Già. Gli ucraini disponevano di gas ad un prezzo di assoluto favore, una cosa che nessuna azienda accetterebbe di fare in assenza di pressioni politiche.
Venuto meno il vantaggio della integrazione economico / industriale tra russi ed ucraini, la controparte russa ha pensato bene di smettere di fare sconti. Probabilmente hanno ritenuto che non ne valesse la pena, e comunque ormai il collegamento diretto Nord Stream rende minori le capacità di sabotaggio di Kiev.
Commissionato da russi e tedeschi: realizzarlo lo abbiamo realizzato noi. L’italiana Saipem è il cattivone internazionale a cui addebitare la colpa della posa del tubo sottomarino, la parte di maggiore impegno dell’opera.
I soggetti coinvolti sarebbero quindi Russia (fornitore), Germania ed Italia (sponsor e realizzatori pratici assieme ai russi), Inghilterra, Francia, Italia, Germania ed altri in ordine sparso (consumatori della risorsa fornita dai russi). Anche gli inglesi in effetti: zitti zitti, col metano del mare del nord in collasso devono pur campare. Dato che le frottole idrofratturate non accendono i fornelli, hanno pensato bene di fare la spesa a Mosca senza raccontarlo in giro. Quando si parla di tubi e caldaie l’Europa è davvero unita.
Eh, infatti l’abbiamo vista l’unità europea nel non sanzionare Putin, quando ha avviato lo smembramento di quel paese che lo stesso presidente nel 2008 definì “uno stato artificiale”. D’altronde, stiamo al caldo noi e chissene di tutto il resto.
Già. Gli ucraini disponevano di gas ad un prezzo di assoluto favore, una cosa che nessuna azienda accetterebbe di fare in assenza di pressioni politiche.
Venuto meno il vantaggio della integrazione economico / industriale tra russi ed ucraini, la controparte russa ha pensato bene di smettere di fare sconti. Probabilmente hanno ritenuto che non ne valesse la pena, e comunque ormai il collegamento diretto Nord Stream rende minori le capacità di sabotaggio di Kiev.
Già, col gasdotto realizzato dai russi e tedeschi, firmato da un cancelliere, poi al soldo di Gazprom.
Commissionato da russi e tedeschi: realizzarlo lo abbiamo realizzato noi. L’italiana Saipem è il cattivone internazionale a cui addebitare la colpa della posa del tubo sottomarino, la parte di maggiore impegno dell’opera.
I soggetti coinvolti sarebbero quindi Russia (fornitore), Germania ed Italia (sponsor e realizzatori pratici assieme ai russi), Inghilterra, Francia, Italia, Germania ed altri in ordine sparso (consumatori della risorsa fornita dai russi). Anche gli inglesi in effetti: zitti zitti, col metano del mare del nord in collasso devono pur campare. Dato che le frottole idrofratturate non accendono i fornelli, hanno pensato bene di fare la spesa a Mosca senza raccontarlo in giro. Quando si parla di tubi e caldaie l’Europa è davvero unita.
Eh, infatti l’abbiamo vista l’unità europea nel non sanzionare Putin, quando ha avviato lo smembramento di quel paese che lo stesso presidente nel 2008 definì “uno stato artificiale”. D’altronde, stiamo al caldo noi e chissene di tutto il resto.