Marina Goldovskaja

FILM SU ANNA NEL CENTRO DI MOSCA: CAMBIA IL VENTO ANCHE IN RUSSIA?

Un evento, nella sera che precede il giorno delle elezioni per il parlamento russo, segna più di ogni altro il segno dei tempi.
Per la prima volta questa sera, in un cinema del centro di Mosca (il Khudozhestvennij, in piazza Arbatskaja, a cento passi dal Cremlino) è andato in scena “A bitter taste of freedom” di Marina Goldovskaja.
È un film sulla vita di Anna Politkovskaja. Sulla vita non sulla morte, di cui si accenna solo nelle prime scene quando vengono mostrati i tg sull’omicidio (compreso l’agghiacciante commento di Putin) e i funerali.
Poi la telecamera della sua amica Marina segue Anna in vari momenti della sua vita privata. Si vede una Politkovskaja allegra e sorridente, lontana da quell’immagine di giornalista fanatica che pure è stata rappresentata in questi anni.
Non fa sconti a nessuno Anna però, anche in queste immagini di vita privata, dove non mancano le interviste ai figli (Ilija presente e commosso in sala), la madre, la sorella e anche l’ex marito di cui si raccontano i successi professionali ai tempi della Perestrojka.
Da quelle immagini (commentate da un Gorbaciov molto invecchiato) è iniziato per il pubblico in sala una sorte di seduta psicanalitica di massa. Si vedono scorrere le immagini del fallito golpe, di Eltsin completamente ubriaco in un incontro pubblico e poi le due guerre cecene.
La scelta (condivisibile) della regista è far parlare per lo più donne: cecene che urlano il loro dolore, cecene e russe che difendono i diritti umani, avvocatesse, giornaliste. E persino le amiche di scuola. Donne diverse per raccontare una guerra atroce.
Di Putin dopo le prime inquadrature non si parla più.
Ma quell’applauso (con standing ovation) con cui la sala accoglie la fine del film fa il paio con i fischi che l’uomo forte del potere post-sovietico si è dovuto subire qualche settimana, mentre partecipava a una manifestazione sportiva.
La gente sembra avere aperto gli occhi.
A dispetto di quegli infami (russi) che a una manifestazione di AnnaViva e radicali dopo l’assassinio di Anastasia Baburova e Stanislav Markelov, ci invitavamo a “farci i cazzi nostri”.
Anna sta diventando un simbolo della protesta anche in Russia.
Un motivo in più per invitare tutti a firmare l’appello per chiedere al comune di Milano di dedicare una strada alla grande giornalista nella città che ospiterà l’Expo.
Mandate la vostra adesione a: unaviaperanna@gmail.com
Ad maiora

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FILM SU ANNA NEL CENTRO DI MOSCA: CAMBIA IL VENTO ANCHE IN RUSSIA?

Un evento, nella sera che precede il giorno delle elezioni per il parlamento russo, segna più di ogni altro il segno dei tempi.
Per la prima volta questa sera, in un cinema del centro di Mosca (il Khudozhestvennij, in piazza Arbatskaja, a cento passi dal Cremlino) è andato in scena “A bitter taste of freedom” di Marina Goldovskaja.
È un film sulla vita di Anna Politkovskaja. Sulla vita non sulla morte, di cui si accenna solo nelle prime scene quando vengono mostrati i tg sull’omicidio (compresa l’agghiacciante commento di Putin) e i funerali.
Poi la telecamera della sua amica Marina segue Anna in vari momenti della sua vita privata. Si vede una Politkovskaja allegra e sorridente, lontana da quell’immagine di giornalista fanatica che pure è stata rappresentata in questi anni.
Non fa sconti a nessuno Anna però, anche in queste immagini di vita privata, dove non mancano le interviste ai figli (Ilija presente e commosso in sala), la madre, la sorella e anche l’ex marito di cui si raccontano i successi professionali ai tempi della Perestrojka.
Da quelle immagini (commentate da un Gorbaciov molto invecchiato) è iniziato per il pubblico in sala una sorte di seduta psicanalitica di massa. Si vedono scorrere le immagini del fallito golpe, di Eltsin completamente ubriaco in un incontro pubblico e poi le due guerre cecene.
La scelta (condivisibile) della regista è far parlare per lo più donne: cecene che urlano il loro dolore, cecene e russe che difendono i diritti umani, avvocatesse, giornaliste. E persino le amiche di scuola. Donne diverse per raccontare una guerra atroce.
Di Putin dopo le prime inquadrature non si parla più.
Ma quell’applauso (con standing ovation) con cui la sala accoglie la fine del film fa il paio con i fischi che l’uomo forte del potere post-sovietico si è dovuto subire qualche settimana fa nella sua S.Pietroburgo.

Ecco gli applausi:

La gente sembra avere aperto gli occhi.
A dispetto di quei simpatici russi che a una manifestazione di AnnaViva e radicali dopo l’assassinio di Anastasia Baburova e Stanislav Markelov, ci invitavamo a farci i fatti nostri.
Anna sta diventando un simbolo della protesta anche in Russia.
Un motivo in più per invitare tutti a firmare l’appello per chiedere al comune di Milano di dedicare una strada alla grande giornalista nella città che ospiterà l’Expo.
Mandate la vostra adesione a: unaviaperanna@gmail.com
Ad maiora

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