“Sia che accettiamo ciecamente la sua convinzione di avere una natura divina, come fece Simon Pietro, sia che la rifiutiamo considerandola una mania di grandezza che lo portò a farsi torturare e a sacrificare la vita senza opporre resistenza, convinto che sarebbe risorto nella gloria, nell’uno e nell’altro caso siamo costretti a riconoscere che Gesù non fu affatto un codardo”.
Basterebbero queste poche righe per capire il saggio “Sia fatta la sua volontà” di George Bernard Shaw, stampato per la prima volta nel 1915 e ripubblicato ora da Chiarelettere.
Un pamphlet nel quale l’intellettuale analizza, a metà tra il bibliofilo e l’antropologo, i Vangeli (“presi sul serio”, come tiene a sottolineare).
Shaw analizza la vita di Gesù senza filtri religiosi e traccia un ritratto tranchant: “In poche parole, potremmo dire che Gesù avesse uno stile di vita da artista bohémien”. E cerca di analizzarne la figura prescindendo dai miracoli: “Rousseau dimostra, esattamente come aveva previsto Gesù, che i miracoli rappresentano l’ostacolo principale all’accettazione del cristianesimo, perché la loro non credibilità (se fossero credibili, non sarebbero più miracoli) ci rende scettici verso le Scritture – per quanto credibili nel loro insieme – nonché sospettosi della dottrina alla quale finiscono per essere associati”. E spiega: “Anche se oggi riuscissimo a dimostrare che Gesù non compì alcun miracolo, questa prova non scalfirebbe nessuno dei suoi insegnamenti”.
Sempre sul miracolo (finale) che avrebbe potuto salvargli la vita, Shaw chiosa: “Doveva morire come un dio, non salvarsi come ‘uno dei potenti’. L’accordo su questo punto è molto importante, perché prova che, quando affermava di essere un dio, Gesù era assolutamente sincero. Nessun impostore avrebbe accettato quelle torture terribili senza almeno un tentativo per salvarsi; nessun impostore avrebbe avuto la forza di sopportarle nella convinzione che dopo tre giorni sarebbe risorto dalla tomba, di nuovo vivo”.
Shaw analizza anche il celibato di Gesù (“il sacrificio più grande nel matrimonio – scrive un po’ Fornero, un po’ Monti – è proprio la rinuncia allo spirito avventuriero verso la vita: sistemarsi”) e lo mette in testa a un elenco che comprende: “celibe Beethoven, nubili Giovanna d’Arco, Chiara, Teresa, Florence Nightingale”.
Allo scrittore irlandese non piacciono le gerarchie ecclesiastiche (“la spiazzante contraddizione tra insegnamenti di Gesù e la loro applicazione da parte di governi e chiese è ormai evidente a tutti”), anche quelle della prima ora: “Gesù era appena stato sepolto, o appena entrato nel Regno dei cieli (come preferite), e già gli apostoli avevano affossato la sua eredità al livello a cui è rimasta fino ai giorni nostri”. E spiega così la sua avversione a La versione di Paolo: “Ancora oggi il cristianesimo paolino è un’associazione e contro il peccato, ed è proprio a questo che deve il suo enorme successo”.
Insomma, un’analisi spietata. Che non ha perso la sua forza neanche a un secolo di distanza. In una fase secolarizzata, in cui tutti si professano cristiani. A modo loro.
Ad maiora
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George Bernard Shaw
Sia fatta la sua volontà
Milano, 2011
Chiarelettere
Pagg. 152
Euro: 7
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2 aprile, conferenza stampa per dire a no all’estradizione di Ivan Kostin
Prosegue la campagna video sul caso di Ivan Kostin, adottato da Annaviva.
L’associazione ha organizzato una conferenza stampa a Milano il 2 aprile alle 12, all’Ostello Bello (via Medici 8 – traversa di via Torino).
Parteciperanno il giornalista russo Grigori Pasko e la moglie di Ivan Kostin.
Il giorno successivo, presso il tribunale di Milano, si decederà per l’estradizione (estradarlo vuol dire condannarlo).
Questo il video-comunicato-spot:
Ad maiora
Fausto e Iaio. Il giorno dopo. Commento sentito in posta
Condanne a morte in Bielorussia? E chi se ne frega
Dall’ultima dittatura d’Europa arriva questa mattina la notizia della seconda condanna a morte eseguita in Bielorussia per l’attentato alla metropolitana di Minsk che costò la vita, l’11 aprile di un anno fa, a 15 persone.
A nulla sono servite le pressioni dell’Unione europea e delle organizzazioni per i diritti umani che avevano chiesto a Lukashenko di sospendere le condanne a morte. Tra i 15 stati emersi dal crollo dell’Urss, la Bielorussia è l’unica che continua con le uccisioni di Stato.
I risvolti e le motivazioni dell’attentato non furono peraltro mai chiariti. Le opposizioni hanno sempre sospettato fosse un complotto (in stile siriano per intendersi) per stringere ancora di più le maglie del regime.
Ieri è stato “giustiziato” Vladislav Kovalev. Oggi la tv di stato ha annunciato l’esecuzione anche del suo amico Dimitri Kanavalau.
C’è da dire che la stampa italiana in edicola questa mattina ha superato sé stessa, quanto a provincialismo e disinteresse.
Questo lo spazio dedicato all’esecuzione in Bielorussia di ieri:
Il Giornale: righe 0
Il Fatto: 0
Il Corriere della sera: 0
La Repubblica : 0
Il Sole 24 ore: 0
Il Giorno: 0
Vedremo se domani si accorgeranno della duplice esecuzione.
Ad maiora.
L’uomo morto mentre era in custodia della polizia russa. Una storia da leggere
Ecco qua. Leggete con attenzione:
http://www.rferl.org/content/mans_death_in_police_custody_leads_to_more_revelations_of_abuse_in_russia/24517933.html
Ecco perché non è il caso di rimandare Ivan Kostin (per il quale si deciderà l’estradizione il 3 aprile a Milano) in Russia.
Ad maiora.



