Marco Carnesecchi non ha dubbi: la nuova Atalanta ha intrapreso la strada giusta. Alla vigilia dell’esordio in Conference League contro il Pafos, il numero uno nerazzurro difende con convinzione la scelta della società: «Sono veramente felice di quello che ha fatto tutto il mondo Atalanta, di prendere e cambiare radicalmente la nostra storia. Per farlo bisogna avere coraggio, bisogna avere attributi, per usare un termine francese. Era arrivato il momento di fare questo cambiamento».
Una trasformazione che coinvolge direttamente Carnesecchi, chiamato spesso a intervenire più di quanto accadesse in passato. Ma per lui non è un problema: «Fare molte parate non è un problema, anzi è uno stimolo. Essere un aiuto per la squadra mi dà molta consapevolezza. È anche una cosa nuova per me e sono felice di farla, perché arricchisce il mio bagaglio personale di esperienza».
Il portiere spiega anche perché imparare a difendere più bassi possa rappresentare un passo avanti: «Voi vedete un’Atalanta diversa rispetto a quella degli ultimi anni, più compatta, che abbassa il blocco di venti metri e difende nella propria metà campo. Ma le grandi squadre quante volte lo fanno? Per diventare una grande squadra, competitiva e capace di vincere trofei, questa deve essere una caratteristica».
Carnesecchi guarda soprattutto al futuro: «Quando toglieremo le catene e saremo pronti ad andare in avanti, tutto il lavoro tattico di questa fase iniziale porterà risultati. Saper difendere bassi e creare spazi è molto importante. La gestione della partita era una caratteristica che ci era sempre mancata».
La Conference League rappresenta intanto un’occasione importante, con la Dea tra le favorite: «È giusto avere un peso sulle spalle. Dobbiamo essere felici di essere considerati una squadra forte in Europa. Non dobbiamo avere paura di nessuno e soprattutto di noi stessi, perché forse l’unico nostro ostacolo possiamo essere proprio noi. Dobbiamo essere spavaldi, determinati e non avere paura di sbagliare».
Ma c’è un aspetto del suo gioco che continua a non soddisfarlo: «Mi manda ai matti non riuscire a fare qualche uscita alta in più, non dominare il gioco aereo. Ci sto lavorando, va già meglio rispetto all’anno scorso. È stato un blocco più mentale che fisico. Io non ambisco a essere uno dei migliori, ma il migliore».
Infine la Nazionale e la concorrenza con Gianluigi Donnarumma: «Noi abbiamo Donnarumma e con lui si parte da 0-0 per un bel po’ di volte. È un valore aggiunto, un punto di riferimento, il nostro capitano. Non sono dispiaciuto di non giocare, perché in questo momento il bene della Nazionale viene prima di qualsiasi singolo, che sia Carnesecchi, Bastoni, Barella o Tonali».
Ad maiora