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L’oppio dei popoli.

Atalanta, i giornali di lunedì 21 settembre: «Affondata», terzo ko e allarme personalità. Il rigore negato a Rowe mette tutti d’accordo, la vergogna per Mazzola

La terza sconfitta consecutiva, le preoccupazioni di Sarri e il rigore negato a Rowe. Il 2-0 della Juventus lascia l’Atalanta con molti interrogativi alla sosta. Sui giornali, anche la condanna dei cori durante il ricordo di Sandro Mazzola.

L’Eco di Bergamo apre con «Atalanta, serata no»: «I nerazzurri non brillano, ma sono anche penalizzati dagli episodi». All’interno, «Affondata. L’Atalanta cede alla Juve». Matteo Spini descrive una squadra «più solida che propositiva», che «regge ad armi pari nella prima mezz’ora, poi va sotto e non riesce mai a rientrare veramente in partita, pur senza naufragare».

Il problema è nella manovra: «Tatticamente è molto ordinata, addirittura geometrica, il fraseggio prova a essere insistito, ma non si va oltre». E ancora: «Mancano fluidità e quella personalità rivendicata dallo stesso allenatore». La conclusione: «Il punto è che i passi avanti sono timidi e il processo è lento».

Luca Bonzanni approfondisce il tema difensivo: «La fase difensiva così non va. La buona notizia è Kristensen». «Non è una questione di singoli o di un solo reparto, ma di meccanismi da affinare, a livello individuale e collettivo». Il danese, pur frenato dall’ammonizione, «ha trasmesso un generale senso di sicurezza». Ma «serve però alzare l’asticella in generale: in avanti, certo, ma le fondamenta si gettano dalla difesa».

La Gazzetta dello Sport titola «Juve ci sei. La vetta è a 3 punti», accompagnato da «Conceição-Bremer, Spalletti riparte. La Dea è in crisi». Fabio Licari scrive che dopo il Nec della rinascita della Juventus «ne ha fatto le spese un’Atalanta anonima, irriconoscibile non solo rispetto a quella del Gasp ma anche di Palladino: non pochi la accomunano a problemi d’identità».

Il giudizio resta netto anche considerando gli episodi: «Un paio di strappi di Rowe e la testata di Kristensen “parata” sulla linea da Kolo Muani spiegano che gli episodi sono stati bianconeri, compreso il possibile rigore non dato a Rowe. Però niente può mettere in discussione il successo».

Su Repubblica, Emanuele Gamba osserva: «L’Atalanta è sarriana solo a tratti, i progressi sono timidi. La rivoluzione tattica richiede tempo, ma quanto se ne può ancora consumare?». I nerazzurri «non hanno sfruttato la lunga superiorità iniziale a centrocampo, numerica e nel palleggio, perché poi l’azione a ridosso dell’area non è mai stata fluida».

Il Corriere dello Sport sceglie «Lucio, sembra vera», con il richiamo «Atalanta affondata ma Sarri accusa». Fabrizio Patania scrive: «Spalletti ha riacceso la Juve. Sarri ha spento l’Atalanta o forse non ha ancora trovato l’interruttore, produce un calcio triste, senza coraggio e divertimento». Nel commento «Segnali da Signora», Vittorio Oreggia definisce la Dea «non più un esame da dentista».

Le parole dell’allenatore trovano spazio su tutte le testate. L’Eco di Bergamo titola: «Ci manca personalità. Siamo indietro, ma è normale». Sarri spiega: «La sensazione è che fin qui siamo cresciuti dal punto di vista tattico e tecnico, ma dobbiamo farlo anche dal punto di vista della personalità, della fiducia, dell’esuberanza di prendere più iniziative».

E pone un dubbio: «Non vorrei che un processo di apprendimento di situazioni nuove abbia spento il bambino che è nei giocatori». La preoccupazione, ripresa anche dalla Gazzetta, è «non vedere iniziative e personalità».

