Month: settembre 2026

Roma-Atalanta, Sarri e Gasperini lanciano la sfida: «Malen un problema». «Vale l’Europa che conta»

Due allenatori, due storie molto diverse e una partita che, nonostante sia soltanto la terza giornata, ha già il sapore di un primo esame importante. Roma e Atalanta arrivano all’Olimpico a punteggio pieno e Maurizio Sarri e Gian Piero Gasperini raccontano la sfida da prospettive differenti.

Per Sarri il primo problema ha un nome preciso: Donyell Malen, cinque gol nelle prime due giornate. «Un modo per fermare i giocatori forti non esiste. È in stato di grazia e quindi sarà un problema», spiega il tecnico nerazzurro.

Sarri sottolinea soprattutto la differenza nel percorso delle due squadre. La Roma ha alle spalle «13 mesi di lavoro», mentre la sua Atalanta lavora insieme da appena una quarantina di giorni. E nelle prime settimane i nerazzurri hanno dovuto affrontare anche un calendario particolarmente compresso: quattro partite in undici giorni, con i playoff di Conference superati.

Dall’altra parte Gasperini alza immediatamente l’asticella. «Più che una prova di maturità, sarà una prova di forza e di valore». E attribuisce alla sfida un peso che va ben oltre la terza giornata: «Affrontiamo una squadra di valore che è partita bene. È un incontro che vale l’Europa che conta». 

Inevitabile il ritorno sul suo passato. Gasperini ricorda quanto sia cresciuta l’Atalanta negli anni, arrivando a superare diverse concorrenti dirette. Ma parla anche della nuova vita romana: «Sono innamorato di questo gruppo e di questi giocatori». Dopo nove anni a Bergamo, spiega, sentiva che non c’erano più le condizioni per dare qualcosa in più e aveva «voglia di sentirmi di nuovo vivo». 

Anche a Sarri viene chiesto quanto sia ancora presente a Zingonia l’eredità del suo predecessore. La risposta è netta: dopo nove anni nei quali un allenatore ha inciso così profondamente è inevitabile che qualcosa rimanga. Ma la società ha scelto un’altra strada e ora ha il compito è accompagnare questo nuovo percorso.

Nessuna contrapposizione personale, però. Sarri riconosce la distanza tra le rispettive filosofie calcistiche ma ribadisce la grande stima per Gasperini, definendolo un allenatore fortissimo.

Poi c’è il presente dell’Atalanta. E Sarri regala una definizione importante di Charles De Ketelaere: «Io lo considero un fuoriclasse». Un fuoriclasse, però, che secondo l’allenatore ha mostrato finora soltanto circa il 60/70% delle proprie possibilità: può essere più dentro le partite, più continuo e più risolutivo.

Sul mercato Sarri è prima di tutto sollevato che sia terminato: «Sono contentissimo che sia finito». Quanto alle operazioni dell’Atalanta, si dice soddisfatto, pur ammettendo che ogni allenatore vorrebbe sempre qualcosa in più. Kessie viene considerato un giocatore forte e utilizzabile in più posizioni, mentre i nuovi arrivati hanno inevitabilmente condizioni differenti a seconda del lavoro svolto nelle ultime settimane.

Gasperini deve invece sciogliere soprattutto il dubbio Dybala. Gli esami non hanno evidenziato problemi e l’argentino proverà a essere disponibile, ma dovrà sentirsi completamente sicuro. Ndicka, secondo il tecnico romanista, sta invece molto meglio e può rientrare. 

I 22 di Sarri

L’Atalanta è partita per Roma con 22 convocati. Ci sono i nuovi Kessie, Rowe e Pompei e torna a disposizione Kristensen. Restano fuori Hien e Kamaldeen Sulemana, che proseguono le terapie.

Prima della partenza i nerazzurri hanno svolto l’ultima seduta a Zingonia. Sarri vede progressi anche nella trasformazione della linea difensiva. Con una delle sue battute: nelle esercitazioni i suoi difensori «cominciano a essere guardabili». Adesso, però, arriva la prova in campo. E sotto pressione.

Ad maiora

Atalanta, i giornali di venerdì 4 settembre: Gasperini ritrova la Dea, «È ora di batterla»

È Gian Piero Gasperini il protagonista assoluto dei giornali alla vigilia di Roma-Atalanta. La Gazzetta dello Sport gli dedica la prima pagina e le prime due pagine interne con la lunga intervista di Luigi Garlando: «Gasp! Malen è da record. La mia Roma sogna». E naturalmente si arriva alla partita di domani: «La sfida all’Atalanta? È ora di batterla…». 

