Nuovo attentato in Daghestan

Un nuovo attentato contro le truppe russe ha sconvolto questa mattina la vita di Buinaksk, cittadina del Daghestan, irrequieta repubblica caucasica della Federazione russa. 5 persone sono morte e 39 rimaste ferite.
L’attentato dinamitardo ha colpito il passaggio di una colonna della 136esima brigata motorizzata. I terroristi (ragionevolmente indipendentisti wahabiti che cercano di destabilizzare l’area, per ottenere la secessione da Mosca) hanno riempito con 100 chili di tritolo una vecchia Ziguli’, fatta poi saltare al momento del passaggio dei soldati. Una seconda bomba pochi minuti dopo non ha provocato feriti.
Su internet trovate molte di queste terribili scene. Accompagnate, in caso di successo dell’attentato, da inni ad Allah.
Già a luglio un attacco dinamitardo contro la stessa brigata dell’esercito russo aveva provocato 3 morti.
E’ possibile che ora l’attentato venga sfruttato anche per la imminente campagna elettorale in Russia. In Daghestan arriverà prima Putin o Medvedev?

Giornalista d’opposizione morto in Bielorussia

Era tornato una settimana fa da una vacanza in Grecia con la famiglia. E ieri sera doveva andare al cinema con un amico. E’ stato invece trovato impiccato nella sua dacia fuori Minsk.
E’ finita così la breve vita di un giornalista d’opposizione in Bielorussia. Aleh Byabenin, classe 1974, era l’anima del principale sito internet che si oppone al regime di Lukashenko: http://www.charter97.org
E’ ovvio che la sua morte desti più di un sospetto. Anche perché le autorità hanno subito parlato di suicidio, ovviamente prima dei risultati dell’autopsia.
Uno dei suoi amici, Andrei Sannikov, leader di European Belarus, dopo essere stato nella dacia di Aleh, ha espresso molti dubbi sul fatto che il giornalista si sia tolto la vita.
Aleh, che aveva studiato giornalismo all’Universita’ statale Bielorussia e che era stato caporedattore del giornale indipendente Imya, lascia la moglie e due figli.
Comunque sia finita la sua “breve esistenza”, la morte di Aleh rappresenta una profonda ferita per il già rarefatto mondo dell’opposizione democratica di Minsk.
Ciao Aleh. Che la terra ti sia leggera.

 

La Bindi apre la campagna elettorale

La campagna acquisti rossonera (Ibra e Robinho, roba che gli ultrà che hanno messo lo striscione a fine campionato lo stanno mangiando pezzo a pezzo) e gli insulti di Bersani di ieri (“Il berlusconismo fa regredire la politica alla fogna”) danno il definitivo la alla campagna elettorale.

Resta solo da vedere cosa dirà domenica Fini a Mirabello. Il presidente della Camera sembra un po’ la Sibilla cumana della politica italiana. Dopo due mesi di silenzio, si attende una parola che possa definire quel che farà. Spero rispetterà la Bibbia: “Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no. Il di più viene dal maligno”. In alternativa, dovrà essere interpretato. E stiamo freschi.

Ieri però ho avuto l’occasione di sentire (in quel di Osnago nella tradizionalmente laboriosa Brianza) Rosi Bindi e ne ho tratto l’impressione che il count down del voto sia ormai partito.

La presidente del Pd (in una sala supergremita) ha detto che l’era Berlusconi è ormai giunta al capolinea. La frase su cui è probabile si incentri la campagna per conquistare la maggioranza l’ha detta quasi alla fine del suo intervento: “In questi due anni di governo la vostra vita è migliorata o peggiorata grazie al governo Berlusconi?”.

La Bindi sostiene di non voler lasciare a Di Pietro l’antiberlusconismo (“Io sono più antiberlusconiana di lui”) e dice che il partito è pronto ad affrontare il voto anche se spera di cambiare la legge elettorale (con quale, però?).

Annuncia infine che, anche se non ha votato la norma statutaria, questa prevede che il segretario del Pd sia anche il candidato premier.

Avremo primarie con Bersani contro Vendola?

Chiediamolo alla Sibilla.

Ad maiora.

La Ferrari richiama la 458 (di Tulliani e Rossi)

La Ferrari richiamerà tutte le vetture del nuovo modello la 458 Italia prodotte prima di luglio, dopo che 4 auto recentemente hanno preso fuoco. Un portavoce del gruppo di Maranello ha precisato che le automobili interessate sono 1248 in tutto il mondo, spiegando che i concessionari chiederanno ai clienti di riportare le vetture per poter fare le necessarie modifiche.

Tra gli italiani che possiedono questa macchinina da 200 mila euro – che fa fuoco e fiamme non solo in senso metaforico – il cognato di Fini (a meno che Tulliani non stesse lavando l’auto di qualcun altro) e Valentino Rossi.

Sembra che la colla dei passaruota, ad alte temperature, si sciolga sugli scarichi sprigionando l’incendio.

L’arresto di Nemtsov non ferma la Strategia 31

La polizia russa ha arrestato questo pomeriggio Boris Nemtsov, esponente di spicco dell’opposizione, durante una manifestazione di protesta a Mosca. Le forze di sicurezza hanno fermato anche altre persone  che chiedevano un ‘Parlamento libero e aperto anche alle opposizioni’ e distribuendo volantini critici nei confronti di Putin. Decine di manifestanti hanno poi urlato lo slogan:’La Russia senza Putin’.

Ieri d’altronde il primo ministro era stato chiaro: manganellate a chi manifesta oggi in nome della libertà di riunione.

Ma chi è Boris Nemstov, diventato uno dei più critici oppositori del governo Putin? Nato a Soci nel 1959 da una famiglia ebraica venne battezzato dalla nonna, diventando ortodosso. Laureatosi in Fisica, guidò nel 1986 le manifestazioni di protesta contro il nucleare dopo la tragedia di Chernobyl. Attivo politicamente nella fine dell’Unione sovietica si schierò con Eltsin durante il fallito golpe, ottenendo in cambio la nomina a vice primo ministro tra il 1997 e il 1998. Liberale, nel 1999 è tra i fondatori dell’Unione delle forze di destra, partito politico che non otterrà mai grandi successi elettorali, forse anche per i brogli. Di quel movimento divenne anche il leader e partecipò alle trattative per la liberazione degli spettatori del Nord-Ost  (insieme ad Anna Politkovskaja), poi risolto brutalmente dalle forze di sicurezza russe.

Nel 2004 Nemtsov si scava la fossa da solo con un appello alla maggioranza della Duma per evitare i rischi di una dittatura putiniana. Sostiene pure Yushenko nella sua rivoluzione arancione in Ucraina, divenendone consigliere economico. Scompare dalle scene televisive e politiche. Per ricomparire solo quando lo prelevano gli Omon.

L’arresto di oggi non è infatti il primo. Era già finito in cella nel 2007 sempre per quella che da noi si chiama “adunata sediziosa” (la stessa contestata agli ultrà di Alzano Lombardo).

È tra i primi firmatari dell’appello “Putin via di qui”.

Stasera in solidarietà con i democratici che a Mosca e San Pietroburgo ogni 31 del mese manifestano per il diritto alla libertà di riunione e di parola, Annaviva fa un presidio a Milano. Manifestazioni davanti alle ambasciate russe sono in corso in tutto il mondo.

Questo il blog russo che spiega la “strategia 31”:

http://strategy-31.ru/

Le persone arrestate oggi a Mosca sono 70 (settanta). Un nuovo record per la Russia di Putin.