Questo blog aderisce convintamente alla campagna per la liberazione di Rossella Urru.
Chiediamo che tutti i comuni espongano uno striscione per Rossella l’8 marzo…
Manteniamo viva l’attenzione su Rossella Urru,
Questo blog aderisce convintamente alla campagna per la liberazione di Rossella Urru.
Chiediamo che tutti i comuni espongano uno striscione per Rossella l’8 marzo…
direttore e il vicedirettore di radio Eco di Mosca, una delle poche emittenti giornalistiche rimaste indipendenti in questi anni di putinismo imperante (pur essendo questa stazione controllata da Gazprom Media), sono stati espulsi oggi dal consiglio d’amministrazione dell’emittente.
I giornalisti della radio pensano che questa manovra sia legata alle critiche mosse da Putin contro l’emittente accusata, in modo fine, dall’ex spia del Kgb, di “gettare merda” contro le istituzioni (ossia di fare informazione indipendente):
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=177707&sez=HOME_NELMONDO
“Siamo consapevoli che Gazprom Media non poteva non reagire dopo le parole della leadership russa verso la stazione”, scrivono i cronisti in un comunicato.
Alexei Venediktov, rimane direttore dell’emittente, ma non fa più parte del Cda, appena ridisegnato. ”Tutte queste aggressioni ai nostri danni negli ultimi due mesi, erano chiaramente non casuali”, ha dichiarato il direttore, riferendosi ad un attacco subito dal sito web dell’emittente da parte di alcuni hacker durante le ultime elezioni legislative.
La portavoce di Gazprom Media, Irina Zenkova, ha parlato di cambiamenti che fanno parte di un semplice rimpasto e che non coinvolgono la politica editoriale di Eco di Mosca.
Per Elena Zelinskaïa, vice presidente del sindacato dei mezzi di comunicazione indipendenti, è solo un “avvertimento” verso Venediktov, che dirige la radio dal 1998.
La stazione è riuscita a rimanere uno dei principali mezzi di informazione indipendenti in Russia.
Annaviva nel suo viaggio elettorale a dicembre andò in visita alla Radio. Questo il video:
Ci torneremo a marzo, per le presidenziali.
Ad maiora
Dall’Ungheria arriva una buona notizia e dimostra che parte delle strutture democratiche sorte dopo la fine del periodo comunista resistono alla pressione illiberale del governo Orban. Ieri il Consiglio dei media, organo di sorveglianza sui media in Ungheria, ha prolungato di due mesi la licenza per le frequenze di Klub Radio, nota emittente indipendente, che si oppone al governo conservatore di Budapest (vi lavorano per lo più giornalisti cacciati dalla radio pubblica). La frequenza per Klub Radio era stata revocata dopo un concorso contestato che aveva causato proteste dell’opposizione e da parte anche della stampa internazionale. Klub Radio ha presentato denuncia in tribunale contro il
concorso, e fino al verdetto di questo processo la licenza è stata prolungata.
Per capire quel che sta succedendo sul fronte dei media (e della cultura) a Budapest, consiglio la lettura di questo articolo:
http://expost24.com/2012/02/07/larte-del-regime-saveklubradio/
Annaviva sabato mattina (ore 11, Ostello Bello, via Medici4 aMilano) si occuperà di questi temi incontrando Andras Arato, direttore proprio di Klub Radio e conDanilo de Biasio, direttore di Radio popolare.
L’associazione nata per ricordare il sacrificio di Anna Politkovskaja qualche settimana fa ha manifestato la propria solidarietà con i democratici ungheresi manifestando sotto il consolato milanese. In questo video realizzato al presidio, vengono elencate le nuove – liberticide – norme entrate in vigore in Ungheria:
A sabato.
Ad maiora
Annaviva era andata alla conferenza stampa nella quale venivano raccontati i brogli delle elezioni politiche di dicembre.
Non potremo tornare invece a trovare gli amici di Golos a marzo, dopo le presidenziali. L’ong che si occupa di monitorare le elezioni interne è stata infatti sfrattata dalla sua sede di Mosca e ha avuto la luce tagliata.
Il tutto per lavori di ristrutturazione che – mirabile visu – termineranno proprio il 6 marzo, due giorni dopo la chiusura delle urne.
L’ong Golos (in russo significa “voto”) sostiene che “la credibilita’ delle elezioni presidenziali già messa alla prova dalle denunce di estese violazioni alle elezioni legislative dello scorso dicembre si sta dissolvendo”.
Il tutto avviene il giorno dopo l’esclusione dl candidato liberale Javlinskij dalle presidenziali del 4 marzo.
