Bielorussia

UNA PETIZIONE PER LA DEMOCRAZIA IN BIELORUSSIA

Mancano ancora poche firme per raggiungere la quota prevista del 10.000. Una petizione per chiedere più democrazia in Bielorussia, dato che la repressione sta anche rendendo più drammatica la crisi economica vissuta dal paese.

Una firma on line per stoppare Lukashenko. Per non dimenticare quel che succede in un paese europeo:

http://www.thepetitionsite.com/takeaction/941/720/678/

Ad maiora.

UNA STRATEGIA NONVIOLENTA PER ABBATTERE IL REGIME

“Molte persone in buona fede sono convinte che basti denunciare il regime oppressivo con sufficiente determinazione e protestare abbastanza a lungo per cambiare le cose. Ma non è così”. E ancora: “Le proteste e la dissidenza individuali possono essere nobili ed eroiche, ma un movimento di resistenza che vuole abbattere un regime richieste proteste e dissidenza collettive”.
Così Gene Sharp continua la sua opera di informazione e divulgazione dell’azione nonviolenta per abbattere le dittature. Il nuovo volume tradotto in italiano è “Liberatevi!”.
È una guida che rappresenta un’evoluzione di “From Dictatorship to Democracy” (da poco uscito per i tipi di Chiarelettere col titolo “Come abbattere un regime”) per – come spiega il professore americano -“preparare una strategia di liberazione” che sia “responsabile, intelligente ed efficace”. E prende a esempio le rivoluzioni colorate di questi anni nell’Europa orientale. Senza dimenticare la plateale sconfitta di piazza Tienanmen.
Ma il discorso si può ampliare ora anche alla recente cosiddetta “primavera araba”. E nel libro vengono spiegate anche le modalità per, una volta vinto, “prepararsi a bloccare e sconfiggere il processo di emancipazione democratica, politica, sociale ed economica, per imporre un nuovo regime oppressivo”. Proprio quel che sta accadendo ora in Egitto dopo il miracolo di piazza Tahir.
Jamila Raqib, collaboratrice di origini afgane dell’Albert Einstein Institution dal 2002 nell’introduzione spiega che in questi anni tanti gruppi in situazione di crisi hanno chiesto consigli su “come pianificare una strategia per raggiungere i propri obiettivi”. “Liberatevi!” offre questa serie di supporti. O meglio li indica per punti, suggerendo gli altri testi da leggere (quasi tutti di Sharp o di Robert Helvey). Perché “con una preparazione attenta e una pianificazione scrupolosa le possibilità di successo della lotta nonviolenta aumentano in modo significativo” e, come specifica l’anziano studioso, non si può pianificare una strategia nonviolenta “senza prima aver compreso appieno il metodo”.
Sharp invita a scalare i “gradini della liberazione” partendo dai più piccoli, realizzando “campagne secondarie con obiettivi circoscritti”, alla portata della gente comune, colpendo i punti deboli del regime, ottenendo immediati risultati, capaci di convincere la popolazione di poterne ottenere anche di più grandi.
L’importante è non fare iniziative a caso, ma studiare una strategia: “Pensare strategicamente significa calcolare come agire realisticamente in modo da modificare la situazione presente e avvicinarsi agli obiettivi sperati. Non si tratta solo di desiderare che ciò avvenga, né di dichiarare la propria opposizione al sistema attuale”.
Come avviene in questi giorni in Bielorussia dove la dissidenza dopo la sconfitta della “rivoluzione dei jeans” non si è arresa e passa dall’applaudire ironicamente il dittatore Lukashenko (ignoto al nostro ministro della Difesa) a metter come suonerie vecchie canzoni sovietiche dei tempi della Perestrojka.
Una risata, speriamo, li seppellirà.
Ad maiora.
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Gene Sharp
(in collaborazione con Jamila Raqib)
Liberatevi!
Add editore
Torino, 2011
Pagg.126
Euro 7

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Domani l’anniversario dell’assedio di Sarajevo con una Bosnia ancora divisa

Domani è il diciannovesimo anniversario dell’inizio dell’assedio di Sarajevo che iniziò il 5 aprile 1992 con le manifestazioni in piazza e i primi spari sul viale dei cecchini.

