Month: dicembre 2010

Haiti in fiamme dopo i risultati elettorali

Ero stato facile profeta. Purtroppo. Gli incidenti che in queste ore stanno paralizzando Haiti erano ampiamente prevedibili.

Così come era immaginabile che il partito al governo (col Presidente uscente Preval in sella da un ventennio e il suo delfino Celestin ora candidato alla presidenza) non si sarebbe fatto da parte.

E così i primi risultati ufficiali (quelli definitivi arriveranno il 20 dicembre) per i quali si è atteso un’eternità (per il primo turno si è votato il 28 novembre) hanno ribaltato tutti i sondaggi e anche gli exit poll. Non sarà il popolare cantante Michel Martelly ad andare al ballottaggio del 19 gennaio ma Jude Celestin. Sfiderà Mirlande Marigat, che – secondo questi dati – avrebbe conquistato la maggioranza relativa dei votanti (31,37%). Anche l’ex moglie del presidente Marigat parla comunque di brogli perché è conscia che difficilmente verrà eletta.

Martelly (21,84%) e Celestin (22,84%) sarebbero divisi da una manciata di voti (6.000) e i sospetti di falsificazioni elettorali che già aleggiavano durante la campagna elettorale (rilevati anche dalla Ue e dagli osservatori internazionali e persino dalle Nazioni Unite), hanno fatto scoppiare la violenza.

Ieri a Port-au-Prince è stato dato l’assalto al palazzo del partito del governo e sono state incendiate auto e create barricate in varie città haitiane. A Les Cayes, nel bellissimo sud del Paese, gli incidenti hanno provocato un morto e dieci feriti.

Gli aeroporti haitiani sono tutti bloccati e gli stranieri che vivono sull’isola (per lo più cooperanti) rimarranno chiusi in casa fino a che la situazione non tornerà alla normalità.

Il presidente uscente Preval ha invitato alla calma. Mentre il candidato trombato Martelly ha invitato i suoi sostenitori a protestare in modo nonviolento.

Speriamo vengano ascoltati. Ma l’isola, devastata dal terremoto e colpita dal colera, ha ormai poca fiducia nella politica.

Ad maiora

Quanto ci mancano i correttori di bozze

Negli scorsi giorni, per due sabati di seguito, ho trovato due errori “fotografici” sul Fatto quotidiano. Dapprima la foto di Alessandro Profumo al posto del (mancato) candidato per il Pd al comune di  Torino si chiama Francesco.

Due giorni fa, didascalie invertite, indicavano Nazarbajev come Lukashenko e viceversa.

Il quotidiano è composto per lo più da giovani, mi spiega un collega. E questa potrebbe essere una spiegazione.

Ritengo comunque che, se faccio lo sforzo di andare in edicola e comprare un quotidiano, mi piacerebbe trovare meno errori possibili.

Che non si limitano però ai quotidiani.

Sul numero dell’Espresso del 2 dicembre, l’inviato ad Haiti parla della diffusione del colera lungo il fiume  Artibolete. Senza andare fino ai Caraibi, un veloce check su google avrebbe permesso di scoprire che si chiama Artibonite.

Ma ora su google esiste anche Artibolete, grazie all’effetto specchio creato dalla rete.

Un tempo, quando ero giovane, in ogni redazione c’erano correttori di bozze in grado di trovare ogni più piccolo errore.

Sono stati tagliati, convinti che ciò abbia rappresentato un risparmio. Errore grandissimo. Perché se voglio la superficialità, ho già facilmente, nel salotto di casa, la televisione.

E il risparmio, come si vede in questi anni, lo stanno facendo gli utenti. Purtroppo.

Ad maiora.

Ps. La tv, certa tv, è comunque sempre troppo avanti per essere raggiunta dalla stampa. Sabato a Studio aperto c’era un vivo più muto su una famiglia di papere spostata dal vento. Addirittura…!

