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Il futuro del reality dopo il Grande Fratello

Una delle tesi in discussione in questi giorni alla Statale di Milano analizza come il reality abbia modificato il modo di fare televisione. Benedetta Marchesin, nel suo lavoro, analizza il tutto con una cartina di tornasole quale il Grande Fratello. E’ attraverso il successo iniziale e il successivo declio i questo format che la tesista racconta come questa trasmissione abbia cambiato la storia della televisione, concludendo secondo i critici la fase della neotelevisione ed entrando in quella della transtelevisione.

Il Grande Fratello è stato infatti qualcosa di più di un nuovo programma tv, trasformandosi in un evento mediatico capace di introdurre nel piccolo schermo la crossmedialità, che ora impera ovunque.

Dalla crisi di quel genere sono nati dei sottogeneri come i talent che ora vanno per la maggiore, nei quali è sempre centrale il ruolo del pubblico anche se cambia la scelta dei personaggi. La vetrinizzazione del corpo umano, iniziata col reality ha ormai invaso anche altri settori, quali il calcio (da ultimo: Podolski che gioca a bocce) e la politica (avete l’imbarazzo della scelta.

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Il nuovo format televisivo: il caso X Factor

La tesi di Nicole Mattuzzi, in discussione in questi giorni alla Statale di Milano, analizza il ruolo dei format nella televisione moderna. I programmi in serie stanno a testimoniare un mondo globalizzato anche sul fronte televisivo, con un vero e proprio mercato dei format che vengono venduti in tutto il mondo è adattatati alle esigenze locali.

La Mattuzzi spiega come si sia evoluto negli ultimi anni il format passando da quello che ha l’obiettivo di insegnare a quello che coinvolge e che permette una interazione.

In questo senso X Factor (format passato dalla Rai a Sky) è un ottimo esempio di programma flessibile, capace di essere fruito su più piattaforme. Con la digitalizzazione e la frammentazione del mondo televisivo format come questo hanno una importante funzione: trattengono il telespettatore, coinvolgendolo nella trasmissione. Sono i cosiddetti programmi-brand che fungono da marchi di riconoscimento utili per i prosumer, consumatori che partecipano attivamente alle scelte dei produttori, influenzando programmi e società. Funziona ormai non solo per i nativi digitali.

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