Di Luca non so se ci abbia raccontato il vero. Di Pierangelo sappiamo anche dove è sepolta la moglie. Li abbiamo conosciuti a Morbegno, tra una cantina e l’altra. Eravamo andati per il vino.
Io e Ale siamo seduti sui gradini della ferramenta, a mangiare formaggio e a finire un assaggio, quando Luca si mette a parlare con noi. Un ragazzo palermitano che vende cartoline e vorrebbe andare a lavorare in Germania. Prima, però, ci ha raccontato del carcere.
Ci è finito, ci ha detto, perché coltivava marijuana. E per un’«infamata». Parlando della persona che, a suo dire, lo aveva tradito, ha portato tre dita sotto il naso, come a disegnare dei baffetti. Quel gesto è quello che ci è più impresso (ora se qualcuno fa una bastardata possiamo comunicarcelo senza parlare).
Adesso Luca (sarà il suo vero nome?) gira per l’Italia con le sue cartoline (gli servono anche per mantenere il figlio, la cui foto campeggia sulla home del suo telefonino). In Germania ha un cugino che potrebbe offrirgli una base d’appoggio. Vorrebbe raggiungerlo e trovare lavoro.
La storia sembrava credibile. Alla fine gli abbiamo comprato tre cartoline. Poi ci siamo abbracciati. E gli abbiamo augurato buona fortuna.
Pierangelo, invece, voleva sapere del bicchiere. Quello che portavamo appeso al collo: dopo gli assaggi sarebbe rimasto a noi? (La risposta è sì).
Lo abbiamo incontrato davanti alla casa di riposo dove vive da quando è morta sua moglie. Ci ha chiesto come funzionasse il giro delle cantine. Noi gli abbiamo fatto altre domande e, dal vino, siamo passati alla sua vita.
Classe 1942, ha fatto il vigile urbano a Morbegno e nei dintorni. Ci ha raccontato del lavoro, della moglie, di quando è morta e di dove è sepolta. Dei figli e dei nipoti che vengono spesso a trovarlo.
Luca ci ha parlato di un posto dove vorrebbe andare. Pierangelo dei luoghi in cui ha vissuto e dove continua a trascorrere la sua vita. Uno cerca di cavarsela vendendo cartoline, l’altro ci ha raccontato i suoi anni da vigile. Ci sono sembrati agli antipodi, eppure ci hanno lasciato la stessa sensazione: tranquillità. Malgrado tutto quello che avevano da raccontare. Abbiamo condiviso il tempo di due conversazioni, in una giornata dedicata a fare altro (ma chiacchierare con sconosciuti credo che sia una delle attività migliori che si possano fare). E infatti sono stati, insieme agli assaggi e all’andare in giro mano nella mano per la splendida cittadina valtellinese, i momenti più belli.
Il vino, peraltro, meritava il viaggio: ottimi rossi di nebbiolo, che qui si chiama chiavennasca (abbiamo tenuto botta, salvo per l’orange che un po’ ci ha tagliato le gambe). L’occasione era Morbegno in Cantina, che tornerà anche nei fine settimana del 2–4 e del 9–11 ottobre 2026.
Noi ci siamo portati a casa anche tre cartoline. E due nomi: Luca e Pierangelo. Se andate e sarete fortunati troverete sconosciuti con cui chiacchierare anche voi
Ad maiora