Month: agosto 2013

Le bottiglie con le etichette nostalgiche (di Mussolini, Hitler e gerarchi) sul New York Times

I vini LunardelliPoca Italia sui siti informativi stranieri che sono giustamente (a differenza di molti dei nostri) orientati sulla politica estera e sul possibile attacco anglo-americano alla Siria.

Su Le Monde campeggia ancora un editoriale sul futuro politico di Silvio Berlusconi (o di come sbarazzarsi di lui).
Il New York Times manda invece un inviato a Colloredo di Prato, dove si producono vini con etichette nostalgiche per fascisti e nazisti. Nel titolo si parla di orrore. Tra le etichette si trovano non solo quelle per Hitler, ma anche per i gerarchi.
E’ lunedì e quindi inevitabilmente si parla di calcio. El Mundo, per quanto riguarda la Serie A, dice che il Napoli segna il territorio.
Per quanto riguarda i nostri allenatori da esportazione, Ancelotti un po’ preoccupato per il clima al Real, riferisce El Mundo, mentre sul Guardian le notti agitate del Sunderland di Di Canio.
Ad maiora

C’era una volta Steve Ballmer

Storia per immagini dell’ex ceo di Microsoft che ora vuole riportare l’Nba a Seattle.

Ad maiora

Riunione di redazione

Da noi, alla riunione, vedresti un gruppo di anziani colleghi

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Tanto che c’è chi dice che la televisione sia la nuova letteratura.

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Stasera a Champoluc la presentazione delle “Regole dei giornalisti”

le-regole-dei-giornalistiStasera alle 21 presento insieme all’avvocato Caterina Malavenda il suo libro “Le regole dei giornalisti”.
Nella tensostruttura di Ayas Cultura, a Champoluc, in Valle d’Aosta. Modera Roberto Mancini.
Questa che segue è la recensione del libro che ho scritto qualche settimana fa.

Se siete in zona, vi aspetto.

Ad maiora

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Il sottotitolo è: “Istruzioni per un mestiere pericoloso”. E il mestiere è quello del giornalista di cui questo libro cerca di spiegare le regole. Per sopravvivere non tanto in zone di guerra (di Domenico Quirico si parla troppo poco, a proposito) ma sopratutto nelle aule di giustizia italiane.
“Le regole dei giornalisti” (Mulino) è un interessante volume di Caterina Malavenda (tra gli avvocati più noti per difendere e salvare i giornalisti dalla massa di querele che ricevono) Carlo Melzi d’Eril (anch’egli legale, esperto di diritto dell’informazione e internet, la frontiera sulla quale camminano ormai molti cronisti) e Giulio Enea Vigevani (docente di Diritto Costituzionale e Diritto dell’Informazione alla Bicocca).
Il libro racconta di come la legislazione fascista abbia lasciato pesanti detriti nelle normative che regolano la professione giornalistica, normata (in senso restrittivo) dalla Costituente che attenuò in quel modo l’ottimo articolo 21 (salvo l’indeterminato riferimento al Buon Costume, tema che ognuno può declinare a suo piacimento).
Una legge quella sulla stampa superata dapprima dalla TV e ora da internet e dai Social network (che qualcuno ha pure querelato, ma che sono un fiume in piena). Così come è vecchia la normativa che riguarda la professione giornalistica con garanzie che riguardano solo i “professionisti”, escludendo quel mondo sempre più rilevante di chi fa il giornalista anche senza il tesserino rosso (o è granata?). Per non dire della “privacy” utilizzata come un manganello dai potenti di turno (persino da Preziosi mentre passeggia per Genova, aggredendo giornalisti del Secolo XIX, armati non di penna, ma di telecamera, segno dei tempi).
La politica italiana (caso strano) non riesce a stare al passo con quel che accade e spetta dunque alla giurisprudenza (anche europea) ridurre le possibilità di mettere a tacere i giornalisti. Che subiscono denunce e gigantesche richieste di risarcimento danni, spesso intimidatorie. Chi le avanza sa perfettamente che, in caso, di rigetto non avrà che da pagare le spese legali.
I giudici stessi comunque a volte estendono come fionde alcuni reati cercando di applicarli per colpire i giornalisti: come l’idea assurda di incriminarli per ricettazione per la divulgazione di “segreti” investigativi o giudiziari.
Il libro (che ha un’interessante post-fazione di Francesco Merlo, collega super-querelato – curiosamente non pubblicizzata in copertina) spiega come i colleghi più a rischio siano proprio quelli che si occupano di giudiziaria, che spesso ricevono querele per diffamazione, rischiando pesanti condanne: “Spesso – scrivono gli autori – il processo penale diventa una vera e propria incognita, il cui esito dipende da variabili non facilmente prevedibili, non ultima la formazione culturale, sociale e, perché no, politica del giudice”.
Un libro da leggere da giornalisti e “utenti”.

Giornalista critica la legge sui gay e viene cacciato da Russia Today

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 James Kirchick

Il  giornalista americano James Kirchick è stato cacciato durante una trasmissione del canale russo Russia Today per aver criticato la legge sui gay, approvata il giugno scorso.
Il giornalista, che si presentato con delle bretelle color arcobaleno, era stato invitato da Russia Today per parlare del processo a Bradley Manning, la talpa di Wikileaks, ma Kirchick, che da tempo si occupa dei diritti dei gay, si è rifiutato di rispondere alle domande e si è concentrato solo sulla legge contro la “propaganda omosessuale” e sulla situazione di omofobia in Russia. Il giornalista ha criticato la legge, ma anche il canale russo Russia Today, finanziato e condizionato dal governo di Putin.

Ecco il video:

Fonte: Il Post

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