Persino mia figlia, 9 anni, mi ha chiesto: ma papà, che razza di servizio era?

Da Haiti a Rio. Ordine pubblico in salsa brasiliana (senza dimenticare Battisti)

Le favelas di Rio de Janeiro come le baraccopoli di Port-au-Prince. È la sensazione che hanno i soldati brasiliani di ritorno da Haiti ed ora impegnati nelle zone più calde della capitale del loro Paese.

Il generale Fernando Sardenberg – al comando della brigata di 800 paracadutisti che negli scorsi giorni ha “conquistato” il Complexo do Alemao, favela nella parte nord di Rio – ha detto che comunque le brande armate haitiane sono meno forti e hanno una potenza di fuoco minore rispetto a quelle brasiliane.

È la prima volta che l’esercito è impegnato in operazioni di ordine pubblico in Brasile. Eppure per la maggior parte dei soldati, questo non è stato il battesimo del fuoco: il 60% di loro ha indossato il casco blu dell’Onu nella missione haitiana (la Minustah, della quale abbiamo parlato più volte, da queste parti).

Dal 2004, dai tempi di Aristide, le Nazioni Unite hanno mandato sull’isola caraibica, migliaia di soldati. Il contingente più rilevante è quello brasiliano. Lo stesso che ha circondato e disarmato le principali bande armate della capitale haitiana.

Il generale Sardenberg ha detto comunque che nelle favelas brasiliane si sta meglio che nelle baraccopoli caraibiche.

La presidenza brasiliana ha ribadito ieri che i soldati rimarranno nei quartieri a rischio “fino a che sarà necessario”.

Il Paese sudamericano è ancora guidato da Lula da Silva che forse, prima di passare lo scettro a Dilma Roussef, potrebbe graziare Cesare Battisti, condannato in Italia a quattro ergastoli. I giornali brasiliani dicono potrebbe uscire dal carcere il 18 dicembre, in occasione del suo 56esimo compleanno.

Ma ciò, da quelle parti, non deve essere considerato un problema di ordine pubblico.

Ad maiora.

Se in tv si dibatte su cosa mangiò Sarah

Ritengo Chi l’ha visto una buona trasmissione e sono molto legato a Federica Sciarelli.

Per chiunque abbia un parente scomparso nel nulla, ha rappresentato e rappresenta una valvola di sfogo e spesso una scialuppa di salvataggio.

A quanti criticavano la diretta nella quale la madre di Sarah Scazzi apprese della morte della figlia, facevo presente che – senza quella tramissione – su molti casi di cronaca i riflettori della cronaca e (ahinoi) della giustizia si sarebbero spenti. Uno su tutti quello di Elisa Claps, trovata, 17 anni dopo la morte, in una chiesa di Potenza.

La trasmissione si sta però trasformando in un programma che sembra sempre più concentrarsi sugli aspetti giudiziari.

Sarah Scazzi non è più una ragazza scomparsa. E’ stata purtroppo assassinata e la giustizia sta facendo il suo corso. Non si capisce quindi perché, quel programma continui a occuparsi del caso.

O meglio, lo si capisce per alcuni aspetti: come quello, mandato in onda ieri, di trovare testimoni che possano chiarire i tanti misteri del caso di Avetrana.

Ma quando, sempre ieri, un servizio si focalizza su cosa e a che ora Sarah abbia consumato il suo ultimo pasto, se un sofficino o parte di esso, alle 12.45 o dopo, per stabilire l’ora della morte, evocando anche la possibile riesumazione del corpo, si superano i confini.

Chiunque abbia seguito un processo sa che i confonti tra i periti sono molto complessi e sono appunto confronti tra esperti. Non ho mai sentito di giornalisti chiamati alla sbarra nel confronto peritale. Soprattutto nei processi per omicidio volontario.

E credo che anche trasmissioni del servizio pubblico debbano porsi l’interrogativo su cosa mandare in onda e perché.

Ad maiora.