Month: giugno 2014

Ci ha lasciato Bruno Ambrosi

Fu uno dei primi colleghi, insieme a Mimosa Burzio, Gilberto Squizzato e Massimo Donelli che conobbi, quando entrai in Rai come collaboratore. Era il 1991 e la prima repubblica non era ancora crollata. In mensa si mangiava divisi per tavoli. Finché ci fu quella divisione in tre gruppi, pranzai sempre con i comunisti. Tra loro c’era Bruno Ambrosi. Che ci ha lasciato stanotte.
Nato a Pontremoli nel 1930, Bruno aveva contribuito alla nascita dei tre Tg della Rai. Quando lo conobbi io era caporedattore del Tg3.
Le riunioni di redazione con lui erano delle lezioni di giornalismo.
E infatti Bruno, finita la sua carriera in Rai (senza un giorno di collaborazione, a differenza di altri convertiti politicamente sulle tante vie di Damasco) iniziò a insegnare al Master di giornalismo, dove l’ho ritrovato.
Insieme a un po’ di ex studenti, siamo andati a trovarlo a Natale. Era insieme a Michela, sorridente come sempre.
L’ho incontrato di nuovo una quindicina di giorni fa, mentre portava a passeggio il cane. Mi prendeva in giro per la scelta di passare allo sport. Ma un po’, ne sono certo, l’aveva capita.
I funerali, laici, di Bruno saranno giovedì alle 11 nel cortile della Rai di Milano, in corso Sempione 27.
Grazie di tutto, amico mio.
Ad maiora

Egitto, giornalisti di Al Jazeera condannati a sette anni di carcere

Inutili le richieste per la liberazione dei tre colleghi. Erano stati arrestati dopo aver seguito gli eventi successivi al colpo di stato militare.

Altri giornalisti sono stati arrestati in contumacia

La repressione in salsa egiziana continua.

Ad maiora

La Tv partecipata: coinvolgere per fidelizzare

Tra i tanti tormentoni di cui mi occupo nelle mie lezioni in Statale, c’è anche quello su come la nuova televisione interagisca con il pubblico. Proprio sulle finalità di questa interazione si occupa la tesi di Riccardo Allegro, in discussione in questi giorni all’Università degli studi di Milano.

Il protagonismo degli spettatori nasce col telecomando ed è proprio. Col telecomando che spesso le tv satellitari (a pagamento: in grado di azzoppare gli 80 euro renziani) insistono per invitare i loro “clienti” a scegliere – chissà poi perché – il migliore in campo. Via telefono (altro strumento  sul quale la tv si basa ancora, ispirata in questo dalla radio) si possono votare i protagonisti dei reality o dei talent show.

L’obiettivo di tutto questo, spiega Allegro nel suo interessante lavoro, non è il coinvolgimento in sé dei telespettatori, ma una loro fidelizzazione. Come con le tessere dei supermercati. State con noi, stiamo tutti insieme, è tanto bello! Questo il messaggio che resta sullo sfondo e che nasconde l’intenzione di vendere (mese per mese) il network. Sfruttando anche le potenzialità dei social network.

Il pubblico si sente protagonista e continua a pagare. Si illude di contare.

Ma conta solo perché paga.

Ad maiora

Kiev, musica e trattative

Mentre Putin (insieme a Hollande e la Merkel) sembra appoggiare il cessate-il-fuoco unilaterale lanciato dal presidente ucraino Poroshenko, invitando a trattative di pace coi ribelli, a Kiev domina la musica.

Ieri sera 7000 ragazzi hanno affollato il concerto degli Okean Elzy, band che ha sostenuto Maidan, cantando in piazza. Tante le bandiere ucraine che sventolavano per lo storico gruppo ucraino, che festeggia i 20 anni di attività.

Questa mattina invece un centinaio di persone, alcune col volto coperto da passamontagna, sono andate a cantare l’inno nazionale ucraino davanti a una delle chiese ortodosse (da cui doveva partire una processione anti Ue). Quest clero dipende da Mosca. Protette dalle forze dell’ordine.

L’Ucraina ha una chiesa ortodossa autocefala.

Questo invece, il video di Russia Today, su come i nazionalisti sono arrivati davanti alla chiesa:

Ad maiora

In Bosnia una statua per Nicola II

L’ultimo zar russo, fucilato dai bolscevichi, ricordato a Banja Luka, nell’area serba del paese balcanico.

A officiare la cerimonia (davanti all’ambasciatore di Mosca) il clero ortodosso.

La Chiesa di Mosca venera infatti come santi martiri Nicola e la sua famiglia, i Romanov.

Ad maiora