Eppure proprio in questi giorni la Bosnia si presenta divisa all’appuntamento.

Fifa e Uefa hanno deciso di sospendere la nazionale di calcio dai campionati europei ed internazionali finché non sarà cambiato lo statuto. La Federazione calcistica della Bosnia e Erzegovina infatti non può avere più di un presidente: ora ne ha tre. Ma quella è una repubblica dove tutto “etnicamente” diviso, anche il calcio.

Sarajevo ha comunque sei mesi di tempo per adeguarsi al regolamento internazionale. Il prossimo incontro dovrebbe essere il 3 giugno contro la Romania per le qualificazioni a Euro 2012. La Bosnia è nel girone D, guidato dalla Francia. È quarta classifica, un punto dietro Bielorussia e Albania. La punta della squadra è Edin Džeko, nato proprio a Sarajevo il 17 marzo 1996, due settimane dopo la fine dell’assedio della città. Ora gioca nel Manchester City di Mancini (e Balotelli).

Sul fronte politico, mercoledì scorso si è dimessa Borjana Krišto, presidente (croata) della Federazione della Bosnia e Erzegovina. L’impasse politica potrebbe portare a nuove elezioni.

Ad maiora.

Giornalista bielorusso condannato per aver seguito le manifestazioni di protesta

Il giornalista bielorusso Barjs Haretski è stato condannato da un tribunale di Minsk a 14 giorni di carcere per aver partecipato a manifestazioni di protesta dopo il voto del 19 dicembre. A riferirlo Rferl.
Haretski era stato arrestato il 17 dicembre nei pressi della sede del Kgb a Minsk, mentre stava intervistando i parenti di attivisti dell’opposizione ei loro sostenitori arrestati nel centro di Minsk il 19-20 dicembre durante le proteste a seguito delle Presidenziali.

Era stato originariamente accusato dal ministero degli Esteri di raccogliere materiale per una stazione radio polacca, senza avere l’accredito. Ma poi le accuse sono cambiate e alla fine è stato ritenuto colpevole di aver partecipato alle proteste contro Lukashenko.

Haretski si è dichiarato non colpevole. Ha ammesso di essere stato presente in piazza dell’Indipendenza sia il 19 che il 20 dicembre solo per seguire in veste di giornalista i movimenti di protesta.

Ma forse è proprio quello il reato…

Ad maiora.

Natalja Radzina (sempre in cella) candidata al Premio Netizen

Il Premio Netizen (nato nel 2008) viene dato ai giornalisti che si battono per la libertà di espressione su Internet. E’ assegnato annualmente a blogger, giornalisti online e cyber-dissidenti, che promuovono la libertà di espressione sul web.

Quest’anno tra i candidati indicati da Reporter senza frontiere (Rff) per il Premio Netizen ci sono 6 giornalisti, provenienti da questi Paesi: dalla Tunisia, Bahrain, Thailandia, Cina, Vietnam e Bielorussia.

Del Paese di Lukashenko è stata scelta la direttrice del sito http://www.charter97.org, Natalja Radzina. La comunicazione è stata fatta all’Associazione dei giornalisti bielorussi indipendenti (ce n’è una senza aggettivo…) ed è stata motivata da Rsf per il personale contributo della collega alla lotta per la libertà di espressione in Bielorussia.

Il Premio Netizen 2011 sarà dato il 11 marzo a Parigi in occasione della Giornata mondiale contro la censura su internet.

Natalja Radzina è stata arrestato a dicembre, di notte, nella redazione del sito, a Minsk, mentre raccontava gli arresti seguiti alle proteste per i presunti brogli alle Presidenziali. Da quel momento lei è tenuta nel centro di detenzione pre-processuale del Kgb. E’ accusata di  aver violato l’art 293 parti 1 e 2 del codice penale (disordini di massa). Rischia fino a 15 anni di reclusione.

In cella, con lei e altri dissidenti, c’è anche il marito Andrei Sannikov, candidato sconfitto alle Presidenziali. Il figlio è curato dai nonni anche se le autorità bielorusse sembrerebbero orientate all’affido.

I due, in carcere da un mese, non hanno mai visto un avvocato.

Ad maiora.