Ramzan Kadyrov

CINQUE ANNI SENZA ANNA POLITKOVSKAJA

Cinque anni passati invano. O forse no. Anna Politkovskaja ci è stata tolta cinque anni fa. Assassinata mentre, come tante donne di questo mondo, finito di lavorare, “faceva la massaia”, ossia la spesa.

Il presidente ceceno Kadyrov – dopo che Anna era stata uccisa – ha detto che avrebbe fatto meglio a restare a casa a fare la casalinga. La Politkovskajalo definiva “idiota”. E in effetti l’uomo forte voluto da Putin (e non rimosso dal pavido Medvedev) ignora che le donne riescono a fare più cose contemporaneamente. E spesso le fanno meglio di noi uomini. Una qualsivoglia donna cecena, ne sono certo, saprebbe guidare la Cecenia meglio di quanto faccia Kadyrov. Magari quella El’sa Kungaeva, uccisa da un ufficiale russo, in caserma. El’sa in questi giorni avrebbe compiuto 29 anni.  La Politkovskaja si batté perché il suo assassino, Jurij Budanov, fosse condannato. Con lei, solo i famigliari di Elsa e il loro avvocato, Stanislav Markelov. Ora sono tutti morti, Elsa, Anna, Stanislav e pure il colonnello assassino (e forse stupratore, almeno a leggere l’autopsia, non il verdetto dei giudici), ammazzato pochi mesi fa a Mosca, dopo solo 8 anni di cella. A questa terribile e esemplificativa storia l’associazione Annaviva ha dedicato uno spettacolo teatrale (El’sa K.) in scena a Milano proprio nel quinto anniversario dell’omicidio Politkovskaja (senza colpevoli, malgrado i recenti arresti):

https://andreariscassi.wordpress.com/2011/09/26/elsa-k-678-ottobre-in-scena-a-milano/

Cinque anni passati invano. Senza la Politkovskaja e con Putin che torna al Cremlino. Lui d’altronde, il giorno dell’omicidio di Anna, compie gli anni, brinda insieme ai suoi sostenitori. Che sono però un po’ meno del passato. Il prezzo del barile è altalenante. E se la tv è stabilmente sotto controllo, la rete internet è ancora libera.

Cinque anni non sono in realtà passati invece invano, pensando che chi voleva mettere per sempre a tacere Anna non è riuscito nell’intento.  La Politkovskaja continua a parlare attraverso tutti coloro che non hanno lasciato cadere il suo testimone. A  Mosca, come a Londra, a Barcellona come a Milano. Nessuno l’ha davvero potuta dimenticare.

Ad maiora

OMICIDIO ESTEMIROVA: DUE ANNI DI INDAGINI, ZERO RISULTATI

Molti colleghi farebbero bene a riprendersi in mano i giornali di un anno fa esatto. Era il primo anniversario dell’omicidio di Natalija Estemirova nel Caucaso. Poche ore prima il presidente russo Medvedev aveva dichiarato che era stato individuato il killer della collaboratrice di Memorial e della Novaja Gazeta. Stampa e siti (forse anche qualche tv) rilanciarono senza dubbio alcuno quella dichiarazione propagandistica. “Estemirova: individuato il killer”, suonavano più o meno tutti così i titoli. Senza un punto di domanda. Che oggi, secondo anniversario dell’omicidio (impunito, ovviamente) diventa grande come una casa. E ha generato altri punti di domanda.
Se avevano individuato il killer, dov’è ora? Come è che non è in carcere?
Come è che non viene diffuso l’identikit? Per non danneggiare le indagini? Come se non fossero già danneggiate da chi ha venduto la pelle dell’orso (simbolo peraltro di Russia Unita, il Partito al potere) senza prima averlo catturato. Certo che, nel flusso continuo e costante di “notizie” la politica dell’annuncio basta a rassicurare l’opinione pubblica.
L’ong russa Memorial ha consegnato ieri al Cremlino un documento nel quale accusa gli investigatori di aver lavorato male su questo caso, di aver voluto coprire qualcuno, ragionevolmente vicino al presidente ceceno (filo russo) Ramzan Kadyrov:
http://www.rferl.org/content/rights_groups_russia_estemirova_murder/24265390.html
D’altronde, l’Estemirova fu rapita il 15 luglio 2009 a Grozny, Cecenia, e trovata assassinata in Inguscezia, cinque posti di blocco più in là. Difficili da superare con un ostaggio a bordo.
A due anni dall’assassinio della collega, siamo ancora qui a chiedere giustizia.
Ad maiora.

20110715-075058.jpg

Oleg Orlov di Memorial

Omicidio Estemirova: finirà per pagare solo Orlov?

In attesa che, a quasi due anni dal suo omicidio, la giustizia russa trovi chi ha assassinato la giornalista (e attivista dei diritti umani) Natalija Estemirova, sta per arrivare a sentenza un processo parallelo.