Sull’Eco, Éderson offre una lettura diversa: «Non la vedo così. Io penso invece che abbiamo tanti giocatori di personalità in squadra». Il brasiliano aggiunge: «Siamo pronti anche per sbloccarci a livello offensivo. Davanti abbiamo tanta qualità e giocatori importanti. È arrivato il momento di fare un passo in più».

Sul fallo di Kalulu su Rowe, le moviole concordano. La Gazzetta, con Matteo Pierelli, titola: «Trattenuta netta. Il rigore c’era». Il Corriere dello Sport, con Edmondo Pinna: «Zufferli si perde un rigore chiaro e almeno 2 gialli». La spiegazione: «La trattenuta di Kalulu a Rowe è non solo plateale, ma anche sostanziale».

Anche Tuttosport rileva: «Sul taglio è evidente la trattenuta di maglia di Kalulu. Zufferli non fischia, il Var non interviene». Il Corriere della Sera, nell’analisi di Alessandro Bocci, allarga il discorso: «Orsato, chi ha spento la Var? Non correggersi è diabolico». E nel sommario: «Il metro arbitrale aiuta il gioco, ma i falli sono falli: troppi errori decisivi».

La protesta di Sarri diventa titolo su Tuttosport: «Se il Var non chiama certe cose, va abolito». Éderson precisa: «Non è l’episodio che ha deciso la partita ma saremmo andati sull’1-1. Poi noi dobbiamo fare qualcosa di meglio».

Il quotidiano torinese celebra invece i bianconeri con «La Juve è già tornata». Paolo Pirisi parla di «vittoria e gestione da grande squadra». Lorenzo Aprile raccoglie le parole di Kolo Muani: «Questione di mentalità: in campo siamo come fratelli. Se non riesco a segnare, posso sempre evitare che lo facciano gli avversari». Bremer gli riconosce il merito del salvataggio sulla linea: «Randal è stato il migliore con quel salvataggio».

Spazio anche alle altre squadre nerazzurre. L’Eco di Bergamo titola «Il Ravenna resta indigesto, Atalanta U23 ko». Dopo lo 0-2, Nicola Beati ammette: «Non siamo mai stati padroni, volevamo un ritmo alto ma ci è mancata energia». Per la Primavera, «Atalanta battuta dal Genoa: ora è ultima». L’unica nota positiva arriva dalla Serie B: Tuttosport dedica il titolo a Vanja Vlahovic, in prestito al Mantova, «Vlahovic ti salva con il Pisa», dopo il gol del 2-2 a tempo scaduto.

La condanna dei cori e la curva che dà le spalle durante il minuto di silenzio per Mazzola attraversa tutte le testate. Il Corriere della Sera titola: «Juventus, la curva rovina il “silenzio” per Mazzola. È una macchia sulla vittoria». Tuttosport: «Stadium, uno sfregio. Le spalle per Mazzola». La Gazzetta: «Vergogna in curva».

Su L’Eco di Bergamo, Piero Vailati scrive «Cari contestatori, chiedete chi era Gaetano Scirea»: «Il primo a disapprovare e ad andarsene sotto la sua curva per zittirla, ieri, sarebbe stato proprio lui».

Su Repubblica, Maurizio Crosetti firma «La vergogna di dividersi sulla morte»: «Il dolore che dovrebbe unire, cancellando colori di maglie e bandiere per diventare terra di tutti, usato invece come argomento contro i nemici da stadio, come segno di offesa e disprezzo».

Ad maiora

Atalanta, Sarri dopo il ko con la Juventus: «Mi preoccupa la personalità, mancano coraggio e iniziativa». Su Rowe: «Trattenuta plateale»

Maurizio Sarri vede progressi nel gioco, ma dopo il 2-0 subito dalla Juventus mette al centro la personalità della sua Atalanta. «La squadra sta crescendo dal punto di vista tecnico, tattico e fisico, ma non sta crescendo dal punto di vista della personalità, del coraggio e dell’iniziativa. Questo è l’aspetto più preoccupante».

