talent show

La Tv partecipata: coinvolgere per fidelizzare

Tra i tanti tormentoni di cui mi occupo nelle mie lezioni in Statale, c’è anche quello su come la nuova televisione interagisca con il pubblico. Proprio sulle finalità di questa interazione si occupa la tesi di Riccardo Allegro, in discussione in questi giorni all’Università degli studi di Milano.

Il protagonismo degli spettatori nasce col telecomando ed è proprio. Col telecomando che spesso le tv satellitari (a pagamento: in grado di azzoppare gli 80 euro renziani) insistono per invitare i loro “clienti” a scegliere – chissà poi perché – il migliore in campo. Via telefono (altro strumento  sul quale la tv si basa ancora, ispirata in questo dalla radio) si possono votare i protagonisti dei reality o dei talent show.

L’obiettivo di tutto questo, spiega Allegro nel suo interessante lavoro, non è il coinvolgimento in sé dei telespettatori, ma una loro fidelizzazione. Come con le tessere dei supermercati. State con noi, stiamo tutti insieme, è tanto bello! Questo il messaggio che resta sullo sfondo e che nasconde l’intenzione di vendere (mese per mese) il network. Sfruttando anche le potenzialità dei social network.

Il pubblico si sente protagonista e continua a pagare. Si illude di contare.

Ma conta solo perché paga.

Ad maiora

La storia del varietà. Dalla commedia dell’arte all’intrattenimento in televisione

Come è cambiato il varietà nella tv italiana? E’ la domanda che si è posta Sabrina Chiara Noris per realizzare la sua tesi alla Statale di Milano.

Uno studio partito dal passato dalla commedia dell’arte per capire, passo passo, cosa sia diventato l’intrattenimento i Italia. Dal teatro di varietà alla rivista, dall’avanspettacolo al cabaret. In tv si è passati invece dall’intrattenimento di Antonello Falqui a quello di Enzo Trapani, fino ad arrivare a Drive In.

Negli ultimi anni il varietà è andato sempre più caratterizzandosi con i conduttori, veri one-man-show capaci di attrarre e di dividere, di farsi vedere e far discutere: da Celentano a Fiorello.

Per il futuro la Noris pensa a un ibrido che metta insieme reality, talent e talk show. E’ proprio il caso di dire: staremo a vedere.

Ad maiora