A qualche giorno da quel terribile assassinio infatti, Oleg Orlov, capo di Memorial (una delle migliori ong russe, per la quale la stessa Estemirova lavorava) aveva accusato il presidente ceceno Ramzan Kadyrov di essere responsabile di quella morte.

Kadyrov l’ha querelato e ora, dopo un lungo processo, la procura ha chiesto al un tribunale di Mosca di comminargli una multa di 150 mila rubli.

Olov è accusato di calunnia e rischia una pena fino a tre anni di reclusione. Kadyrov spera ancora nel massimo della pena. Il leader di Memorial, in aula, non ha ritirato le sue affermazioni parlando di una responsabilità non diretta ma oggettiva. Sostenendo che è stato il clima creato dal giovane presidente ad aver lasciato mano libera a questi assassini.

La sentenza è prevista per martedì.

Il Parlamento europeo ha condannato il processo a carico di Orlov, che ha vinto il premio Sacharov per i diritti dell’uomo.

Sull’omicidio Estemirova si è ancora in attesa che (dopo le dichiarazioni propagandiste del presidente Medvedev di un anno fa: “Abbiamo individuato il killer”) qualcuno scopra chi l’ha rapita e assassinata.

E soprattutto per conto di chi.

Ad maiora.

Natalija Estemirova

Serata in ricordo di Natalija Estemirova

Venerdì sera (20 maggio) l’associazione Annaviva organizza una serata in in ricordo di Natalija Estemirova.

Ci troveremo dalle 20.45 alla Libreria Popolare di Via Tadino 18 a Milano.

La scorsa estate il prendente Medvedev annunciò che erano stati individuati i killer della giornalista russa uccisa tra la Cecenia e l’Inguscezia nel luglio 2009. La stampa di tutto il mondo (e anche la distratta politica internazionale) si accontentò di quella dichiarazione propagandistica. Sono passati dieci mesi e i killer, sempre che fossero stati veramente individuati, se ne vanno a spasso per la Federazione Russa o magari per l’Europa.

Assassinata a colpi di makarov 9 mm, la stessa arma che usarono per uccidere Anna Politkovskaja. Una pistola un tempo in dotazione alle forze armate sovietiche. Per Natalija come Anna, stranamente, non sono mai stati trovati gli esecutori materiali.

Le due giornaliste erano d’altronde attive sul fronte dei diritti umani ed erano invise a quel presidente ceceno (l’impresentabile Ramzan Kadyrov) grazie ai cui petrorubli si è assistita qualche giorno fa alla patetica partita di calcio che ha visto protagonista anche Maradona. Triste esempio di uno spettacolo globale del quale lo sport è uno dei principali motori.

Di questo e di altro parleremo venerdì sera a Milano. Ascoltando Fabrizio Ossino, che si è da poco laureato alla Sapienza di Roma con una tesi su come i media europei hanno coperto l’omicidio Estemirova.

Con imbarazzanti risvolti anche per il giornalismo nostrano.

Vi aspettiamo.

Ad maiora

In Cecenia torna la guerra

George Bush passerà agli annali per aver festeggiato (su una portaerei a stelle e strisce) la vittoria di una guerra – quella irakena – che non è ancora finita. Mission Accomplished, diceva l’assurdo striscione.

Qualche mese fa il Cremlino ha dichiarato conclusa l’operazione antiterrorimo, ossia la seconda guerra cecena, scatenata anche per favorire la maggiore visibilità possibile per l’allora sconosciuto candidato Vladimir Putin.

Da quando anche la missione russa è stata compiuta, in Cecenia (ma anche in Daghestan  e in Inguscezia) è successo di tutto.

Fino ad arrivare oggi a un assalto al parlamento ceceno, a Grozny, nella capitale, con morti e momentanea presa ostaggi. 13 persone sono rimaste ferite, mentre 4 agenti di sicurezza sono stati uccisi nell’attacco.

L’escalation di violenza d’altronde era nell’aria. Qualche settimana fa i ribelli ceceno avevano attaccato il villaggio natale del presidente Kadyrov, l’ex comandante dei gruppi paramilitari scelto da Putin per gestire il paese col pugno di ferro e il guanto di velluto, finanziato dai soldi russi.

Proprio Ramzan Kadyrov ha imbracciato il kalashnikov e ha guidando l’assalto contro i ribelli. Ribelli che devono venire da chissà dove, visto che alle ultime elezioni, Russia Unita, il partito di Putin e Medvedev, in questa repubblica “indipendente” ha raccolto il 99,9% dei voti.

I miliziani, che erano 4 o 5, sono stati uccisi, anzi “liquidati” come sono soliti dire le forze di sicurezza russe.

Li staneremo fin dentro i cessi, prometteva Putin. Ma nella pentola a pressione caucasica, di terroristi ne nascono – purtroppo – ogni giorno.

Ad maiora.