Primavera araba

A Strasburgo assegnato il Premio Sakharov alla Primavera araba

A Stasburgo, al Parlamento Europeo assegnato il Premio Sakharov 2011. È andato alla Primavera Araba.
Due soli i vincitori presenti nell’emiciclo prima, in sala stampa poi.

Asmaa Mhafouz, premiata col Sakharov 2011, ha fatto parte del movimento giovanile egiziano 6 aprile che ha organizzato scioperi e manifestazioni. Asmaa ha organizzato, durante la Primavera egiziana, una forma di protesta personale postando su Youtube, Facebook e Twitter notizie su quel che accadeva in piazza Tahir. È stata anche incarcerata.
Questo, in sintesi, quel che ha detto in conferenza stampa dopo aver ritirato il premio europeo a Strasburgo: “Il consiglio militare egiziano e’ subdolo. Siamo favorevoli all’esercito ma siamo contrari a una dittatura militare. Dopo la rivoluzione araba spero che ci possa essere libertà ovunque. Giornalisti, continuate a seguire quel che accade in Egitto.
Il popolo egiziano e arabo hanno dato l’esempio a tutto il mondo quest’anno.
Prima della rivoluzione, c’era un’immagine erronea dei musulmani.
Stereotipi: come il generalizzare il pensiero di alcuni gruppi di islamisti. Ciò ha fatto pensare che i comportamenti d alcuni estremisti fossero di tutti. L’islam è una religione di pace, che offre la possibilità di rispettare i diritti umani, la democrazia e le donne.
E poi ci si abbina sempre al terrorismo. E invece la nostra rivoluzione è stata assolutamente pacifica. Noi arabi sogniamo: pace, dignità e libertà. Sogniamo un mondo nuovo”.

Ahmed al-Zubair Ahmed al-Sanusi è stato per anni prigioniero politico in Libia. 31 anni nelle celle del regime per aver organizzato un fallito colpo di Stato contro Gheddafi. Liberato poco prima della rivoluzione libica, è ora membro del Consiglio nazionale transitorio.
Questo, in sintesi, ciò che ha detto in sala stampa: “I media (quelli europei e quelli arabi) hanno svolto un ruolo importante facendo luce sui crimini commessi dal regime di Gheddafi. Vanno ringraziati.
I giornalisti uccisi durante la rivoluzione libica sono stati martiri, che non portavano armi ma avevano uno strumento più forte: la verità.
Sono stati importanti testimoni oculari.
Noi in Libia per 42 anni abbiamo vissuto con ansia. Andavi a lavorare e non sapevi se saresti tornato a casa. Rischiavi l’arresto (anche per anni) per motivi futili. Sotto Gheddafi molti sono stati uccisi o imprigionati solo perché chiedevano la libertà.
Nelle prigioni di Gheddafi c’erano tanti innocenti. Io ci ho vissuto 31 anni. Ho subito torture e umiliazioni. Ma io e gli altri prigionieri abbiamo sempre vissuto con la speranza della vittoria dei popoli. Il nostro modello è stata l’Europa dell’Est dove molti popoli dopo l’oppressione si sono liberati e sono entrati nell’Unione europea.
La riconciliazione nazionale in Libia? Abbiamo aperto le trattative solo con chi non ha le mani sporche di sangue”.

Questo il video della premiazione :

Il premio per la libertà dedicato al grande dissidente russo di pensiero è nato nel 1988. Primo premiato fu Nelsol Mandela.

Ad maiora

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