Gasperini definisce l’Atalanta «fortissima, con il potere economico di una big» e paragona il ritrovarla alla sensazione dell’innamorato che rivede la ex: «Ma ci siamo lasciati al momento giusto. Io rischiavo di appiattirmi, la Roma mi ha dato nuovi traguardi. Qui sono felice». Ricorda che negli ultimi otto anni la Roma è sempre arrivata dietro ai nerazzurri e sottolinea quanto la società bergamasca sia cresciuta.

Garlando ricorda a Gasperini che non si può arrivare a Roma senza vedere il Papa; il tecnico risponde: «Organizzeremo, ci andremo».

Il Corriere della Sera – Bergamo parte invece da un suggestivo confronto con il passato: «La Roma del Gasp sembra la Dea 2020». La squadra giallorossa viene accostata all’Atalanta 2019-20, quella che chiuse il campionato a un solo punto dal secondo posto. Pressione, aggressività, recupero del pallone e verticalità sono alcuni dei tratti che ricordano quella squadra.

Ma sulla prima pagina bergamasca del Corriere della Sera trova spazio anche l’episodio più clamoroso della vigilia: «De Roon, falò con la maglia». Un imprenditore ha dato alle fiamme una maglia dell’olandese acquistata per duemila euro a un’asta benefica. Non è una vigilia come le altre.

L’Eco di Bergamo sceglie invece il confronto tra gli allenatori: «La sfida Sarri-Gasperini. Spettacolo in modi diversi». Sono i due tecnici più anziani della Serie A e propongono due idee differenti: Sarri ama la zona e il gioco palleggiato, Gasperini le marcature aggressive e l’intensità. Nei precedenti tra i due regna l’equilibrio: sette vittorie ciascuno e tre pareggi. 

Sempre L’Eco di Bergamo fa il punto su Zingonia. Kristensen è recuperato e dovrebbe partire dalla panchina; Kessié e Rowe sperano invece nella convocazione e quindi nella prima presenza in una lista di campionato con l’Atalanta. Hien e Kamaldeen Sulemana proseguono il recupero.

Ancora la Gazzetta dello Sport guarda soprattutto all’attacco nerazzurro con il titolo «Dea all’attacco». L’arrivo di Rowe amplia ulteriormente le alternative di Sarri: «Sei frecce più Samardzic, quante soluzioni per Sarri». Scamacca, Krstovic, De Ketelaere, Raspadori, Rowe e Zalewski compongono il ventaglio offensivo, al quale si aggiunge Samardzic, decisivo contro il Bologna.

Il Corriere dello Sport guarda Roma-Atalanta soprattutto dal punto di vista tecnico con «Roma, ora Gasperini fa l’esame all’Atalanta». La Dea arriva all’Olimpico con sei punti ma, nonostante abbia incassato appena un gol nelle prime quattro partite ufficiali, Sarri continua a chiedere progressi nella fase difensiva e soprattutto una squadra capace di non abbassarsi troppo. La pressione della Roma di Gasperini diventa così un test particolarmente significativo. Il quotidiano indica Kossounou e Scalvini verso la conferma, Kristensen recuperato ma inizialmente in panchina e Kessié e Rowe pronti alla prima convocazione. In attacco restano diverse soluzioni per Sarri. 

Infine Tuttosport intervista Giuseppe Riso, agente di diversi protagonisti dell’ultimo mercato. Il titolo riguarda l’ex nerazzurro Honest Ahanor, passato dall’Atalanta al Chelsea per una cifra indicata dal quotidiano intorno ai 40 milioni di sterline: «Ahanor in Premier? L’Italia sa crescere i talenti». Riso parla dell’operazione come esempio della capacità del calcio italiano di valorizzare giovani talenti, ricordando anche il percorso compiuto dal ragazzo prima del trasferimento in Inghilterra.

Ad maiora

Roma-Atalanta, le ultime: Kristensen torna in gruppo, dubbi per Ndicka

A quarantotto ore da Roma-Atalanta, in programma sabato alle 20.45 all’Olimpico, cominciano a prendere forma le scelte di Maurizio Sarri e Gian Piero Gasperini. Le due squadre hanno lavorato oggi rispettivamente a Zingonia e Trigoria e da entrambi i campi arrivano novità.

