Amnesty International

Dalla Libia (almeno) una buona notizia: liberati i fratelli Buzakhar

In mezzo a tante brutte notizie di massacri che provengono dalla Libia (300 i morti secondo le autorità, 1.000 secondo i manifestanti), giunge dall’Associazione culturale berbera di Milano una buona notizia. I due fratelli berberi, Madghis e Mazigh Buzakhar, sono stati liberati.
Sarebbero stati rilasciati domenica. Erano stati rapiti/arrestati dalle autorità  libiche a fine dicembre con l’accusa di spionaggio (ragionevolmente anche a favore dell’Italia visto che lavoravano fianco a fianco con ricercatori e studiosi italiani). Accusa che avevano respinto con forza. Così come l’aveva respinta l’Associazione culturale berbera di Milano che aveva invitato alla mobilitazione per la loro liberazione e che ora si augura di poterli presto “invitare a Milano”.
Proprio a Milano, davanti al consolato libico, era stata organizzata una manifestazione a favore dei due fratelli. Per loro si era mobilitata anche Amnesty International con un appello inviato alle autorità libiche. Poche settimane fa anche i deputati radicali (primo firmatario l’ottimo Matteo Mecacci) avevano presentato una interrogazione urgente alla Camera, chiedendo alla Farnesina di valutare un intervento su Tripoli, anche alla luce dell’amicizia (ratificata da un apposito trattato) tra i due Paesi.
Le vicende di questi giorni, hanno però fatto aprire la cella per i due fratelli berberi.
Ad maiora.

Rivolte in Maghreb, silenziatore in Corea del Nord

Per capire quanto la rivolta in Maghreb stia facendo paura a tanti i regimi del mondo, basti questa notizia: la Corea del Nord ha sospeso il noleggio di telefonini ai visitatori stranieri. L’obiettivo di Pyongyang sarebbe impedire  la diffusione di informazioni relative alle rivoluzioni che stanno travolgendo un regime via l’altro.
Secondo la stampa sudcoreana, il servizio, che consente di fare chiamate internazionali, era ancora attivo a dicembre, a seguito del lancio avvenuto a fine 2008 attraverso Koryolink, joint venture tra Orascom Telecom Holding, del magnate egiziano Naguib Sawiris, Korea Posts e Telecomm Corea.

Allo stato, i media ufficiali di Pyongyang non avrebbero ancora riferito della situazione in Medio Oriente, non riferendo nemmeno la caduta del presidente egiziano Hosni Mubarak.

La Corea del Nord vieta ai visitatori stranieri, diplomatici inclusi, di portare cellulari nel Paese richiedendo la consegna di ogni dispositivo di comunicazione al momento dell’ingresso e che sara’ poi restituito alla partenza.

La telefonia mobile anche in Corea del Nord sta vivendo un vero boom: alla fine di settembre 2010 gli abbonati erano piu’ di 300.000 e si stima che entro il 2011 debbano arrivare a quota 1 milione. Tutti i telefonini, anche prima delle recenti rivolte, non erano abilitate alle chiamate internazionali.

La Corea del Nord, considerata da Amnesty una dei peggiori Paesi al mondo per la violazione dei diritti umani, è guidata da Kim Jong-il. E’ succeduto al padre Kim Il Sung. Come altre, anche questa dittatura è nepotista.

Ad maiora.

Anche Amnesty International si mobilita per la liberazione dei fratelli berberi arrestati in Libia

Gli amici dell’Associazione culturale berbera ci comunicano che è partita, su iniziativa di Amnesty International, una campagna di sostegno ai fratelli Madghis e Mazigh Buzakhar, imprigionati dal 16 dicembre scorso ad opera dei servizi segreti libici, con l’accusa di spionaggio pro Israele “per il solo fatto di parlare berbero e studiare la lingua e la cultura berbere”.

Scrivono gli organizzatori del presidio di qualche settimana fa davanti al consolato libico di Milano: “Nonostante reiterati appelli, né i politici italiani né la maggioranza dei media hanno dato il rilievo che meriterebbe a questa grave violazione dei diritti umani che è anche una violazione dell’articolo 6 del trattato di amicizia, partenariato e cooperazione in vigore tra Italia e Libia. Per questo è importante l’impegno di ciascuno di noi per dare un segnale forte di attenzione dell’opinione pubblica a questo caso, inviando quanti più messaggi possibile alle autorità libiche competenti”.

Questo è il link per aderire all’appello: http://ua.amnesty.ch/urgent-actions/2011/02/019-11
Si chiede il rilascio immediato e incondizionato di Mazigh e Madghis Buzakhar se essi sono in prigione solo per il loro interesse per la lingua e la cultura berbere; che sia fatta una inchiesta approfondita, indipendente e imparziale riguardo alle torture che sarebbero state inflitte e perché si mettano sotto processo i funzionari che fossero trovati responsabili di abusi;
ci si appella alle autorità perché i due fratelli non vengano sottoposti a torture o altre sevizie durante la loro detenzione, perché vengano concesse visite regolari di famigliari ed avvocati, e perché possano ricevere tutta l’assistenza medica di cui avessero bisogno.

