Perché proprio la Roma? Da Gasperini a de Roon, quel filo che rende gli addii ancora più dolorosi per i tifosi dell’Atalanta

Sabato l’Atalanta va all’Olimpico. E ancora una volta lo farà senza il cuore della propria tifoseria: la vendita del settore ospiti è subordinata alla tessera del tifoso e la Nord/Pisani non seguirà la squadra.

Una trasferta già particolare diventa quest’anno ancora più carica di significati. Dall’altra parte ci saranno Gian Piero Gasperini e, per la prima volta, Marten de Roon. Due simboli dell’Atalanta più importante della sua storia finiti proprio alla Roma.

Ed è quel proprio a spiegare molto.

Un asse sempre più trafficato

Il percorso Bergamo-Roma non comincia con Gasperini. Nel 2018 parte Bryan Cristante, l’anno successivo Gianluca Mancini. Due giocatori esplosi nell’Atalanta gasperiniana e diventati poi colonne giallorosse: entrambi hanno appena rinnovato il contratto con la Roma. 

Il peso degli ultimi addii è però cambiato. Nel 2025 è Gasperini a scegliere Roma dopo nove anni a Bergamo. Quest’estate lo raggiunge Tony D’Amico, direttore sportivo dell’Atalanta per quattro stagioni. Infine, negli ultimi giorni del mercato, arriva capitan de Roon, ceduto per un milione e immediatamente riabbracciato dal suo vecchio allenatore. 

Undici stagioni, 445 presenze, la fascia, l’Europa League: Marten è stato molto più di un giocatore. E proprio per questo il suo addio ha fatto male.

Lo si è visto anche ieri. Il videomessaggio con cui ha spiegato di essere rimasto fuori dal nuovo progetto e di voler «chiudere giocando» è stato accompagnato da commenti anche molto duri dei suoi ex sostenitori. Alisa Jalize, moglie di Berat Djimsiti, è intervenuta per difenderlo, invitando i tifosi a essere riconoscenti per quanto dato dall’olandese a Bergamo. 

Daniele Belotti ha sintetizzato il sentimento della parte di molti tifosi: «Se de Roon fosse andato in tante altre squadre, ci sarebbe potuto stare. Ma va alla Roma». 

Ma perché proprio la Roma provoca una reazione così forte?

Quando atalantini e romanisti erano amici

Per capirlo bisogna tornare indietro di oltre quarant’anni. Perché atalantini e romanisti, prima di diventare rivali, erano stati addirittura amici.

Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta esisteva un gemellaggio tra componenti importanti delle due curve. Tutto cambia il 30 settembre 1984, quando l’Atalanta appena tornata in Serie A ospita la Roma al Comunale.

Quel rapporto non è più condiviso da tutto il tifo bergamasco. I Wild Kaos intonano cori a favore del Liverpool, che pochi mesi prima aveva sconfitto la Roma nella finale di Coppa dei Campioni all’Olimpico. Seguono provocazioni, la sottrazione di uno striscione e scontri. Il gemellaggio finisce e non verrà più ricomposto. Anzi.

Da allora Atalanta-Roma diventa una delle rivalità più sentite dal tifo bergamasco. E forse proprio l’antica amicizia contribuisce a spiegare la profondità della frattura. E delle tensioni.

Negli anni successivi, infatti, la contrapposizione non rimane confinata a cori e striscioni. Il momento più drammatico arriva il 10 gennaio 1993: dopo Atalanta-Roma, Celestino Colombi, 42 anni, rimane coinvolto nelle cariche della polizia e muore per un infarto. Un episodio rimasto nella memoria della tifoseria bergamasca. Che ogni anno si trova nel punto in cui Colombi (che era un passante, non un tifoso) è deceduto, per ricordarlo con lo slogan che attraversò tutti gli stadi italiani: la morte è uguale per tutti.

Vent’anni dopo quegli scontri fuori dallo stadio, un’altra scena racconterà ancora una volta come la Roma sia ormai entrata nella geografia delle rivalità atalantine. Alla Festa della Dea del 2013 un mezzo blindato schiaccia due automobili dipinte con i colori di Roma e Brescia. A bordo ci sono anche Giulio Migliaccio e Glenn Strömberg. La scena fa il giro d’Italia e porta successivamente al deferimento di Migliaccio e dell’Atalanta. 

Che piaccia o no, il tifoso reagisce in base a memoria, appartenenza e rivalità. Bergamo è da sempre abituata a essere una piattaforma di lancio di grandi giocatori. Ma la tua accoglienza nel momento del ritorno, dipende da come te ne vai (pensiamo a Koop) e a dove vai (Roma, lato giallorosso del Tevere).

Sabato sera la sfida, davanti alle tv dei bar dí Bergamo, si porterà dietro tutto questo fardello.

Ad maiora

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