Kristensen torna con i compagni

La notizia migliore per Sarri riguarda Thomas Kristensen. Il difensore danese, reduce dal trauma distorsivo alla caviglia, è tornato oggi a lavorare in gruppo e può quindi rientrare tra le soluzioni per Roma.

Alla seduta hanno partecipato anche i tre giocatori arrivati nelle ultime ore del mercato: Franck Kessie, Jonathan Rowe e Marco Pompei. Per Kessie e Rowe, in particolare, comincia la corsa contro il tempo per capire quanto possano essere utilizzati già sabato sera.

Restano invece fuori Isak Hien e Kamaldeen Sulemana, che hanno proseguito con le terapie. L’Atalanta ha lavorato come sempre sulla fase difensiva, oltre all’esercitazione tecnico-tattica e alla partitella su metà campo.

Domani mattina ultima seduta a porte chiuse al Centro Bortolotti, poi conferenza e partenza per Roma.

A Trigoria recuperano Rensch e Pellegrini

Buone indicazioni anche per Gasperini. Devyne Rensch e Lorenzo Pellegrini si sono allenati con il gruppo: entrambi puntano alla convocazione, anche Pellegrini dovrebbe partire dalla panchina. 

Più delicata la situazione di Evan Ndicka. Gli esami hanno escluso lesioni dopo il problema accusato prima della partita di Lecce: si tratta di un’infiammazione all’adduttore. La sua presenza contro l’Atalanta resta però in dubbio e Ghilardi è pronto a sostituirlo (come nell’ultima giornata).

De Roon verso la panchina, davanti c’è Malen

Le indicazioni sulle possibili scelte di Gasperini portano verso una Roma con Svilar in porta, Mancini, Ghilardi ed Hermoso dietro, Cristante e Koné in mezzo e Dybala e Mora alle spalle di Malen

Proprio l’attaccante olandese è l’uomo del momento: cinque gol nelle prime due giornate, nelle quali la Roma ha segnato otto reti senza subirne, battendo 4-0 prima la Fiorentina e poi il Lecce. 

Per Marten de Roon si profila invece almeno inizialmente la panchina. L’ex capitano nerazzurro potrebbe dunque vivere da subentrato il primo confronto dell’Olimpico con l’Atalanta dopo l’addio di questa settimana.

Domani sarà soprattutto giornata di parole: Gasperini parlerà a Trigoria alle 13.30, mentre alle 15 a Zingonia toccherà a Sarri sciogliere almeno qualcuno degli ultimi dubbi. 

Ad maiora

Atalanta, Roma favorita all’Olimpico. Ma Gasperini contro il suo passato ha già sofferto

Sulla carta c’è poco da discutere: sabato la favorita è la Roma. Gioca all’Olimpico, viene da una stagione chiusa al terzo posto e con il ritorno in Champions League, si è ulteriormente rinforzata sul mercato e ha cominciato il nuovo campionato in maniera impressionante. Due partite, due 4-0: prima contro la Fiorentina e poi a Lecce. Sei punti, otto gol segnati e nessuno subito. Malen capocannoniere con 5 gol. Nell’ultima partita Gasperini ha potuto anche far esordire Marten de Roon, appena arrivato dall’Atalanta. Fra poco tornerà anche ad ascoltare la musica della Champions.

Con in panchina c’è un allenatore che l’Atalanta la conosce forse meglio di chiunque altro. Per la squadra di Sarri, ancora nel pieno della trasformazione tecnica e tattica cominciata in estate, non sembra esattamente il momento migliore per presentarsi all’Olimpico.

C’è solo un ma.

Da ex, Gasperini non ha ancora battuto la sua Atalanta

È successo proprio nella scorsa stagione. Nei primi due confronti da avversario con la squadra allenata per nove anni, il Mister di Grugliasco non è ancora riuscito a vincere.

Il 3 gennaio 2026, nel suo primo ritorno a Bergamo, la Roma perde 1-0 contro l’Atalanta di Palladino. Decide Scalvini al 12’.

Al ritorno, il 18 aprile all’Olimpico, finisce invece 1-1. Krstovic porta avanti la Dea al 12’, dopo un recupero di de Roon — pensa te — e Hermoso pareggia prima dell’intervallo.

