. Ma la matrice e’ stata affibiata prima ancora che fossero identificati tutti i corpi.
Ceresa invita anche a riflettere su cosa sta dietro questi terribili e deprorevoli attentati.
Ad maiora.
………………………..

Leggo la notizia dell’attentato all’aeroporto Domodedovo di Mosca sul sito dell’Ansa e penso: «Ci ri-siamo». Ci ri-siamo, adesso ci toccherà subire due giorni (perché oggi più di due giorni non si parla degli attentati che pure producono decine di morti -evidentemente ci siamo abituati!) di articoli e servizi sul terrorismo ceceno, sulle vedove nere e via dicendo. Tutte parole vuote che nessuno (a parte rarissime eccezioni) si preoccupa di spiegare, raccontare, analizzare. In buona sostanza si dice: c’è stato un attentato; è stata ritrovata la testa mozzata dell’attentatore. Immaginate in che razza di condizioni debba trovarsi quella testa sotto la quale c’erano 7 chili di tritolo… Eppure da quella testa carbonizzata la polizia russa (e tutta la stampa dietro) riesce ad individuare subito i tratti somatici di un caucasico o forse di un arabo (sic!). D’altronde è la stessa cosa dire “caucasico” o “arabo” (prendete Kadyrov e Bin Laden: due gocce d’acqua!).
Non solo. Non mancano gli articoli che citano Tolstoj e il suo Prigioniero del Caucaso e via dicendo… Forse anziché citare Tolstoj (che comunque non era l’ultimo degli stronzi) farebbero meglio ad aggiornarsi e magari leggere un Kurkov che nel suo Angelo del Caucaso dà una lettura più realistica della situazione odierna nel Caucaso settentrionale. Chiedere poi alla carta stampata e alla televisione di citare Anna Politkovskaja e le sue testimonianze, mi rendo benissimo conto, sarebbe francamente troppo!
Il bombarolo era un uomo, mezzo caucasico mezzo arabo, tra i 30 e 40 anni. Un pazzo wahhabita (leggi: fondamentalista islamico) che vuole l’indipendenza della Cecenia dalla Federazione Russa, punto e basta. Più o meno. Ah, naturalmente saranno riportate anche le dichiarazioni di un Presidente che rassicurerà i Russi e il mondo intero che “i responsabili saranno presto assicurati alla giustizia”. Lui e il suo predecessore, ora primo ministro, lo avevano detto anche in occasione degli omicidi di Politkovskaja, Estemirova, Markelov e compagnia bella. Solo che, in questi ultimi casi, siamo ancora a carissimo amico, mentre nel caso dell’attentato di ieri, l’attentatore è morto e, quindi, a quale giustizia vuoi assicurarlo, se non a quella divina, se esiste…
Allora, per correttezza, per verità, sento di dover aggiungere due righe. Non a giustificazione dell’attentatore che è e resta un vile codardo, ma per sprovare piegare che razza di persone di sono questi kamikaze.

