Serbia

Arrestato il capo ultra’ serbo. Ivan, classe 1389

E’ stato arrestato alle tre del mattino Ivan Bogdanov, 29 anni, capo degli ultrà serbi (e della Stella Rossa), quello che ieri sera a Marassi era seduto sulla balaustra. Da lì bruciava bandiere albanesi e lanciava grida di battaglia.

La polizia lo ha trovato nascosto nel vano motore del pullman dei tifosi serbi che stava facendo rientro a Belgrado. E’ stato riconosciuto per la data incisa sull’avambraccio: 1389.

Su quella data, l’amico e collega Marco Braghieri ha, nottetempo, scritto queste considerazioni:

1389. Un numero, un tatuaggio. Il serbo che si è arrampicato sulla recinzione del Luigi Ferraris lo porta su un braccio. Ha un passamontagna da cui spuntano gli occhi azzurri, taglia la rete con una cesoia. Incita quelli che lo guardano, dagli spalti. Ma cosa significa 1389? È una data, una di quelle che i serbi considerano centrali nella loro storia. La data della battaglia della Piana dei Merli. Regno di Serbia da una parte, sultanato dei Turchi dall’altra. La sconfitta porterà, settanta anni dopo, alla dissoluzione dell’impero di Stefano Uros V. Praticamente tutta la nobiltà serba verrà uccisa.

Duijzings, in Religione e politica dell’identità del Kosovo, scriverà “la maggior parte della storiografia serba sostiene che dalla Battaglia del Kosovo i Serbi hanno subito centinaia di anni di oppressione da parte dell’impero Musulmano”. Per il vescovo Amfilochije Radovic, metropolita del Montenegro fu “il Golgota del popolo serbo… la perdita del regno terrestre, transeunte e conquista dell’eterno regno celeste”.

E davanti a centinaia di migliaia di persone, il 28 giugno 1989, il neo presidente serbo Slobodan Milosevic, pronunciò un discorso, proprio dalla Piana dei Merli, per il seicentesimo anniversario della battaglia. Iniziava così: “La Serbia, dopo molti anni, dopo molte decadi, ha riottenuto la sua integrità statale, nazionale, e spirituale”. Un’unità ottenuta togliendo al Kosovo l’autonomia concessa nel 1974. Era l’inizio del nazionalismo serbo, di quella che poi sarebbe stata la guerra jugoslava. Quasi un anno più tardi, il 13 maggio 1990, si doveva giocare Dinamo Zagabria contro Stella Rossa di Belgrado. La partita non fu mai disputata, a causa di scontri fra le tifoserie. “Jugoslavia, calcio violento” titolava Repubblica. A venti anni di distanza, la serata di Genova. Con i serbi incitati da un ultrà col 1389 tatuato sul braccio.

Non è un particolare.

 

Sul 1389 consiglio la lettura di “Tre canti funebri per il Kosovo” di Ismail Kadaré. Penso lascerebbe a bocca aperta anche Ivan (il terribile).

Ad maiora

Gli ultrà serbi, attivi da anni

I podromi della dissoluzione jugoslava iniziarono allo stadio. Con gli scontri fra ultrà serbi e croati. Il 13 maggio 1990 quando gli scontri a Zagabria tra gli ultrà della Dinamo e della Stella Rossa di Belgrado diedero il la alla fine dello Stato degli slavi del sud.

E durante il conflitto fu proprio tra le curve che vennero raccattati molti dei peggiori tagliagola. Arkan (poi assassinato, ma salutato da striscioni laziali all’Olimpico) che era un capo-curva, reclutò le sue tigri tra i più facinorosi ultrà.

Anche gli incidenti di qualche giorno fa a Belgrado contro il gay pride sono stati animati dagli ultrà, dove si concentrano i più fanatici nazionalisti rimasti attivi anche dopo il conflitto.

Quanto sta  accadendo stasera al Marassi, a differenza di quanto avvenuto domenica a Belgrado, allontana di mille miglia la Serbia dal consesso europeo. Purtroppo.

Ad maiora.

Ps. Anche se non è stato capito dai telecronisti, i giocatori serbi sono andati sotto la curva mostrando le tre dita non indicavano il rischio del 3 a 0 a tavolino, ma il saluto serbo. Che si immagina sia in qualche modo legato alla Trinità.

Gli scontri al Gay Pride avvicinano Belgrado all’Europa

Potrà sembrare difficile da credere. Ma quel che è successo oggi a Belgrado avvicina la Serbia all’Unione europea. Dopo l’arresto di Karadzic, il fatto che il governo di Belgrado abbia consentito e difeso il gay pride, fa ulteriormente migliorare la sua immagine agli occhi di Bruxelles.

Eppure gli scontri tra gruppo nazionalisti e forze di polizia che hanno sconvolto la domenica della capitale serba sono stati di una violenza inaudita. 102 feriti tra i poliziotti, 22 tra i manifestanti, molti dei quali avranno sicuramente evitato di farsi curare per non incappare nei controlli.

Una sede del Partito democratico (lì è al governo) data alle fiamme e persino un blitz nel parlamento serbo.

In mille hanno protestato così contro la giornata dell’orgoglio omosessuale che si teneva in città (aspettiamo con ansia che succeda anche a Mosca, ora che l’omofobo sindaco Luzkhov è stato rimosso).

In piazza contro il raduno gay, centinaia di ultrà che gridavano “morte agli omosessuali”. In piazza Slavija gli scontri più violenti, con pullman, auto e negozi danneggiati, malgrado il dispiegamento di cinquemila agenti.

Proprio questo sforzo potrebbe essere premiato dalla Ue che il 25 ottobre si riunirà a Lussemburgo per esaminare la candidatura serba.