Il tecnico distingue le prestazioni dai risultati: «Le prime due o tre partite sono state su bassissimi livelli. Le ultime due le abbiamo perse, ma siamo su livelli diversi rispetto alle precedenti».

Il problema, per Sarri, va cercato anche nella libertà con cui i giocatori affrontano la partita. «Non vorrei che il processo di apprendimento di situazioni per loro completamente nuove avesse spento un po’ il bambino che è in loro». Il divertimento, aggiunge, «è una componente importante» che la squadra potrebbe avere smarrito, assorbita dalle nuove richieste. È una possibile spiegazione, precisa, sulla quale lavorare.

Alla sosta l’Atalanta arriva con tre sconfitte consecutive e un percorso ancora incompleto. «Mi sentirei sereno e tranquillo se vedessi più personalità da parte della mia squadra, accettando un percorso di crescita lento. L’aspetto che mi preoccupa è non vedere la squadra con personalità, iniziativa, entusiasmo».

Sul primo gol bianconero Sarri individua una sequenza di errori. L’inserimento che porta al cross di Çelik deve essere accompagnato: «Negli ultimi venti metri chiediamo di seguirlo, perché i tre difensori rimasti dentro l’area vanno a coprire la porta. Quell’inserimento non è stato seguito da nessuno e dietro ci abbiamo messo un altro errore». La palla passa poi nello spazio che la difesa avrebbe dovuto chiudere, fino a raggiungere Conceição.

Qualche segnale incoraggiante, però, il tecnico lo trova: «Abbiamo fatto le prime tre partite chiusi in area, e due le abbiamo anche vinte, con passività e senza mai prendere in mano il possesso della partita. Ora sono due partite in cui abbiamo un baricentro più alto e un possesso palla diverso».

Il passo successivo riguarda la velocità della manovra: «Non avendo velocità di costruzione, ci fanno raddoppiare». Gli attaccanti finiscono così per ricevere il pallone con gli avversari già pronti a chiuderli. Ma alla spiegazione tecnica Sarri affianca ancora la richiesta di «più entusiasmo, più personalità, più iniziativa, più cattiveria mentale».

Si torna anche sulla trattenuta in area ai danni di Rowe. Sarri la definisce «plateale» e ritiene che meritasse almeno una revisione: «Un’occhiata era da dare». Il ragionamento si allarga al criterio degli interventi: «Se un fallo è un fallo, la soglia dei contatti si può alzare o abbassare». Il tecnico ribadisce comunque la propria preferenza per una maggiore centralità del direttore di gara: «Se si torna al calcio in cui decide sempre e solo l’arbitro, io sono contento».

Infine, una domanda sui cori e sulle spalle voltate da una parte della curva durante il minuto di silenzio per Sandro Mazzola. «Una sensazione brutta», risponde Sarri. Il valore del calciatore, sottolinea, va riconosciuto indipendentemente dalla maglia indossata e dalla rivalità sportiva.

Ad maiora

Atalanta, tre sconfitte consecutive con lo stesso allenatore non accadevano dal 2025: la Juve rompe il tabù dello Stadium, Bremer da record di testa

La Juventus torna a battere l’Atalanta in casa in Serie A dopo oltre otto anni. Il 2-0 dello Stadium interrompe una serie di otto trasferte senza sconfitte dei nerazzurri sul campo bianconero e consegna alla squadra di Sarri il terzo ko consecutivo in campionato.

Per ritrovare tre sconfitte di fila dell’Atalanta con lo stesso allenatore bisogna risalire a marzo-aprile 2025, con Gian Piero Gasperini. La Dea aveva invece già perso tre delle prime cinque giornate nel 2024/25, sempre con il tecnico oggi alla Roma.

L’ultimo successo casalingo della Juventus contro i nerazzurri in campionato risaliva al marzo 2018: anche allora finisce 2-0, con Massimiliano Allegri in panchina. I bianconeri vincono inoltre due confronti consecutivi con l’Atalanta in Serie A per la prima volta dalla serie di tredici successi ottenuti tra il 2009 e il 2016, la loro più lunga contro una singola avversaria nella competizione.

