Tre partite in sei giorni, pochissimo tempo per allenarsi e una sfida europea da non sottovalutare. Maurizio Sarri presenta Atalanta-Pafos partendo dal calendario e non nasconde il proprio disappunto.
«Se fai tre partite in sei giorni, il tempo per preparare le partite praticamente non esiste. Se ti posso dare la mia opinione personale, non è un calcio che a me fa impazzire. La penso un po’ come le nostre curve». Una posizione netta sui ritmi imposti dal calcio moderno, che il tecnico condivide con i tifosi.
Sulle possibili rotazioni non si sbilancia: «Le valutazioni saranno fatte sia oggi sia domattina. In questo momento è importante tenere in ballo più giocatori possibile».
Sarri respinge i dubbi sulla tenuta atletica emersi dopo il secondo tempo contro il Venezia: «Dal punto di vista fisico abbiamo espresso valori che durante questa stagione non avevamo mai espresso. Le efficienze calcolate con l’intelligenza artificiale sono di livello top europeo».
Il problema è stato soprattutto nella gestione della partita: «Abbiamo perso il controllo, abbiamo fatto diventare la gara un’azione noi e un’azione loro. Questo non mi piace, soprattutto quando siamo avanti di due gol. Dovevamo capire quando andare diretti e quando palleggiare».
Sul Pafos, il tecnico invita a dimenticare il blasone: «Il livello di una squadra non si valuta solamente in base al nome e a quello che ha vinto in passato. È una buona squadra, con giocatori brasiliani e portoghesi di ottima qualità tecnica. Mi aspetto la classica partita europea, anche con momenti di sofferenza».
La parola chiave è umiltà: «Tutte le squadre nell’arco dei novanta minuti prima o poi ti mettono in difficoltà. Bisogna accettarlo e saperlo superare». Tanto che, quando gli viene chiesto dell’importanza della differenza reti in una Conference League con sole sei partite, replica: «Se mi fai una domanda di questo genere, vieni meno a quello che io chiedo ai miei: l’umiltà».
Una battuta anche su De Ketelaere, utilizzato più centralmente contro il Venezia: «In nazionale ha giocato più accentrato, stavamo provando anche questo modulo e ho pensato di metterlo alla prova in quella posizione».
Infine, l’elogio a Carnesecchi, al suo fianco in conferenza stampa: «È uno di quelli che non posso lasciare facilmente fuori dal campo. Ha le potenzialità per fare la differenza e voglio che la faccia. Per lui questa responsabilità non è un peso, ma uno stimolo».
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