Month: luglio 2010

Natalia Estemirova

Ancora su Estemirova e propaganda

Dire di aver individuato il killer di Natasha Estemirova (nel giorno dell’anniversario dell’assassinio) e’ solo propaganda. Loro han capito come si muove la diplomazia e la stampa occidentale. Noi invece annaspiamo.
Già a febbraio si diceva che il killer era stato individuato.
Ma poi vi pare che il capo del Cremlino si vanti di aver individuato il killer??
Serve solo a tacitar coscienze e ottenere titoli sui giornali di tutto il mondo. Come infatti e’ avvenuto.
Si tranquillizza Angela Merkel che, comunque, come ai tempi di omicidio Politkovskaja fece con Putin, e’ l’unica statista del mondo a porre almeno il problema. Poi si ferma li’ e prosegue a far affari con Putin e Medvedev.
Per quanto mi riguarda, invece, tra individuare e arrestare c’è di mezzo il mare.

Natalija Estemirova

Estemirova: identificato il killer?

Medvedev, con atteggiamento propagandistico sceglie il giorno dell’anniversario per annunciare che e’ stato identificato il killer della Estemirova. La notizia era già uscita a febbraio. “Identificato il killler”, battevano le agenzie.
Ma secondo voi, se un grande Stato come quello russo identifica un killer perché non lo arresta? E dicendo che lo identifica non rischia di farlo fuggire?
Come dicevano i miei vecchi capi: non c’è notizia. Il presidente russo si ripresenti con la foto del killer. Dietro le sbarre.

http://www.articolo21.org/1478/notizia/estemirova-medvedev-annuncia–identificato.html

 

Natalia Estemirova

Giustizia per la Estemirova

Nella notte a Groznij, capitale della Cecenia, con una plateale operazione, decine di agenti dell’Fsb, il servizio federale di sicurezza russa, erede del Kgb, hanno arrestato gli assassini di Natasha Estemirova.
«Siamo molto orgogliosi di aver assicurato alla giustizia degli individui che oltre a compiere un efferato crimine, avevano anche in parte rovinato l’immagine internazionale della Federazione Russa. Questa operazione di polizia è la risposta più seria che possiamo dare a tutte le malelingue che si sono scatenate in questo ultimo anno». E’ un Dmitrij Medvedev raggiante quello che poco fa, in diretta televisiva, ha annunciato la svolta nelle indagini. Al suo fianco, il capo del governo Vladimir Putin, meno sorridente, ma forse solo perché non era al centro della scena o perché, malgrado il recente restyling della sua immagine, l’imprinting del Kgb gli impedisce di sorridere in pubblico.
Sollecitato dai numerosi giornalisti presenti in sala, il premier ha rassicurato che anche gli assassini di Anna Politkovskaja saranno presto rinchiusi in galera. «Dobbiamo tutti aver fiducia nella giustizia del nostro paese. I tempi sono forse più lenti di quel che ci si aspetti. Ma, alla fine, chi sbaglia paga», ha detto Putin.
Le persone arrestate per l’omicidio della Estemirova sono agenti dell’Fsb e ceceni appartenenti ai locali servizi di sicurezza. Anche le autorità cecene, hanno spiegato in conferenza stampa, hanno comunque attivamente collaborato al buon esito delle indagini. Ancora ignoto il motivo dell’assassinio, ma la Estemirova, con le sue inchieste sulle sparizioni (per conto della Ong Memorial) aveva schiacciato più di un piede, soprattutto tra i ceceni filo-russi che guidano la piccola repubblica che fa parte della Federazione russa.
Proprio domani sarebbe trascorso un anno dal suo brutale omicidio.