Il bilancio della prima stagione di Gasperini contro quella che è diventata la sua ex è dunque semplice: due partite, nessuna vittoria, un pareggio e una sconfitta. Un punto su sei. Ma è un dato che sembra prolungare una curiosa difficoltà di Gasp contro alcune squadre del proprio passato.

Prima dell’Atalanta, il grande tabù Inter

L’Inter è stata una parentesi brevissima e tormentata della carriera di Gian Piero Gasperini, chiusa con l’esonero nel settembre 2011. Ma da quel momento Gasp non arriva direttamente a Bergamo: passa prima dal Palermo, quindi torna al Genoa, prima di cominciare nel 2016 i suoi nove anni all’Atalanta.

Ed è proprio seguendo questo percorso che il rapporto con la sua ex Inter diventa interessante.

Il primo incrocio dopo l’esonero arriva sulla panchina del Palermo, il 2 dicembre 2012: l’Inter di Stramaccioni vince 1-0 a San Siro grazie a un’autorete di Garcia.

Poi Gasperini torna al Genoa nell’autunno 2013. Contro l’Inter gioca sei volte in campionato e il bilancio è perfettamente in equilibrio: tre vittorie e tre sconfitte. I successi arrivano tutti a Marassi: 1-0 nel gennaio 2014, 3-2 nel maggio 2015 e ancora 1-0 nell’aprile 2016.

È soprattutto a Bergamo, dunque, che l’Inter diventa una vera bestia nera.

Gasperini riesce inizialmente anche a batterla: 2-1 nell’ottobre 2016 e soprattutto il memorabile 4-1 dell’11 novembre 2018. Ma in mezzo c’è una delle sconfitte più pesanti dell’intera era Gasp: il 7-1 di San Siro del 12 marzo 2017, con le triplette di Icardi e Banega, il gol dell’ex Gagliardini e la rete atalantina di Freuler.

Quella disfatta, però, produce una delle immagini che meglio raccontano il rapporto che si stava creando tra Gasperini e Bergamo. Al ritorno da Milano oltre mille tifosi aspettano la squadra a Zingonia: niente contestazione, ma cori, fumogeni e applausi per sostenere un gruppo che stava comunque costruendo una stagione destinata a riportare l’Atalanta in Europa.

Il 4-1 del novembre 2018 sarà invece l’ultima vittoria di Gasperini contro l’Inter per tutto il resto della sua esperienza atalantina. Da quel momento alla separazione del 2025, Gasp non riuscirà più a battere la sua vecchia squadra.

Naturalmente non tutte le ex hanno fatto soffrire Gasperini. Anzi.

Contro il Genoa, dove Gasp ha trascorso due lunghi periodi della propria carriera, il bilancio è nettamente positivo: 21 partite, 12 vittorie, 6 pareggi e soltanto 3 sconfitte.

Ancora più netto il rapporto con il Crotone, la prima vera esperienza di Gasperini tra i professionisti: dopo averlo lasciato, lo ha affrontato con l’Atalanta e ha sempre vinto. Nel 2016/17 arrivano il 3-1 e l’1-0, l’anno successivo il 5-1 a Bergamo. C’è inoltre l’1-0 di Coppa Italia del 2016: quattro confronti, quattro vittorie.

Più complicato, invece, il rapporto con il Palermo: contro i rosanero Gasperini conta 14 precedenti, con 4 vittorie, 4 pareggi e 6 sconfitte.

Nessuna maledizione valida per tutte le vecchie squadre, dunque. Ma due delle sue ex gli hanno dato parecchio fastidio: prima l’Inter e, da quando ha lasciato Bergamo, l’Atalanta.

Con la Dea il conto da ex dice un solo punto su sei. Sappiamo che già dopodomani cercherà di invertire il trend.

Ad maiora

Perché proprio la Roma? Da Gasperini a de Roon, quel filo che rende gli addii ancora più dolorosi per i tifosi dell’Atalanta

Sabato l’Atalanta va all’Olimpico. E ancora una volta lo farà senza il cuore della propria tifoseria: la vendita del settore ospiti è subordinata alla tessera del tifoso e la Nord/Pisani non seguirà la squadra.

