Dmitri Medvedev

“Non si può arrestare un’idea”. Zizek pro Pussy Riot (ma torna Surkov)

Anche il filosofo sloveno Slavoj Zizek si schiera a favore delle Pussy Riot: “Il messaggio del loro passamontagna è che non importa chi di loro è stata arrestata – non sono persone, sono idee. Ed è per questo che sono una minaccia: è facile imprigionare gli individui, ma provare a imprigionare un’idea”:

La vera blasfemia (Slavoj Zizek sulle Pussy Riot)


La tirannia putiniana, per tutta risposta, rispolvera Surkov, l’ideologo dei balilla nashisti, da poco allontanato da Medvedev.
Si occuperà dei rapporti con le religioni. Ossia, vista l’islamofobia diffusa, principalmente col clero ortodosso:
http://www.tmnews.it/web/sezioni/nuovaeuropa/PN_20120813_00069_NE.shtml
Del Rasputin putiniano non si è proprio sentita la mancanza.
Ad maiora

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Monti a Mosca. Per rinsaldare i legami con la Russia di Putin III

Come pensavamo, come dicevamo.
Cambiano i governi, ma rimane stabile l’amicizia tra Italia e Russia. E chi se ne frega che quest’ultima imprigiona, con fine pena praticamente mai, Khodorkovskij, o tre ragazze “colpevoli” di un concerto contro Putin nella Chiesa del Cristo Salvatore.
E chi se ne frega se la Russia di Putin III paragona le ong che ricevono finanziamenti stranieri ad agenti dei servizi stranieri.
E chi se ne frega che la Russia di Putin III riduca ulteriormente il diritto delle opposizioni a manifestare e dei cittadini russi di navigare liberamente in rete.
L’importante è fare affari.
Andare a riverire un Patriarca Kiril sempre più amico del regime (e magari chiedergli che ore siano, visto l’amore per gli orologi).
L’importante è dire scempiaggini come quello di invitare i turisti ad andare a Ravenna (città consigliatissima, peraltro) perché ponte tra Oriente e Occidente “proprio come quello che Putin e Mevedev vogliono costruire”. Quando sento parlare di “ponti” mi viene in mente solo Alex Langer. Quelli erano ponti, non certo quelli dei Batman e Robin che guidano la Russia.
Tutto cambia, ma tutto resta come è.
Perché la politica estera, da anni, è stata appaltata all’Eni (non a caso complice nell’esproprio ai danni di Yukos).
E basta leggere le frasi entusiastiche di Scaroni per rendersene conto: http://www.agienergia.it/NewsML.aspx?idd=118511&id=67&ante=0
Ad maiora.

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Dagli orsetti a Medvedev, il circo di Minsk

Dopo gli orsetti con slogan contro il regime piovuti sui cieli bielorussi, è una foto postata da Medvedev a ridicolizzare la dittatura di Lukashenko.
Una storia interessante (che immagino non leggerete su alcun giornale italiano, salvo forse l’Internazionale):
http://globalvoicesonline.org/2012/07/21/russia-belarus-medvedev-and-the-belarusian-circus/
Ad maiora

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Tre anni dall’omicidio (impunito) di Natasha Estemirova

