Benito Mussolini

Dagli Amici miei (italiani) mi guardi Iddio…

Quando la scorsa settimana il Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana è andato a Tunisi e ha espresso sentimenti di “amicizia” verso la nuova dirigenza tunisina, quelli saranno sbiancati.

Siamo un Paese che (dai vertici fino agli strati più bassi) corre perennemente in soccorso al vincitore, passa il tempo a domandarsi quale possa essere il carro vincente.

Ricordo una fantastica striscia di Andrea Pazienza dove Pertini (Pert) si stupiva di tutti gli ex fascisti riciclati nella repubblica. D’altronde fino a poche settimane prima della fine del fascismo, le piazze erano piene e adoranti verso il Duce.

Successe anche a Craxi, mille anni dopo. Prima incensato poi preso a monetine.

Accade anche con gli allenatori di calcio. Lippi, tornato come salvatore dell’italica patria del pallone, poi liquidato dopo l’imbarazzante gita sudafricana. Ma pure Leonardo, passato in quattro-giorni-quattro da essere l’uomo giusto per galvanizzare l’Inter a una specie di pippa seduta al posto sbagliato.

È lo stesso film che ha visto protagonista anche il leader di Futuro e libertà, Gianfranco Fini: fino a che sembrava indirizzato alla vittoria, aveva frotte di parlamentari (ma anche militanti) pronti a giurargli fedeltà. Alla prima (pesante) sconfitta è stato un fuggi-fuggi. E sì che a destra erano quelli di  “onore e lealtà”… Devono davvero essere cambiati i tempi.

I tunisini – dicevamo – saranno sbiancati alle parole del cd-premier-italiano perché il trattato di amicizia con la Libia (votato praticamente all’unanimità dal parlamento italiano, tuttora in vigore) è lì a testimoniare che, anche a livello di amicizie interazionali, meglio perderci che trovarci.

In Francia non hanno ancora dimenticato di quando, nella Seconda Guerra, gli dichiarammo guerra mentre stavano per soccombere ai nazisti. Coi quali entrammo in guerra solo perché convinti di una rapida vittoria (Franco, più astuto di Mussolini, non commise quell’errore e rimase in sella fino alla fine dei suoi giorni).

Semmai Gheddafi cadesse per davvero (al momento si sta andando verso una sorta di Somalia nel Mediterraneo, altra nostra ex colonia frutto di un successo targato Onu e Usa), l’incontro coi nuovi governanti dovrebbe, da parte loro, rispecchiare – in vista di possibili accordi economici – le parole  che (nel magnifico Amici miei, pure quello mandato in vacca in ‘sti giorni) il professore Sassaroli rivolge all’architetto Melandri che ha una relazione con sua moglie: “Vede, è tutta una catena di affetti che né io né lei possiamo spezzare. Lei ama mia moglie. Mia moglie è affezionata alla bestia, il cane Birillo, che mangia un chilo di macinato al giorno, un chilo e mezzo di riso e ogni mattina bisogna portarlo a orinare alle 5 sennò le inonda la casa. Birillo adora le bambine. Le bambine sono attaccatissime alla governante, tedesca, due anni di contratto, severissima, in uniforme. Insomma, chi si prende Donatella si prende per forza tutto il blocco”.

Tutto il blocco lo stiamo già prendendo ora. Magari aiuta elettoralmente però.

Vedremo.

Ad maiora.

Sottrazione di cadavere: dal Duce a Mike

Rapita la salma di Mike Bongiorno”. Repubblica

Rubata la salma di Mike”. Corriere della sera

L’affronto a Mike: trafugata la salma”. Fatto quotidiano.

L’ultimo oltraggio a Mike, rubata la salma”. Il Giornale.

Incredibile: una banda ha rubato il corpo di Mike”. La Gazzetta dello sport.

Sono i titoli dei principali quotidiani su quanto scoperto ieri al cimitero di Arona (dove stamattina il Gr1 aveva un inviato, cui il conduttore – ore 7 del mattino – ha avuto l’ardire di chiedere: “Come si è svegliato il paese?”. Con la sveglia, avrei risposto io).

Legalmente, si dovrebbe parlare di “soppressione” o “sottrazione” di cadavere (articolo 411 cp, pena da 2 a 7 anni).

