Istanbul

Juventus, (beffardo) souvenir da Istanbul


I tifosi turchi sfottono su YT.
Ad maiora

Istanbul non è una città per pedoni

Istanbul non è davvero una città per pedoni. Malgrado i quasi due milioni e mezzo di visitatori che arrivano qui da ogni parte del mondo, qui a farla da padrone è il traffico. Un traffico nervoso e rumoroso dove si suona il clacson come affermazione di sé.
Mi ha ricordato, anche se con dimensioni differenti, Tirana.
Il caos e le lunghe code mi hanno invece riportato alla mente Mosca: le grandi città divise da ponti hanno infatti evidenti problemi logistici.
Per un turista andare in macchina a Istanbul è un vero azzardo.
Ma i problemi non mancano anche per chi circola a piedi.
Se ci si allontana solo di qualche metro dalla zona compresa tra l’Ippodromo e il Gran Bazar, camminare non è semplice: i marciapiedi sono piccoli e spesso invasi dalle macchine e per ogni attraversamento stradale conviene affidarsi a qualche santo protettore.
Ad maiora.

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Le spiagge di Istanbul

La Lonely sconsiglia i bagni nei pressi di Istambul a meno che non si abbiano istinti suicidi.
Eppure sono tanti gli abitanti della città che cercano refrigerio nelle acque del Bosforo o del Mar di Marmara.
Non ci sono vere spiagge, ma enormi massi sui quali ci si può abbronzare e dai quali fare i tuffi.
Sulle rocce qualche rara donna, sempre in compagnia di un uomo, la si vede.
A godersi l’acqua invece sono, invece, solo e unicamente maschi.
D’altronde, in giro, le ragazze non velate sembrano un’eccezione.
Ad maiora

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A Mitrovica scontri etnici anche per il tennis

Qualche post fa raccontavo del fatto che il neojuventino Krasic (oggi autore di un assist nel momentaneo 2-1 per la sua squadra, che poi finirà per pareggiare per 3-3 con la Samp) fosse un serbo di Mitrovica. La cittadina kossovara e’ divisa in due dal fiume Ibar che separa le due comunità: la serba a nord, l’albanese a sud.
Nelle ultime ore, eventi sportivi hanno fatto da detonatore per nuovi scontri interetnici che hanno provocato sei feriti (tra loro, un poliziotto francese).
Si e’ iniziato dopo la sconfitta serba nella semifinale mondiale di basket maschile che si e’ giocata a Istanbul. Finisce 83-82 per la Turchia (guidata dal mitico Tanjevic) che vince grazie a una canestro di Tunceri a 5 secondi dalla fine.
I serbi tra poco sfideranno la Lituania mentre i turchi se la vedranno, in finale, con i quasi imbattibili statunitensi.
Un evento sportivo che ha provocato reazioni nella città divisa in due. Centinaia di giovani albanesi sono scesi in strada per festeggiare la sconfitta serba (e la vittoria turca, erede di quell’impero che li islamizzo’). Si sono schierati lungo il fiume a scandire slogan anti serbi. Dall’altra parte non se lo sono fatto dire due volte e si sono messi, a loro volta, lungo la “loro” sponda del fiume. E’ iniziata una sassaiola, seguita da un tentativo di gruppi di albanesi di attraversare il fiume e raggiungere il settore avversario. Respinti dai serbi e dalla polizia, locale ed europea.
La calma e’ durata solo poche ore. Nel cuore della notte la vittoria del tennista serbo Novak Djokovic che agli Us Open ha battuto lo svizzero Roger Federer (e che se la vedrà in finale con lo spagnolo Rafa Nadal) ha scatenato nuovi incidenti.
E’ stata infatti la volta dei giovani serbi a scendere in strada a festeggiare la vittoria del loro “compatriota” e a inneggiare alla loro madrepatria. Gruppi di albanesi hanno iniziato una fitta sassaiola. Gli scontri sono stati bloccati dall’intervento della polizia europea (la missione si chiama Eulex) che ha sparato lacrimogeni.
Stanotte la finale tennistica negli Usa potrebbe provocare nuovi incidenti sia che vinca il serbo sia lo spagnolo (paese che, per timore della secessione basca, non ha riconosciuto l’indipendenza di Pristina).
Scontri “sportivi” che nascondono tensioni politiche dopo che Belgrado ha avviato trattative con Bruxelles sull’indipendenza del Kosovo (divenute inevitabili dopo che la Corte di giustizia internazionale non l’ha giudicata illegale).
Al momento il Kosovo e’ riconosciuto da 69 stati su 192 rappresentati all’Onu e da 22 su 27 della Ue.