Bielorussia

A Minsk cambia il governo. Senza un perché

Cambio alla guida del governo bielorusso. Ovviamente senza che si senta l’esigenza di offrire all’opinione pubblica una motivazione.

Ieri riferivamo delle improvvise dimissioni dell’esecutivo nelle mani del nuovo presidente, Lukashenko (in carica ininterrottamente dal 1994). Dimissioni di prassi, ma abitualmente solo nel momento dell’insediamento del nuovo capo dello Stato.

E invece Lukashenko ha preso al volo le dimissioni e sostituito l’uscente Sergej Sidorski (che pure – nei tanti anni alla guida dell’esecutivo – ben aveva fatto sul fronte economico) e l’ha sostitutito con Michail Miasnikovich, fino a ieri presidente dell’Accademia delle scienze (pochi mesi fa comparso sulle cronache per aver annunciato la volontà di creare un’agenzia spaziale bielorussa).

Il presidente bielorusso non ha spiegato i motivi della scelta. Né forse qualcuno glielo ha potuto chiedere.

La commissione elettorale ha intanto respinto i ricorsi delle opposizioni e confermato il risultato: Lukashenko avrebbe ottenuto 5 milioni e 130 mila voti, pari al 79,65% dei votanti. Al secondo posto il “nessuno di tutti questi” (abolito nella vicina Russia) che ha ottenuto il 6,47& dei consensi. Gli altri 8 candidati si dividono le restanti briciole.

Ad maiora.

I soliti sospetti si congratulano con Lukashenko

Ecco le notizie buone e cattive che arrivano dalla Bielorussia. Le riporta Denis Baranov che su Facebook scrive di non mandargli richieste di amicizia perché declina gli inviti di persone che non conosce personalmente,.

Partiamo dalle notizie cattive:

1. Niekliajeva Olga, la moglie di Vladimir, ha presentato una denuncia al Kgb e al procuratore generale per la mancanza di incontri con l’avvocato e l’assenza di notizie sulle condizioni del marito.

2. Il Tribunale di Minsk ha negato la richiesta di scarcerazione per 9 cittadini russi. Il tutto malgrado la sollecitazione in tal senso del ministero degli Esteri russo. Mosca ha fatto sapere che la decisione impatterà sulle relazioni bilaterali, già non buone negli ultimi anni.

3. Baranov ha ricevuto una sorta di risposta ufficiale da parte del Comitato internazionale della Croce Rossa. Dicono di essere al corrente della situazione. Ma la Bielorussia non ha mai firmato l’accordo sulla Croce Rossa che permette le visite nelle carceri.

4. Tre giovani attivisti sono stati condannati dopo il picchetto di solidarietà davanti al carcere del 21 dicembre. Passeranno capodanno in cella.

Notizie neutrali:

1. Due membri della Commissione elettorale della città di Minsk hanno scritto pareri dissenzienti sul verbale sottolineando come non abbiano potuto convalidare i risultati delle elezioni per la capitale. Entrambi sono (ovviamente, aggiungo io) membri dei partiti di opposizione.

2. Il governo ha rassegnato le dimissioni. Procedura normale dopo le presidenziali. Non è stata ancora però fissata la data d insediamento.

3. Alcuni partiti hanno formato un comitato di solidarietà e di sostegno per i prigionieri politici. A quanto pare, vogliono creare qualcosa di più permanente.

Buone notizie:

1. Dopo quasi 8 giorni di custodia da parte del Kgb, a Vladimir Niekliajev è stato concesso di incontrare il suo legale. È accaduto lunedì sera. L’avvocato ha detto che sembrava stanco. Il suo viso portava ancora i segni delle percosse.

2. Anatol Lebedko che è attualmente in sciopero della fame è sembrato – agli occhi del suo legale –  in buone condizioni di salute.

Notizia random:

Il sito web del presidente Lukashenko elenca solo 13 capi di Stato che si sono congratulati con lui per la vittoria elettorale. Sono i soliti sospetti: Turkmenistan, Tagikistan, Azerbaijan, Siria, Libia, Vietnam, Iran, Armenia, Uzbekistan, Cina, Turchia, Cuba e Russia.

Venezuela e Georgia hanno solo mandati i loro auguri.

Ad maiora.

Bielorussia, perquisizioni natalizie

Notizie dalla Bielorussia, paese che pur festeggiando sia il natale cattolico che quello ortodosso, vede il Kgb (si chiama ancora così da quelle parti) molto attivo anche nei giorni di vacanza.