Due anni fa, in occasione del primo anniversario dell’omicidio di Natasha Estemirova, scrissi un articolo per Articolo21 immaginando che per una volta le autorità russe facessero il loro dovere e arrestassero colpevoli e mandanti. Mi ero ispirato all’introduzione scritta da Adriano Sofri della raccolta di scritti di Anna Politkovskaja “Proibito parlare”, nel quale raccontava una presenza di tutti i potenti russi (e del mondo) alle esequie della giornalista russa: in realtà non vi partecipò nessun vip della Russia di Putin (né del mondo cosiddetto libero, salvo il buon Marco Pannella).
Due anni fa, non solo le autorità russe non fecero il loro dovere, ma misero in moto la macchina della propaganda: il principale collaboratore di Putin, Dmitri Medveved (gli ha tenuto in caldo la seggiola al Cremlino per quattro anni) annunciò infatti al mondo che erano stati “individuati i killer della Estemirova”.
Io rimasi allibito. Quale presidente di un “paese normale” annuncia che sono stati individuati dei killer di una giornalista e attivista dei diritti umani senza averli prima arrestati (anzi, fatti arrestare)?
La mossa appariva solo come una macchinazione propagandistica per non interrompere il sogno della “nuova Russia” di Medvedev che tanto è piaciuta in Occidente (come non dimenticare il surrale “patto del sandwich” con Obama?).
In realtà Medvevev bluffava, ma tutta la stampa mondiale gli diede corda titolando acriticamente, proprio il giorno dell’anniversario, 15 luglio 2010, “Individuati i killer della Estemirova”.
Sono passati altri due anni, ma le indagini devono essersi perse per strada. Eppure non dovrebbe essere difficile per un regime che fa della forza militare e poliziesca il suo biglietto da visita, individuare chi rapì in Cecenia l’esponente dell’ong Memorial, attraversò con lei a bordo cinque posti di blocco e un confine per lasciarla, qualche ora dopo, in Inguscezia, uccisa a colpi di pistola.
Ma che cosa si può pretendere da questa Russia odierna?
Medvedev è tornato a guidare il governo e quindi continua a eseguire gli ordini di Putin. Questo d’altronde, mentre il mondo è più distratto del solito dalla crisi economica, sta stringendo ancora più i bulloni di una repressione che assomiglia sempre più a una tirannide personale: prima le limitazioni alla libertà di manifestare, poi ai finanziamenti stranieri alle Ong (che molti russi hanno timore a sostenere per rischi di ritorsione) e infine maggiori controlli alla libertà di navigare in rete. Questi tre sono d’altronde i principali strumenti con cui si muove la sempre più forte opposizione (politica e sociale) al putinismo (che tra poco tornerà in piazza, dopo gli incidenti del 6 maggio).
Chiedere a questo governo, a questa giustizia, a questa classe politica che governa la Russia, da tre lustri, giustizia per Anna Politkovskaja, Natasha Estemirova e per tutte le vittime innocenti della Russia di Putin sembra un inutile esercizio di stile.
La speranza è che, quando il regime crollerà, qualcuno vorrà occuparsi di tutti questi casi, vorrà dare nomi e volti agli assassini. E sopratutto ai loro mandanti.
Noi comunque non ci dimenticheremo chi ha finto di fare indagini, chi ha finto di dimenticare quelle coraggiose e quei coraggiosi che si esposero e che pagarono con la vita.
Ad maiora.

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Obama, Medvedev e i paesi dove la campagna elettorale è anche sulla politica estera

Il video in cui Obama e Medvedev, a microfoni – inconsapevolmente aperti, si confidano che il mostrare i denti aguzzi è dettato solo dalla campagna elettorale mi ha fatto venire in mente più cose. Il primo è che tutto il mondo è paese e che persino i più esperti comunicatori dimenticano che dove ci sono telecamere e microfono occorre sempre tacere. L’ha capito Cassano. Non l’avevano capito, ai tempi, Buttiglione e Tajani.

L’altro è che, sia in Russia (dove Putin ha annunciato una corsa elettorale agli armamenti) che negli Stati Uniti, i politici sono costretti a mostrare al loro elettorato i muscoli in campagna elettorale perché queste vengono in parte fatte (come in Francia, Germania, Regno Unito, Nuova Zelanda e Serbia, tanto per fare un elenco random) anche su tematiche internazionali.

C’è sicuramente parecchio nazionalismo. Ma anche la consapevolezza che il mondo è globalizzato.

Solo in Italia non ci si divide sulla politica estera. E’ il cane a sei zampe che trascina quello che dovrebbe essere il suo padrone…

Qui video e commento di Radio Free Europe:

http://www.rferl.org/content/open_microphone_obama_pledge_flexibility_russia_medvedev_putin/24528083.html

Ad maiora