È certo che un cadavere non si può “rapire” (come dice Rep), “rubare” (Corriere, Gazzetta e Giornale non è un oggetto), “trafugare” (ossia “portare via qualcosa” sul Fatto).

Molti giornali si dilettano poi a ricordare i precedenti, citando Charlie Chaplin (salma ritrovata 15 giorni dopo), Serafino Ferruzzi (mai ritrovata), Enrico Cuccia (ritrovata), Raffaele Bagni (3 anni, figlio del calciatore Salvatore: mai ritrovata). Salvatore Matarrese (rinvenuta tre giorni dopo).

Nessuno cita l’episodio più clamoroso di sottrazione di cadavere nel nostro Paese: quello di Benito Mussolini. Il corpo del Duce, dopo l’autopsia, fu seppellito nel Cimitero Maggiore di Milano. Non aveva lapidi ma solo un numero: 384. Il 23 aprile del 1946 tre esponenti del Partito Democratico Fascista (tra cui Domenico Leccisi), sottrassero il cadavere. Qualcuno ipotizzo sarebbe arrivata una richiesta di riscatto e invece il 7 maggio consegnarono il “corpo del capo” ai Frati Minori dell’Angelicum di Milano. Il 12 agosto 1946 la salma venne restituita al Questore di Milano e da questi alla famiglia Mussolini che decise la sepoltura a Predappio, paese natale del Duce.

Leccisi, dopo la sottrazione del cadavere di Mussolini, divenne un personaggio noto: fu eletto deputato dell’Msi nella seconda e terza legislatura repubblicana. Dal 1963, per contrasti ideologici, non gli fu più rinnovata la tessera del Partito. Si oppose comunque alla trasformazione dell’Msi in An. E’ morto due anni fa a Milano.

Tra 100 anni, se e quando morirà, per l’attuale Presidente del Consiglio dei Ministri, i rischi di sottrazione di cadavere saranno molto ridotti. Come ricorda un passaggio di “Quando c’era Silvio”, il film-documentario di Enrico Deaglio, Ruben Oliva e del mai dimenticato Beppe Cremagnani:

http://www.youtube.com/watch?v=aF5IiA7qVN0

Ad maiora

Avanti! L’Avanti

Subito dopo averne visto in azione il direttore-editore Valter Lavitola tra Montecarlo e Santa Lucia, era intervenuto Roberto Biscardini della direzione del Psi. Una precisazione a suon di l e punti esclamativi: “E’ da anni che la gloriosa testata del PSI Avanti! è infangata dalla presenza di un giornale di area berlusconiana che si chiama L’Avanti diretta da Valter Lavitola. Una testata apocrifa che gode di ingenti finanziamenti pubblici e che tutti credono che sia l’organo ufficiale del Partito Socialista Italiano. Per cavilli burocratici non siamo ancora riusciti ad ottenere la chiusura di questa testata. Chiediamo almeno agli organi di stampa di dare di questa testata notizie corrette. Il PSI con L’Avanti con la L non c’entra.”

Oggi, sulle colonne del Corriere della sera, interviene uno storico giornalista di area socialista come Alberto La Volpe (già direttore del Tg2, poi sottosegretario prodiano e dalemiano). Si appella ai socialisti del Pdl, in particolare a Stefania Craxi e Fabrizio Cicchitto, perché “convincano il loro leader a far cessare questo sconcio”. E conclude (lui che nel cognome ha l’animale che nelle favole viene considerato il più furbo) con una citazione – animalesca – del grande Trilussa: “Forse ‘ste bestie non mi capiranno ma provo armeno la soddisfazione de pote’ di’ le cose come stanno”.

Il quotidiano socialista, fondato nel 1886 e diretto ai tempi da Leonida Bissolati, è stato diretto anche da Claudio Treves, Pietro Nenni, Riccardo Lombardi, Sandro Pertini, Bettino Craxi, Ugo Intini e Antonio Ghirelli. Ma anche dall’allora socialista Benito Mussolini.

Travolto da Tangentopoli, è stato chiuso nel 1993.

Ora è ripartito con la stessa grafica e con una L in più. Ha anche un aggiornato sito internet: http://www.avanti.it/

Ad maiora. Anzi, Avanti!