In questi giorni numerose le perquisizioni (e sequestri di computer e documenti) nelle abitazione di alcuni degli arrestati. Sono state perquisite le case di Viachaslau Siuchjk (attivista dei diritti umani), Alieh Volchak (avvocato e attivista dei diritti umani), Irjna Khalip (perquisita la casa del padre Uladzimir), Aliaksandar Arastovich, (collaboratore di Statkievich), Andreij Sannikov (ex candidato, attualmente in carcere), Natalia Radzina (capo redattrice del sito Charter ’97, attualmente in carcere), Zmitsier Bandarenka (ex collaboratore di Sannikov, attualmente in carcere), Alies Mikhalievic (ex candidato, ora in carcere).

E’ stata perquisita anche casa di Aliaksanadr Atroshchankau. Quando prima dell’abortita rivoluzione dei jeans lo incontrai in un bar di Minsk era leader del movimento Zubr (bisonti), illegale. Mi diede il biglietto da visita a pancia in giù, in modo che gli altri avventori non potessero vedere quel logo. Che comunque lo portò poco dopo in cella. Quando gli chiesi se non temeva il carcere, mi disse – sorridendo – che qualcun altro avrebbe preso il suo posto.

Sono state perquisite anche le sede del Partito civile unito di Bielorussia, European Radio for Belaurs e una sede non ufficiale di Belsat (http://belsat.eu/be/).

Una buona notizia. Il legale di Andrei Dmitriyev ha potuto incontrarlo nel centro di detenzione del Kgb. È in buone condizioni.

Ad maiora.

Lukashenko, un leader che non vuole le opposizioni

“Quello che ieri si e’ cercato di fare a Minsk e’ banditismo. Si sono scatenati vandali e teppisti”. Così Aleksandr Lukashenko ha commentato oggi (nella conferenza stampa in cui si è vantato della sua nuova, scontata vittoria elettorale) gli scontri ieri dopo la comunicazione dei risultato elettorali per le presidenziali bielorusse.

Il presidentissimo ce l’ha con l’opposizione, che osa opporsi: “Non ci sara’ una rivoluzione in Bielorussia, abbiamo superato, con milioni di nostri concittadini, un esame di fronte alla Storia, alla patria e all’avvenire dei nostri figli”.

Linguaggio in puro stile sovietico, per un altro personaggio che – come Putin –  vincerebbe anche senza brogli e che invece non vuole confrontarsi con chi non la pensa come lui.

E così non si accontenta di vincere col 50,1%. No, vuole il plebiscito. 79% dei votanti.

Elezioni giudicate “truccate” dall’opposizione (bella ma inconsistente) che ieri ha cercato di invadere il palazzo che ospita il governo. Respinta dalle forze di sicurezza che hanno arrestato manifestanti a mazzetti (anche lì ci sono fermi preventivi degli oppositori per impedir loro di andare in piazza).

L’Unione europea condanna l’uso della violenza e chiede la liberazione degli arrestati. Mentre Mosca ha avallato il risultato elettorale. Lo stesso che l’Osce (che anche in Russia – Stato membro – fatica a lavorare) giudica “non trasparente”.

Il ministro degli Esteri , Frattini, ha espresso “preoccupazione” per le violenze e gli arresti “definiti inaccettabili”. Dopodomani incontrerà il suo omologo bielorusso cui esprimerà la posizione italiana. Staremo a vedere. Anche perché i rapporti tra i due Paesi sono davvero buoni. Pur non avendo i rapporti di amicizia che ha verso Gheddafi o Putin, a Berlusconi Lukashenko piace:

http://www.taurillon.org/Berlusconi-Loukachenko-presidents-amis

Ad maiora

Giornalista d’opposizione morto in Bielorussia

Era tornato una settimana fa da una vacanza in Grecia con la famiglia. E ieri sera doveva andare al cinema con un amico. E’ stato invece trovato impiccato nella sua dacia fuori Minsk.
E’ finita così la breve vita di un giornalista d’opposizione in Bielorussia. Aleh Byabenin, classe 1974, era l’anima del principale sito internet che si oppone al regime di Lukashenko: http://www.charter97.org
E’ ovvio che la sua morte desti più di un sospetto. Anche perché le autorità hanno subito parlato di suicidio, ovviamente prima dei risultati dell’autopsia.
Uno dei suoi amici, Andrei Sannikov, leader di European Belarus, dopo essere stato nella dacia di Aleh, ha espresso molti dubbi sul fatto che il giornalista si sia tolto la vita.
Aleh, che aveva studiato giornalismo all’Universita’ statale Bielorussia e che era stato caporedattore del giornale indipendente Imya, lascia la moglie e due figli.
Comunque sia finita la sua “breve esistenza”, la morte di Aleh rappresenta una profonda ferita per il già rarefatto mondo dell’opposizione democratica di Minsk.
Ciao Aleh. Che la terra ti sia leggera.