Ad opporsi più strenuamente all’ammissione serba, gli olandesi. Vorranno forse ripulirsi la coscienza. L’enclave di Srebrenica, nella Bosnia serba, durante la guerra, era stata affidata proprio a soldati olandesi. Che brindarono con Mladic (tuttora latitante) prima che le truppe di quest’ultino sterminassero 8.372 abitanti della piccola cittadina.

Un generale americano (John Shehaan) qualche mese fa accusò i soldati olandesi di essere stati troppo accondiscendenti in quel frangente perché nelle sue truppe c’erano troppi omosessuali.

Meglio non farlo sapere però ai nazionalisti serbi.

Ad maiora.

La nazionale serba affidata a una leggenda della Stella Rossa

“Non cambiero’ troppo la formazione di Radomir Antic”, queste le prime parole del nuovo allenatore della nazionale serba Vladimir Petrovic, messo in sella due giorni fa dopo l’esonero di Antic.

Ai Mondiali sudafricani la Serbia era partita bene, battendo la Germania, ma era poi miseramente affondata, non superando il turno di qualificazione. Ne’ piu’ ne’ meno come la nazionale azzurra. E infatti Lippi e’ stato cacciato su due piedi (persino prima dell’eliminazione, a dire il vero).

Antic era stato invece riconfermato, ma sotto schiaffo, una mannaia pronta a scattare al primo errore. La Serbia e’ nello stesso girone di qualificazione degli Europei dell’Italia. Ha battuto le Far Oer e poi ha pareggiato (1-1) con la Slovenia. Tanto e’ bastato per far licenziare Antic. La nazionale serba ora affrontera’ prima l’Estonia e poi l’Italia e sara’ guidata da Petrovic.

Classe 1951, belgradese, Petrovic e’ uno dei tanti ottimi prodotti della Stella Rossa di Belgrado. In quella formazione ha militato per 10 anni, giocando piu’ di 500 partite, segnando 49 gol, vincendo quattro campionati jugoslavi. E’ stato eletto nel 1980 miglior giocatore serbo dell’anno.

Come allenatore Petrovic non vanta gli stessi successi. Ha vinto, sempre con la Stella Rossa, la Coppa dei Campioni, ma era vice allenatore (a Bari, contro l’OM, che aveva eliminato il Milan di Sacchi). Ha poi guidato la nazionale Under 21 (sconfitta dall’Italia nella finale degli Europei 2004), e la squadra cinese del Dalian Shide. Dopo aver vinto il campionato nazionale con quella squadra, e’ stato messo alla guida della Cina, esonerato dopo la mancata qualificazione ai Mondiali 2010.

Tornato alla Stella Rossa vi e’ rimasto una sola stagione per approdare al Timisoara.

Ora gli affidano della Nazionale. Una nuova – ardua – scommessa per una delle leggende serbe del calcio. E forse non e’ vero che non cambiera’ niente nella squadra. Sembra pronto a richiamare in servizio Vladimir Stojkovic.

A Mitrovica scontri etnici anche per il tennis

Qualche post fa raccontavo del fatto che il neojuventino Krasic (oggi autore di un assist nel momentaneo 2-1 per la sua squadra, che poi finirà per pareggiare per 3-3 con la Samp) fosse un serbo di Mitrovica. La cittadina kossovara e’ divisa in due dal fiume Ibar che separa le due comunità: la serba a nord, l’albanese a sud.
Nelle ultime ore, eventi sportivi hanno fatto da detonatore per nuovi scontri interetnici che hanno provocato sei feriti (tra loro, un poliziotto francese).
Si e’ iniziato dopo la sconfitta serba nella semifinale mondiale di basket maschile che si e’ giocata a Istanbul. Finisce 83-82 per la Turchia (guidata dal mitico Tanjevic) che vince grazie a una canestro di Tunceri a 5 secondi dalla fine.
I serbi tra poco sfideranno la Lituania mentre i turchi se la vedranno, in finale, con i quasi imbattibili statunitensi.
Un evento sportivo che ha provocato reazioni nella città divisa in due. Centinaia di giovani albanesi sono scesi in strada per festeggiare la sconfitta serba (e la vittoria turca, erede di quell’impero che li islamizzo’). Si sono schierati lungo il fiume a scandire slogan anti serbi. Dall’altra parte non se lo sono fatto dire due volte e si sono messi, a loro volta, lungo la “loro” sponda del fiume. E’ iniziata una sassaiola, seguita da un tentativo di gruppi di albanesi di attraversare il fiume e raggiungere il settore avversario. Respinti dai serbi e dalla polizia, locale ed europea.
La calma e’ durata solo poche ore. Nel cuore della notte la vittoria del tennista serbo Novak Djokovic che agli Us Open ha battuto lo svizzero Roger Federer (e che se la vedrà in finale con lo spagnolo Rafa Nadal) ha scatenato nuovi incidenti.
E’ stata infatti la volta dei giovani serbi a scendere in strada a festeggiare la vittoria del loro “compatriota” e a inneggiare alla loro madrepatria. Gruppi di albanesi hanno iniziato una fitta sassaiola. Gli scontri sono stati bloccati dall’intervento della polizia europea (la missione si chiama Eulex) che ha sparato lacrimogeni.
Stanotte la finale tennistica negli Usa potrebbe provocare nuovi incidenti sia che vinca il serbo sia lo spagnolo (paese che, per timore della secessione basca, non ha riconosciuto l’indipendenza di Pristina).
Scontri “sportivi” che nascondono tensioni politiche dopo che Belgrado ha avviato trattative con Bruxelles sull’indipendenza del Kosovo (divenute inevitabili dopo che la Corte di giustizia internazionale non l’ha giudicata illegale).
Al momento il Kosovo e’ riconosciuto da 69 stati su 192 rappresentati all’Onu e da 22 su 27 della Ue.