Mi sarebbe piaciuto scrivere un pezzo così. Come ad Adriano Sofri piacque (nell’introduzione a “Proibito parlare”) immaginare i funerali di Anna Politkovskaja, come esequie di Stato, con le autorità in prima fila a commemorare la più coraggiosa giornalista russa, assassinata da sconosciuti.
E invece arresti, conferenze stampa, parole sulla giustizia sono solo un esercizio di stile.
E’ passato un anno dall’omicidio di Natasha Estemirova e nulla è stato fatto. Nessun arresto, nessuna spiegazione per il rapimento e l’omicidio di una giornalista che aveva deciso di impegnarsi per garantire il rispetto dei diritti umani in quell’angolo di inferno (ora apparentemente tranquillo) che risponde al nome di Cecenia. Natasha, rapita a Groznij, è stata abbandonata a Nazran, capitale dell’Inguscezia. Chi l’ha rapita (a bordo di una macchina bianca senza targa) ha passato vari posti di blocco prima di scaricare il corpo senza vita di Natasha. Aveva 50 anni. Due di più della sua amica Anna Politkovskaja, assasinata a Mosca, nel 2006, a 48 anni. Nella redazione della Novaja Gazeta, la scrivania di Anna Politkovskaja non è stata più toccata dal giorno dell’omidicio. Un anno fa è stata solo aggiunta la foto della Estemirova. Sorridente. Come sorride Anna nell’immagine che ti saluta quando entri nella sede di quell’eroico giornale.
Due amiche uccise dallo stesso tipo di pistola, una Makarov 9 mm, un tempo utilizzata dalle forze armate sovietiche.
Una pistola che caratterizza gli omicidi politici di personaggi scomodi. Con 9 colpi di Makarov fu ucciso anche Paul Klebnikov, direttore della versione russa di Forbes. E’ stato ammazzato sempre a luglio, nel lontano 2004. E ovviamente nessuno ha pagato neanche per questo omicidio.
Come per quello della Estemirova. Nel 2007, l’ong britannica Raw in War le aveva assegnato il Premio Anna Politkovskaja, al Frontline Club di Londra, lo stesso dove Litvinenko prima di essere ucciso dal Polonio aveva accusato Putin per l’assassinio della stessa Politkovskaja. Natasha Estermirova aveva accolto l’onorificenza con un appello: ricordatevi della Cecenia, facciamo anche noi parte dell’Europa. Parole purtroppo cadute nel vuoto.
Un’Europa che invece della Nutella, farebbe meglio a occuparsi di queste cose.
Perché il diritto di ingerenza non può valere solo nei confronti di paesi che non ci esportano gas e petrolio.
Ciao Natasha. E’ passato un anno, ma qui nessuno ti ha dimenticata.

Andrea Riscassi

 

Notiziona: d’estate fa caldo

Anto’, fa caldo! Diceva una riuscita pubblicità che ci martellò qualche estate fa. Un tormentone che praticamente da allora invade tutti i nostri telegiornali ogni santa edizione. Fa caldo d’estate e freddo d’inverno. Due non notizie con le quali si sottraggono spazi a tematiche ben più interessanti rispetto alle condizioni meteo (per le quali, lo ricordiamo ci sono le apposite previsioni prima, dopo e a volte anche durante il tegiornale). Succedono cose ben più rilevanti. In Italia e all’estero.

Anto’, fa caldo! è un sistema di fare informazioni che partito dalle tv commerciali è approdato, con poche resistenze, nel servizio pubblico. Ci sono città italiane che sono più a sud di quelle nordafricane. E’ normale faccia caldo. Sono considerazioni che vanno bene in una conversazione da ascensore, non tali da rappresentare una delle venti notizie (da tutto il mondo) che riempiono la scaletta di un telegiornale. Ci sono anche politici, come il governatore veneto, che si lamentano se le previsioni annunciano pioggia nel week end. Deprimono l’econonomia ‘sti meteorologi! Tutti al mare, anche in Padania, e anche se piove…

Eppure se andate a vedere un tg in un luogo pubblico, noterete che quelle alla fine sono le notizie legate al meteo risultano le più seguite, quelle più commentate. Viaggiamo in macchina, navighiamo su internet e facciamo la spesa al super. Ma siamo rimasti un popolo dalla mentalità contadina. Il meteo ci interessa come se dovessimo seminare fagiolini o raccogliere le patate. Lo fa una piccola percentuale di noi, ma l’imprinting sembra essere rimasto in tutta la popolazione. Siamo un popolo di mezzadri. Dividiamo con padrone il raccolto. Ma è lui a guidare l’azienda. Ops, il governo.