Month: novembre 2010

Vita ad Haiti: le due Port-Au-Prince

I carabinieri, in missione qui ad Haiti da primavera, dicono che a Port-au-Prince ci sono due tipi di reati: sulle colline (Petion Ville e dintorni) rapine e rapimenti, nelle zone più verso il mare (Cite’ e Waf) sparatorie e stupri.
L’arma e’ inquadrata nella missione Onu Minustah ed e’ qui fondamentalmente a fare ordine pubblico. E’ la polizia delle Nazioni Unite. Starà qui fino alle prossime elezioni, a meno che non venga prorogata la missione.
La capitale haitiana non e’ infatti tutta povera. Ci sono belle ville, circondate da guardie del corpo ( e si sente per questo spesso sparare: i fucili a pompa fanno molto rumore). Piscine e piante fiorite. Questo nella parte alta della citta’ (tranne il quartiere di Martissant, collinare ma poverissimo).

Verso il mare ci sono invece i quartieri degradati, quelli dove un tempo la Minustah e la polizia locale nemmeno si arrischiavano ad entrare.
Qui c’e’ disoccupazione alle stelle, immondizia ovunque e per tetto lamiere arruginite. Qui operano le ong che cercano di tamponare una situazione che era già grave prima del terremoto. I morti e i palazzo crollati hanno solo acceso o riflettori su quest’isola poverissima.
Ora resta da sperare che si trovi il modo più efficace per far partire presto la ricostruzione.
Ad maiora.

VIta ad Haiti: c’era una volta il Seminario

Ci sono momenti in cui è difficile dire qualcosa. Anche se si fa un lavoro che proprio sulle parola basa parte della sua essenza.

Mi era capitato lo scorso anno ad Onna, insieme al collega Ermanno Generali. Lavorammo senza dirci una parola, schiacciati dall’assenza, dal silenzio della morte. E’ quello che, molto più in grande, si prova a Birkenau, di fronte a quegli enormi spazi vuoti, ma pienissimi di sofferenza.

Dove sorgeva il Gran Seminario di Port-au.Prince, ad Haiti tutto è rimasto come nell’istante dopo il terremoto di nove mesi fa. Le stesse macerie, la stessa devastante  impressione lasciata dalle ondate telluriche che hanno sbriciolato l’intero palazzo, provocando una ventina di morti. Anche la croce si è piegata per la furia della terra. Il Nunzio racconta che si sentiva borbottare la montagna, che si ascoltava il rumore delle rocce che esplodevano.

Abbiamo girato intorno a quel che resta del Gran Seminario con i nostri amici di Avsi, Edoardo e Fiammetta, che pure qui nel passato si era anche fermata a dormire. Mentre Paolo Carpi faceva le riprese, noi camminavamo in silenzio, con gli occhi che vagavano tra le macerie alle ricerca di chissà cosa. Una scarpa, un libro, i fagioli in cucina, il secondo piano schiacciato tra il primo e il terzo.

In questi frangenti, parlare diventa superfluo, non basta a riempire il senso di vuoto lasciato da quel che si vede.

Varcato il cancello intanto la vita haitiana scorre, malgrado le mille difficoltà. Malgrado cicloni, terremoto e colera. E allora si può ricominciare a parlare.

Ad maiora.

I dollari di Haiti

Tra le cose strane di questo affascinante (e sfortunato) paese c’e’ anche la moneta corrente.
Il soldo ufficiale di Haiti e’ il Gourde (goude in creolo). All’ultimo cambio, con 19 euro prendete 1000 Gourdes.
Fin qui tutto normale.
Ma i conti qui ad Haiti si fanno in dollari haitiani. Tra il 1912 e il 1989 c’e’ stato un cambio fisso: 5 Gourdes per un dollaro americano. Ora la moneta haitiana fluttua e non e’ più legata al dollaro.
Ma i conti si fanno ancora con l’inesistente “dollaro haitiano”. Cosi’ fate la spesa al supermarket. Vi dicono un prezzo e dovete moltiplicarlo per 5 per capire quanti dei Gourdes che avete in tasca dovrete sborsare. Se poi, a spanne, volete capire quanti euro stareste pagando, dovete dividere il tutto per 100.
Insomma, una cosa facile (soprattutto per chi ha scelto studi classici per limiti strutturali).
I prezzi, comunque, al super sono più abbordabili a chi ha in tasca euro rispetto a chi ha solo Gourdes.
Ad maiora.