Il bilancio storico della Dea contro la Juventus sale così a 68 sconfitte in Serie A: soltanto contro l’Inter sono di più, 71. Anche considerando le sole trasferte, i bianconeri sono secondi dietro ai nerazzurri milanesi: 39 ko contro la Juve, a fronte di sei vittorie e venti pareggi, contro i 44 sul campo dell’Inter.

Per Maurizio Sarri è la nona sconfitta in campionato contro la Juventus. Nessun’altra avversaria lo ha battuto più volte in Serie A: a quota nove c’è anche la Roma.

Il raddoppio conferma la specialità di Bremer: dal suo esordio con la Juventus nel 2022/23, nessun difensore nei cinque principali campionati europei segna più gol di testa. Sono dodici, uno più di Van Dijk. In Serie A, diciotto delle sue ventiquattro reti arrivano con questo fondamentale.

Conceição raggiunge almeno un gol e un assist in tutte e tre le sue stagioni italiane. Zhegrova e Çelik partecipano a una rete per la seconda presenza consecutiva, mentre Kolo Muani festeggia le duecento partite nei cinque maggiori campionati europei.

La Juventus conquista infine la terza vittoria senza subire gol nelle prime cinque giornate: non ci riusciva dal 2017/18, quando i successi a porta inviolata erano stati quattro.

Dopo la sosta la Dea se la vedrà col Venezia ancora fermo a zero punti.

Ad maiora

Juventus-Atalanta 2-0, Conceição e Bremer affondano la Dea: terza sconfitta consecutiva, Carnesecchi evita un passivo più pesante

L’Atalanta cade allo Stadium dopo otto trasferte consecutive senza sconfitte. La Juventus vince 2-0 con un gol per tempo, firmati da Conceição e Bremer, e infligge alla squadra di Sarri il terzo ko consecutivo in campionato. Nerazzurri poco incisivi davanti e ancora fragili in difesa: Carnesecchi tiene aperta la partita e nel finale evita un passivo più pesante.

Davanti ai 40.351 spettatori dell’Allianz Stadium, la Juventus si rende pericolosa dopo appena due minuti. Kolo Muani supera un incerto Kristensen e impegna Carnesecchi, che respinge con i guantoni. Il difensore danese fatica a contenere gli attaccanti bianconeri e al 17’ viene ammonito per un fallo tattico.

L’Atalanta prova ad affidarsi alle accelerazioni di Rowe. Al 22’ l’inglese costringe Conceição a fermarlo fallosamente: giallo anche per il portoghese.

È proprio Conceição, però, a sbloccare il risultato al 28’. Alajbegović combina con Çelik, che mette il pallone in mezzo: l’attaccante portoghese viene lasciato completamente libero e batte Carnesecchi sul palo più vicino. Una lettura difensiva sbagliata costa cara alla Dea, contro una Juventus più propositiva e meritatamente avanti.

Tre minuti dopo i nerazzurri protestano per una trattenuta prolungata ai danni di Rowe in area, ma Zufferli lascia proseguire. Sarebbe da rivedere al Var, ma quest’anno conta solo la decisione di campo. Prima dell’intervallo viene ammonito anche Kessie, che interrompe una corsa di Nico Gonzalez. Si va al riposo sull’1-0, con la Juventus padrona del campo e l’Atalanta ancora incapace di creare occasioni.

Spalletti comincia la ripresa inserendo Sarr al posto di Alajbegović. Dopo due minuti Nico Gonzalez sfiora il raddoppio di testa sugli sviluppi di un corner, approfittando di una marcatura poco efficace di Scalvini.

Il primo tiro nello specchio dell’Atalanta arriva al 50’: Rowe attraversa mezzo campo, supera Kalulu e conclude, trovando la parata in allungo di Vicario. È la prima vera possibilità di pareggiare.