Le lettere vanno spedite entro il 18 marzo a questi indirizzi:
Secretary of the General People’s Committee for Justice,
Mustafa Abdeljalil,
Secretariat of the General People’s Committee for Justice,
Tripoli,
Great Socialist People’s Libyan Arab Jamahiriya.
Fax: +218 214 805427
Email: secretary@aladel.gov.ly
Salutation: Your Excellency
Gaddafi Development Foundation Executive Director,
Youssef M. Sewani,
El Fatah Tower, 5th Floor B No.57,
PO Box 1101,
Tripoli,
Great Socialist People’s Libyan Arab Jamahiriya.
Email: director@ggdf.org.ly
Salutation: Dear Sir

Copia dei messaggi va trasmessa a:
Secretary of the General People’s Committee for Public Security,
General Abdul Fatah al Younis Ubeidi,
Secretariat of the General People’s Committee for Public Security,
Tripoli,
Great Socialist People’s Libyan Arab Jamahiriya.
Fax: +218 214 442903
Email: minister@almiezan.net
Salutation: Your excellency
Bureau Populaire de la Grande Jamahiriya Arabe Libyenne Populaire Socialiste,
Tavelweg 2,
Case postale 633,
3000 Berne 31.
Fax: 031 351 13 25

Ad maiora.

Aumentano gli stupri nelle baraccopoli haitiane

Un nuovo rapporto  di Amnesty International denuncia che le donne e le ragazze che vivono nelle tendopoli di Haiti vanno incontro a un aumentato rischio di subire stupri e violenza sessuale.

A un anno di distanza dal terremoto che provocò (si stima) 230.000 morti, oltre un milione di persone vive ancora in condizioni terribili nelle tendopoli allestite nella capitale Port-au-Prince. E` qui che le donne corrono i principali rischi di subire violenze sessuali ad opera di uomini armati che si aggirano nei campi dopo il tramonto.

Secondo i dati del rapporto di Amnesty International, nei primi 150 giorni successivi al terremoto furono segnalati oltre 250 casi di stupro. Un anno dopo, quasi ogni giorno l`ufficio di un gruppo locale di sostegno alle donne riceve persone che intendono denunciare uno stupro.

La diffusione della violenza sessuale ad Haiti era assai ampia prima del gennaio 2010, ma è stata esacerbata dal terremoto (le cause però sono “umane”, non naturali).

Intanto la crisi politica non accenna a placarsi. Il voto di novembre non è ancora definitivo e il ballottaggio è stato rinviato dal 16 gennaio a febbraio.

Ad maiora.

Kadyrov in mimetica e medaglie

Ancora combattimenti in Caucaso

Cinque civili sono morti questa mattina durante un attacco dei guerriglieri contro il villaggio del presidente ceceno Ramzan Kadyrov, Centoroj. Le forze di sicurezza del governo di Groznij (realmente ingenti) stanno dando la caccia ai terroristi nei boschi intorno al paese natale del giovane uomo che Putin e Medvedev hanno messo e lasciato alla guida della repubblica caucasica. Scriveva di quel villaggio Anna Politkovskaja: «A Centoroj la legge non vale. Così ha deciso Putin: le leggi degli altri non valgono per Ramzan, a cui tutto è permesso e che ha metodi suoi per combattere i terroristi. Di fatto Ramzan non combatte un bel niente: ruba e ricatta e lo fa passare per “lotta al terrorismo”. E di fatto la capitale della Cecenia si è trasferita nella tenuta di Ramzan a Centoroj. Lì si presentano – a omaggiare lui e la sua faccia da idiota degenerato – tutti i funzionari del paese».

Per ricordare l’omicidio della Politkovskaja (che domani avrebbe compiuto 52 anni) e di Natalia Estemirova (altra giornalista uccisa, un anno fa, da sconosciuti) qualche giorno fa i militanti di Amnesty International stavano distribuendo volantini prima del concerto degli U2 a Mosca. Cinque di loro sono stati arrestati dalla polizia russa (e rilasciati dopo qualche ora di cella) perché privi delle necessarie autorizzazioni. Amnesty ha replicato che erano stati presi accordi con lo staff del gruppo musicale.

Nel Caucaso intanto la situazione rimane esplosiva. Venerdì in Kabardino-Balkarija (considerata una delle repubbliche più tranquille della zona) nove guerriglieri sono stati uccisi dalle forze di sicurezza. In Daghestan, in uno scontro a fuoco, hanno perso la vita due poliziotti e cinque presunti terroristi. Avrebbero fatto parte del gruppo di Magomedali Vagabov, considerato il mandante dell’attentato alla metropolitana di Mosca che ad aprile ha provocato 40 morti e decine di feriti. Vagabov è stato ucciso in Daghestan qualche giorno fa.

Sono 30 i sospetti terroristi uccisi dall’inizio di agosto nel Caucaso russo.