Il video in cui Obama e Medvedev, a microfoni – inconsapevolmente aperti, si confidano che il mostrare i denti aguzzi è dettato solo dalla campagna elettorale mi ha fatto venire in mente più cose. Il primo è che tutto il mondo è paese e che persino i più esperti comunicatori dimenticano che dove ci sono telecamere e microfono occorre sempre tacere. L’ha capito Cassano. Non l’avevano capito, ai tempi, Buttiglione e Tajani.
L’altro è che, sia in Russia (dove Putin ha annunciato una corsa elettorale agli armamenti) che negli Stati Uniti, i politici sono costretti a mostrare al loro elettorato i muscoli in campagna elettorale perché queste vengono in parte fatte (come in Francia, Germania, Regno Unito, Nuova Zelanda e Serbia, tanto per fare un elenco random) anche su tematiche internazionali.
C’è sicuramente parecchio nazionalismo. Ma anche la consapevolezza che il mondo è globalizzato.
Solo in Italia non ci si divide sulla politica estera. E’ il cane a sei zampe che trascina quello che dovrebbe essere il suo padrone…
La differenza tra me e te, cantava qualche mese fa Tiziano Ferro.
Un ritornello che mi è tornato alla mente nella querelle tra J.Ax e il Pdl per il nuovo inno del partito, scritto dalla parlamentare Maria Rosaria Rossi, già comparsa nelle cronache gossipare del nostro meraviglioso paese: http://www.giornalettismo.com/archives/203951/maria-rosaria-rossi-chi-e-la-deputata-che-ha-aiutato-berlusconi-a-scrivere-linno/
J.Ax in un discorso alla nazione (con tanto di doppio tricolore, uno alle spalle, ma con in vista anche sigarette e accendino) precisa che non trattasi di plagio:
La canzone, tatuata sulla pelle dei fan, è questa:
Mentre pensavo a tutto questo non ho potuto non riflettere sul fatto che Barack Obama nella notte ha ospitato un concerto alla Casa Bianca con star quali B.B King e Mick Jagger.
Obama ha sottolineato il ruolo particolare che la musica nera ha avuto nella storia della liberazione degli afro-americani: “Il blues ci ricorda che siamo passati attraverso tempi piu’ duri di quelli attuali. Oggi sono orgoglioso di avere questi artisti qui, non solo come fan, ma anche come presidente. La loro musica ci insegna che quando ci troviamo di fronte a un bivio non scappiamo mai davanti ai problemi. Li facciamo nostri, li fronteggiamo, facciamo i conti con loro. Su di loro, cantiamo su di loro, li trasformiamo in arte. E anche se ci confrontiamo con le dure sfide di oggi, possiamo sempre immaginare un futuro migliore. Questa è una musica di umili origini. Affonda le sue radici nella schiavitù e nella segregazione, in una società’ che raramente trattava i neri d’America con la dignità e il rispetto che meritavano. Era la testimonianza di quei tempi duri. Tantissimi uomini e donne cominciarono a cantarlo. E il blues è andato oltre, ha sfondato ogni confine, andando oltre le zone in cui era nato. E’ migrato al nord, dal delta del Mississippi a Memphis, sino alla mia città, Chicago. Ha provocato la nascita del Rock and Roll, del Rhythm and Blues, sino all’Hip Hop. Ha ispirato artisti e il pubblico di tutto il mondo. E gli artisti di stasera ci dimostrano che il Blues continua a raccogliere le folle. Perché questa musica parla di qualcosa di universale. Nessuno attraversa la propria vita senza gioia e dolore, trionfi e insuccessi. Il blues parla di tutto questo, a volte con una sola nota e una sola parola”.
Il programma della serata è stato chiuso dagli artisti che tutti assieme hanno intonato “Sweet Home Chicago”‘ in onore di Obama.
Il primo presidente nero si è messo anche a cantare:
Julia Timoshenko continua ad aspettare in una cella di sicurezza il verdetto su una possibile condanna a dieci anni di carcere per aver sottoscritto (dietro il ricatto della chiusura dei rubinetti del gas) un contratto con la Russia che secondo le attuali autorità ucraine (e la magistratura che le segue) avrebbe aspetti criminosi. Da quelle parti il tema del gas e dell’energia è tutt’ora al centro del dibattito, anche per via dei gasdotti russo-itao-franco-tedeschi che bypasseranno il paese e la Bielorussia (e come dimostra la foto dell’Itar Tass che accompagna questo pezzo, c’è bisogno di un miracolo per sperare che metano circoli ancora in quei tubi).
Il Financial Times paventa che un’eventuale condanna minerebbe in maniera significativa i rapporti tra l’Unione europea e l’Ucraina:
Persino l’americanocentrico Obama potrebbe accorgersi che (anche se non ha tanto petrolio) esiste il nostro continente e magari far sentire la sua voce.
Il processo contro l’ex leader della Rivoluzione arancione è tutto politico. Il presidente Janukovich, in caso di condanna della sua rivale, vedrebbe consolidare la forza del suo Partito delle regioni. Nella repubblica post-sovietica, i condannati non possono infatti più candidarsi alle elezioni. Chissà cosa ne direbbero dalle nostri parti, dove l’attivismo principale di alcuni politici sembra essere quello di sfuggire ai giudici.
Forse almeno per questo, solidarizzeranno con la leader dell’opposizione di un paese europeo che rischia una lunga condanna non per tangenti, ma per una decisione di politica economica.
Aborto. Sembra il tema preferito dai politici di qua e di là dall’Atlantico, ma anche di qua e di là dal Tevere. Barack Obama è riuscito a sbloccare la sua storica riforma sanitaria solo dopo aver giurato a una serie di deputati democratici recalcitranti che avrebbe riaffermato il divieto a utilizzare fondi federali per l’interruzione della gravidanza.
Ieri il cardinal Bagnasco, a capo della conferenza dei vescovi, ha emesso il suo proclama elettorale invitando i fedeli a votare tenendo conto dell’aborto definito “ecatombe progressiva”. In pillole (per usare una metafora assennata) l’invito è a non votare la Bresso in Piemonte e soprattutto la Bonino nel Lazio, dove sarebbe a rischio il sistema sanitario cattolico.
È curioso come a tanti uomini interessi in modo così morboso il tema dell’aborto, come se per le donne che lo scelgono questa fosse una passeggiata, un passatempo, un anticoncezionale. E non spesso un dramma personale.
Ma ormai è tutto mischiato. Il privato è diventato pubblico, come sognavano i rivoluzionari dei tempi che furono (ma con altri intenti, spero). E la campagna elettorale per le Regionali viene fatta sulla lotta all’aborto ma anche a quella sul cancro.
Misteri di una politica sempre più in mano agli sciamani.