Bjorn Engesland, portavoce dell’ong aggiunge: “Golos prevede che le elezioni di marzo saranno imprevedibili e problematiche almeno quanto quelle per la Duma di dicembre, per gli attacchi o le persecuzioni che le autorita’ potranno attuare”.
Lo sfratto è arrivato malgrado Golos abbia un contratto fino alla fine di agosto.
Martedì è stata anche notificata l’interruzione delle forniture di energia elettrica per lavori di ristrutturazione gia’ in programma e che dureranno appunto fino al 6 marzo.
Che tempistica!
Ad maiora.
Annaviva dopo il presidio di due giorni fa nei pressi del consolato ungherese di Milano, ha intenzione di organizzare a breve altre iniziative per tenere desta l’attenzione sulle violazioni della libertà di stampa a Budapest.
La situazione rimane infatti drammatica per i colleghi che non si adeguano al regime:
Al presidio milanese dell’altra sera erano presenti anche alcune cittadine ungheresi. Una di loro, Ildikó Tóth, ha seguito una delle manifestazioni di protesta di Budapest.
Quello che segue è il suo (bel) resoconto.
Ad maiora.
……………..
Hanno sfidato per 32 ore e 40 minuti il freddo all’aperto. Hanno fatto la fila pazientemente anche per un’ora. Ragazze, ragazzi, bambini delle elementari, delle medie, signore anziane, studenti universitari, liceali, impiegati, disoccupati, attori, poeti, scrittori famosi, persino un regista 86enne, tutti per recitare una poesia.
Dal pomeriggio del 18 novembre fino alla mezzanotte del sabato 19. Alcuni hanno portato la chitarra per cantare queste poesie. Di pomeriggio, di sera, di notte fonda, all’alba freddissima, al mattino, e poi ancora tutto il giorno sono stati vicino a lui, il Poeta, Attila József, la cui statua deve essere trasferita per volere del governo nazional-conservatore dalla piazza principale del Parlamento e nella vicinanza del Danubio in un paesino sperduto della campagna ungherese, dove il poeta ha passato qualche triste anno della sua sfortunata infanzia. Dove lui non fu accolto bene, dove gli hanno tolto anche il suo nome, Attila – perchè questo nome non esiste – chiamandolo István, Stefano.
Il governo ha intenzione di ripristinare la piazza come fu negli anni quaranta durante il regime di Miklós Horthy alleato di Hitler ed oppressore di idee socialiste. Ma la gente di Budapest si è organizzata spontaneamente su facebook per dimostrare il suo disappunto verso questa decisione. Insegnanti, infermieri, giornalisti hanno organizzato una dimostrazione pacifica, una maratona di recite di poesie per 32 ore come il numero degli anni del poeta al momento del suo suicidio nel ‘37.
Attila József è uno dei poeti più conosciuti e più amati dagli ungheresi. La sua giocosa e tenera ninna nanna dedicata al nipote è conosciuta da tutti i bambini in tenera età. Le sue poesie scritte quando lui stesso non era molto di più che un bambino si insegnano nelle scuole elementari. I suoi versi d’amore sono tra i più intensi, dolorosi e struggenti scritti nella lingua magiara. La sua riflessione e le sue analisi sulla società degli anni ‘20 e ‘30 sono valide tuttora e la sua conoscenza dell’anima umana fa dimenticare che le ha scritte tutte in giovane età. Le sue parole sono incise nel cuore delle persone che le hanno conosciute. Per questo motivo sono accorsi numerosi legati insieme con il filo delle parole delle poesie. Volevano stare insieme contro i recenti episodi di intolleranza contro i poveri, i senzatetto, i rom, i diversi. Ci sono stati solo pochissimi discorsi. Niente politica. Una persona si presentava davanti al microfono, recitava la „sua” poesia preferita e in silenzio scendeva dal palcoscenico improvvisato. La statua del poeta si è riempita di candele e fiori. Per finire, a mezzanotte del sabato è stata recitata in sette lingue diverse una delle sue poesie più rivoluzionarie, “Con cuore puro”. Anche in italiano. Come un grido di aiuto.
L’evento è stato seguito su Facebook e in parte sulle onde di una radio indipendente, la Klub Radio. Per il resto, quasi silenzio totale. La stampa ufficiale, la Tv di stato, i canali radio non ne hanno riportato notizia. Al di fuori di Budapest la gente ne è venuta a conoscenza solo leggendo per caso su internet qualche informazione, come d’altronde era accaduto per la dimostrazione sulle strade della capitale il 23 ottobre, 55° anniversario della rivoluzione del ’56. Gli “indignati” ungheresi hanno avuto poca voce. Ma tutto questo non li scoraggia: la partecipazione e l’entusiasmo hanno coinvolto sia quelli che erano presenti fisicamente che coloro che hanno seguito virtualmente la maratona.
Ildikó Tóth