Una trasferta già particolare diventa quest’anno ancora più carica di significati. Dall’altra parte ci saranno Gian Piero Gasperini e, per la prima volta, Marten de Roon. Due simboli dell’Atalanta più importante della sua storia finiti proprio alla Roma.

Ed è quel proprio a spiegare molto.

Un asse sempre più trafficato

Il percorso Bergamo-Roma non comincia con Gasperini. Nel 2018 parte Bryan Cristante, l’anno successivo Gianluca Mancini. Due giocatori esplosi nell’Atalanta gasperiniana e diventati poi colonne giallorosse: entrambi hanno appena rinnovato il contratto con la Roma. 

Il peso degli ultimi addii è però cambiato. Nel 2025 è Gasperini a scegliere Roma dopo nove anni a Bergamo. Quest’estate lo raggiunge Tony D’Amico, direttore sportivo dell’Atalanta per quattro stagioni. Infine, negli ultimi giorni del mercato, arriva capitan de Roon, ceduto per un milione e immediatamente riabbracciato dal suo vecchio allenatore. 

Undici stagioni, 445 presenze, la fascia, l’Europa League: Marten è stato molto più di un giocatore. E proprio per questo il suo addio ha fatto male.

Lo si è visto anche ieri. Il videomessaggio con cui ha spiegato di essere rimasto fuori dal nuovo progetto e di voler «chiudere giocando» è stato accompagnato da commenti anche molto duri dei suoi ex sostenitori. Alisa Jalize, moglie di Berat Djimsiti, è intervenuta per difenderlo, invitando i tifosi a essere riconoscenti per quanto dato dall’olandese a Bergamo. 

Daniele Belotti ha sintetizzato il sentimento della parte di molti tifosi: «Se de Roon fosse andato in tante altre squadre, ci sarebbe potuto stare. Ma va alla Roma». 

Ma perché proprio la Roma provoca una reazione così forte?

Quando atalantini e romanisti erano amici

Per capirlo bisogna tornare indietro di oltre quarant’anni. Perché atalantini e romanisti, prima di diventare rivali, erano stati addirittura amici.

Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta esisteva un gemellaggio tra componenti importanti delle due curve. Tutto cambia il 30 settembre 1984, quando l’Atalanta appena tornata in Serie A ospita la Roma al Comunale.

Quel rapporto non è più condiviso da tutto il tifo bergamasco. I Wild Kaos intonano cori a favore del Liverpool, che pochi mesi prima aveva sconfitto la Roma nella finale di Coppa dei Campioni all’Olimpico. Seguono provocazioni, la sottrazione di uno striscione e scontri. Il gemellaggio finisce e non verrà più ricomposto. Anzi.

Da allora Atalanta-Roma diventa una delle rivalità più sentite dal tifo bergamasco. E forse proprio l’antica amicizia contribuisce a spiegare la profondità della frattura. E delle tensioni.

Negli anni successivi, infatti, la contrapposizione non rimane confinata a cori e striscioni. Il momento più drammatico arriva il 10 gennaio 1993: dopo Atalanta-Roma, Celestino Colombi, 42 anni, rimane coinvolto nelle cariche della polizia e muore per un infarto. Un episodio rimasto nella memoria della tifoseria bergamasca. Che ogni anno si trova nel punto in cui Colombi (che era un passante, non un tifoso) è deceduto, per ricordarlo con lo slogan che attraversò tutti gli stadi italiani: la morte è uguale per tutti.

Vent’anni dopo quegli scontri fuori dallo stadio, un’altra scena racconterà ancora una volta come la Roma sia ormai entrata nella geografia delle rivalità atalantine. Alla Festa della Dea del 2013 un mezzo blindato schiaccia due automobili dipinte con i colori di Roma e Brescia. A bordo ci sono anche Giulio Migliaccio e Glenn Strömberg. La scena fa il giro d’Italia e porta successivamente al deferimento di Migliaccio e dell’Atalanta. 

Che piaccia o no, il tifoso reagisce in base a memoria, appartenenza e rivalità. Bergamo è da sempre abituata a essere una piattaforma di lancio di grandi giocatori. Ma la tua accoglienza nel momento del ritorno, dipende da come te ne vai (pensiamo a Koop) e a dove vai (Roma, lato giallorosso del Tevere).

Sabato sera la sfida, davanti alle tv dei bar dí Bergamo, si porterà dietro tutto questo fardello.

Ad maiora