Stagnazione era e stagnazione rimane.
Malgrado le manifestazioni di piazza e i non esaltanti risultati elettorali, Putin mantiene la barra e nomina un nuovo-vecchio governo.
A guidarlo, come annunciato, Dimitri Medvedev (già primo ministro quando Putin era presidente, la volta scorsa). È stato proprio l’arrocco alla guida di Cremlino e Casa Bianca (russa) a far scattare le proteste di piazza.
Molti volti noti anche negli altri posti chiave: Lavrov rimane agli Esteri, Serdukov alla difesa e Siluanov alle Finanze. Belousov, fedelissimo di Putin va all’Economia.
A guidare l’esecutivo l’ex presidente Medvedev.
A tenere le briglia, come sempre, il Cremlino putiniano.
A maiora
Archivi
Tgcom, 24 in che senso?
Nel lanciare il nuovo canale all news di Mediaset avevano detto: di notte va in onda il rullo, ma siamo pronti in redazione per fatti accaduti nella notte.
Nella notte, alle 4, una scossa di terremoto ha colpito l’Emilia Romagna.
A distanza di più di due ore, Tgcom24 manda invece in onda il tg di mezzanotte.
Dormono tutti?
No, hanno (ben) aggiornato il sito:
http://mobile.tgcom24.it/cronaca/articoli/1046638/forte-scossa-terremoto-nel-modenese-avvertita-anche-a-bologna-e-milano-e-nel-veneto.shtml
L’unico canale free che ha seguito passo passo quel che accadeva è stato Rainews.
Nella nuova denominazione non è più “24”.
Ma il senso non è cambiato.
Ps. Molto più aggiornato, a partire dalle 6, il rullo del Tg5.
Ps2. Ore 6.45: iniziano le trasmissioni di Tgcom “24”.
Ad maiora
Attentato di Brindisi. Alle 17 tutti in S.Fedele
La mobilitazione a Milano.
Ecco tutte le altre piazze:
Ad maiora
Brindisi, gli assassini non vinceranno
Ho ancora in mente i volti dei ragazzi ieri pomeriggio alla sala della Provincia di Milano. A sentire parlare del generale Dalla Chiesa e di Falcone e Borsellino.
Sono le stesse che ora si vedono (troppo poco in tivù direi, per la gravità del fatto! Un grazie a Telenorba) dopo l’attentato di Brindisi.
Ragazze e ragazzi nel mirino. Colpevoli loro solo di andare in una scuola dedicata a Falcone e Morvillo, nell’imminenza dell’anniversario del loro sacrificio.
È qualcosa che lascia senza parole.
Ma che deve spingerci a fare sempre di più.
A stringerci intorno a Libera e alla Carovana antimafia in arrivo a Brindisi.
Gli assassini non vinceranno.
Mai.
Ad maiora.
La prigione sta rinforzando Khodorkovskij (recensione del libro che presentiamo alle 18)
Il detenuto politico più famoso di Russia. La dimostrazione plastica che quella putiniana è un vero regime dove finisce in prigione non il ricco in quanto tale. Ma il ricco che non piega la testa davanti al potere. Quello che osa contraddire il piccolo zar in pubblico e osa finanziare i partiti d’opposizione (liberali, ma soprattutto comunisti).
I motivi per cui Mikhail Khodorkovskij ha scritto “La mia lotta per la libertà” (Marsilio) è perché quella libertà l’ha persa nel 2003 e la riacquisterà solo una volta che Putin e la sua banda (da Medvedev – che pure, appena diventato presidente, sembra convincere l’autore, vittima di Sindrome di Stoccolma – in giù) avrà perso il potere. I due processi che gli si sono stati intentati non hanno infatti alcuna base giuridica (con reati postdatati come assegni tarocchi).
Dalla istruttiva lettura del libro (composto da articoli, interviste e ottimi confronti a distanza con intellettuali russi) si evince che la cattività ha ulteriormente (e ghandianamente) rinforzato l’ex uomo più ricco della Russia. Motivo per il quale, temo, il regime lo farà sicuramente marcire in cella: “Cinque (ora nove, Ndr) anni di prigione equivalgono ugualmente a trasferimenti continui, infinite limitazioni. Non riesci a portarti dietro molte cose. Dispiace abbandonare i libri accumulati, perdere i propri appunti. Ma essi sono con me, nella mia testa. Tutto il resto non conta. In questo senso la prigione rende un uomo libero”.
Khodorkovskij non se la prende più di tanto per essere diventato molto più povero che nel recente passato. Ma perché la Russia di Putin ha fatto a pezzi una realtà economica super attiva come Yukos (alla cui spartizione – ma sul libro non se ne trova traccia – hanno partecipato anche – ai tempi prodiani – ENI ed Enel), capace di dare lavoro a migliaia di persone e versare milioni di rubli al fisco moscovita: “Il caso Yukos non è un conflitto fra lo stato e il business, bensì un attacco motivato da un punto di vista politico e commerciale di un business (i cui rappresentanti sono i burocrati) contro l’altro”.
E l’imprenditore fa una previsione che ricorda la “rivoluzione bianca”: “Ben presto, l’unica controparte di questa polizia famelica e ingorda sarà una folla inferocita che si riverserà in strada gridando: Avete promesso panem et circenses. Ebbene, dove sono?!”.
È interessante la parte politica del discorso di Khodorkovskij che invita e auspica – per il dopo Putin – una svolta a sinistra, statalista. La formazione nel Komsomol non sembra essere stata vana…
Chiudo sulle note del volume, che dovrebbero spiegare meglio le parti oscure. Non sempre riescono nell’intento. A volte sono imprecise (Budanov non ha mai chiesto e men che meno rifiutato la grazia). Altre invece prendono cantonate. Come confondere Platon Lebedev, socio di Khodorkovskij col generale Lebed’, ex XIV armata attiva in Moldavia durante la guerra civile, mediatore coi ceceni, lanciatosi in politica contro Eltsin (poi con) e morto in modo misterioso in un incidente aereo dieci anni fa.
Succede anche questo, nella Russia di Putin.
Ad maiora
……………..
Mikhail Khodorkovskij
La mia lotta per la libertà
Marsilio
Venezia, 2012
Euro: 19
Pagg. 239
……………..
OGGI ALLE 18 PRESENTEREMO QUESTO LIBRO AL CIRCOLO DEI LETTORI DI VIA WASHINGTON 56 A MILANO.
VI ASPETTIAMO