La Juventus risponde al 59’ con un colpo di testa di McKennie su cross di Nico Gonzalez. L’americano salta tra due difensori, ma non riesce ad angolare e Carnesecchi respinge. Tre minuti dopo arriva l’occasione più importante per la Dea: Kristensen colpisce di testa su calcio d’angolo, Kolo Muani salva sulla linea, sempre di testa.

Sarri cambia il centravanti e il regista: dentro Scamacca e Gaetano per Krstović e Kessie. L’ivoriano lascia il campo accompagnato dai fischi del pubblico bianconero.

Al 75’ Carnesecchi si oppone a una conclusione dalla distanza di Sarr indirizzata nell’angolino. Sul corner successivo, però, la Juventus raddoppia: Zhegrova serve Bremer, che trova l’angolo di testa. Ancora una volta la difesa nerazzurra concede troppo dentro la propria area.

Nel finale entrano Elmas per Rowe e Woltemade per McKennie. Il tedesco combina subito con Kolo Muani, che all’87’ si presenta davanti a Carnesecchi: il portiere atalantino salva in uscita e impedisce il tris. Poco dopo il francese lascia il posto a Kelly tra gli applausi dello Stadium.

Finisce 2-0. La Juventus ritrova la vittoria in campionato, l’Atalanta resta a sei punti e incassa un’altra sconfitta. Le occasioni della ripresa non cancellano un primo tempo senza pericoli per Vicario e le difficoltà difensive che continuano a pesare sui risultati.

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Juventus-Atalanta, Sarri sceglie Krstović e lascia fuori Gaetano: Kessie in regia, Samardžić titolare. Spalletti schiera una Juve offensiva, le formazioni ufficiali

Krstović al posto di Scamacca, Samardžić a centrocampo e Kessie confermato in regia. Sono le scelte di Maurizio Sarri per Juventus-Atalanta, in programma alle 18 all’Allianz Stadium. Gianluca Gaetano, nuovamente disponibile dopo la squalifica, parte dalla panchina.

Il tecnico nerazzurro affida l’attacco a Charles De Ketelaere, Nikola Krstović e Jonathan Rowe. In mezzo al campo, accanto a Kessie, giocano Samardžić ed Éderson, che indossa la fascia di capitano.

L’assenza di Kossounou, fermato da un risentimento muscolare nella rifinitura, apre la strada a Thomas Kristensen. Il danese affianca Giorgio Scalvini davanti a Carnesecchi, con Bellanova e Bernasconi sulle corsie. Restano indisponibili anche Hien e Sulemana.

Luciano Spalletti risponde con una Juventus ricca di uomini offensivi: partono dall’inizio Conceição, Alajbegović, Nico Gonzalez e Kolo Muani. Douglas Luiz e McKennie completano il gruppo dei centrocampisti e degli attaccanti scelti dal tecnico bianconero. Davanti a Vicario ci sono Çelik, Kalulu, Bremer e Lucumí.

Panchina per Sarr, Koopmeiners e Woltemade. Bremer è il capitano della Juventus, McKennie il vice; nell’Atalanta il vicecapitano è Scalvini.

Le formazioni ufficiali

Juventus: Vicario; Çelik, Kalulu, Bremer, Lucumí; McKennie, Douglas Luiz; Conceição, Nico Gonzalez, Alajbegović; Kolo Muani. Allenatore: Spalletti.

A disposizione: Pinsoglio, Radu, Gatti, Kelly, Koopmeiners, Zhegrova, Rugani, Woltemade, Sarr, Pagnucco, Grady Makiobo.

Atalanta (4-3-3): Carnesecchi; Bellanova, Kristensen, Scalvini, Bernasconi; Éderson, Kessie, Samardžić; De Ketelaere, Krstović, Rowe. Allenatore: Sarri.

A disposizione: Pompei, Sportiello, Pašalić, Scamacca, Raspadori, Kolašinac, Obrić, Mirra, Zalewski, Gaetano, Zappacosta, Elmas.

Arbitro: Zufferli. Assistenti: Tegoni e Colarossi. Quarto ufficiale: Marcenaro. VAR: Marini. AVAR: Giua.

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