Cecenia oggi. Secondo l’ultimo rapporto di Memorial (settembre 2010) sebbene dagli inizi del 2007 fino alla prima metà del 2008, sembrava che la pace e la stabilità fossero state raggiunte in Cecenia, anche se al prezzo di gravi violazioni dei diritti umani, tuttavia a partire dalla fine del 2008 è risultato evidente che era stato prematuro parlare di stabilità nella Repubblica. Nell’estate del 2009, in Cecenia si è verificato il maggior numero di perdite tra le forze dell’ordine degli ultimi anni. Nel 2009 sono stati commessi in Cecenia una serie di attacchi terroristici, anche attraverso l’utilizzo di attacchi kamikaze. Alla fine dell’estate i ribelli hanno dimostrato la loro forza. Un esempio lampante è stato l’attacco notturno del 29 agosto portato contro la casa del Presidente Kadyrov nel villaggio di Tsentoroy, dove era in visita in quel momento. Per ovvi motivi, questo villaggio era stato fino ad allora considerato il posto più sicuro della Cecenia.
Il regime totalitario di Kadyrov è basato sull’uso della forza e del terrore: gli agenti di polizia rapiscono le persone sospettate di essere in contatto con i ribelli, e si macchiano anche di altri delitti come dare alle fiamme le case dei parenti dei ribelli, fino ad arrivare ad esecuzioni extragiudiziali. Questo arbitrario utilizzo della forza è sempre più in aumento e sta divenendo sempre più sfrontato e provocatorio, e ha dato luogo ad una nuova resistenza. I giovani stanno di nuovo raggiungendo i ribelli nelle montagne.
Anche le Ong presenti a Grozny hanno subito negli ultimi mesi gravissime perdite: dopo l’uccisione di Natal’ja Estemirova, Memorial ha dovuto mettere in sicurezza i suoi uomini più importanti, perché gravemente minacciati dai kadyrovcy (gli aguzzini del Presidente Kadyrov): una sorte toccata al capo della stessa Estemirova, Shakhman Abdulatov, in attesa di ricevere un passaporto della libertà dal Parlamento Europeo, e ad Akmed Gisaev a cui proprio in questi giorni la Corte Europea dei Diritti dell’uomo ha riconosciuto un risarcimento di 55.000 euro per danni morali, ai danni della Federazione Russa. Akhmed Gisaev era stato rapito il 23 ottobre del 2003, dalla sua casa di Groznyj da militari russi. Da questi era stato portato in una “prigione segreta” (un luogo di detenzione illegale) dove era stato brutalmente torturato per due settimane affinché desse informazioni sui militanti ceceni. Gisaev è stato liberato il 7 novembre 2003, dopo che la sua famiglia aveva pagato 1.500 dollari di riscatto, con bruciature e lividi su tutto il suo corpo.
La Cecenia e Groznyj oggi appaiono un Paese ed una capitale dai due volti. Groznyj ha l’aspetto di una città completamente ricostruita, messa a nuovo. Il resto è l’immagine di “un Paese in cui la corruzione, l’islamizzazione forzata e l’omicidio mirato sono l’orizzonte di un quotidiano terrore”, per citare Jonathan Littell. Sì, Ramzan Kadyrov per i più è “l’edificatore”: si sta portando a termine un grande piano edilizio, si assegnano alloggi, ci sono parchi dove giocano i bambini, spettacoli, concerti, tutto sembra normale, ma di notte… la gente scompare. A Groznyj o si è con Ramzan o si è contro di lui. E per chi è contro di lui non c’è spazio né in Cecenia né altrove (i suoi sicari sono arrivati a far fuori i suoi nemici in Europa come in Medio Oriente).

Allora può essere che i mezzi persuasivi del Presidente non piacciano a tutti i Ceceni, specie a quelli che magari li hanno subiti più o meno direttamente.

Il regime politico autoritario, infrange pesantemente i diritti umani, ma gode anche del supporto delle autorità federali. “E’ un regime fondato sul potere personale, sulla violenza, sulla corruzione e sul carattere ufficiale dell’ideologia autoritaria, inculcata per mezzo di un continuo “lavaggio del cervello”. Nocciolo di questa ideologia è il culto di R. Kadyrov e la propaganda delle “tradizioni nazionali”, ripensate rozzamente in funzione degli interessi del regime” (http://www.progettohumus.it/public/forum/index.php?topic=1133.0).

Oppure può essere che non tutti intendano piegarsi al sistema di corruzione che coinvolge il sistema della Repubblica Cecena in qualsiasi settore. “La corruzione è un elemento fondamentale dell’appartenenza della Repubblica Cecena alla Federazione Russa. Caratteristica della corruzione cecena è il suo carattere manifesto e globale. Nessuno la nasconde o la combatte. E’ un elemento imprescindibile per l’assunzione a una carica pubblica, per la concessione di un’abitazione comunale, per ottenere un finanziamento, una compensazione, un aiuto sociale, un servizio pubblico, per accedere all’istruzione superiore e, di conseguenza, priva chiunque non abbia i mezzi economici per pagare, quindi le fasce più deboli, dei suddetti benefici”. (http://www.progettohumus.it/public/forum/index.php?topic=1133.0)

E allora può essere che queste persone alle quali non piacciono i mezzi coercitivi del Presidente o che non desiderino piegarsi al regime della bustarella, decidano di abbandonare il bel paese delle apparenze per le montagne. Chiaro, ci sarebbero altri modi per essere utili al proprio Paese, ma non tutti possono lavorare nelle Ong, non tutti possono spendere il proprio tempo nel volontariato e molti di loro sono stati troppo duramente colpiti dal regime, con la perdita di un padre, di un fratello o lo stupro di una sorella e via dicendo. “E allora perché no, mi faccio wahhabita e combatto il tiranno dalle montagne, assalgo il parlamento di Groznyj, mi riempio di tritolo e faccio saltare la metropolitana o l’aeroporto di Mosca. Almeno così il mondo capisce il mio disagio. Almeno così Mosca e il mondo capiscono che in Caucaso vige un regime di calma apparente e siamo tutti alla mercé di un despota… Almeno così…”.

Ma la Russia e il resto del mondo, invece, non capiscono (o fingono di non capire) e i mezzi di informazione, pecoroni, (si direbbe a Roma) dietro!

Massimo Ceresa