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VOGLIAMO A MILANO VIA POLITKOVSKAJA!

Da oggi, 12 novembre, l’associazione Annaviva lancia una nuova raccolta firme per Anna Politkovskaja, cui vorremmo fosse dedicata una via a Milano. Vi chiediamo di aderire inviando una mail all’indirizzo che trovate in fondo.
Ad maiora.
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Milano nel 2015 sarà – grazie all’Expo – una vetrina internazionale.
La città che ha nel proprio gonfalone Sant’Ambrogio e che ha dato i natali a Manzoni e Beccaria ha l’occasione per non far dimenticare, oltre alla fame del mondo, il rispetto dei diritti umani e della libertà di stampa.
In questi anni, una figura più di altre, ha rappresentato a livello mondiale il giornalismo “dalla schiena dritta”: Anna Politkovskaja.
Per mettere a tacere la coraggiosa giornalista russa non sono bastate le minacce, gli arresti, gli avvelenamenti, i finti plotoni di esecuzione, l’isolamento.
5 anni fa, il 7 ottobre del 2006, è stata assassinata nel portone di casa sua. La giustizia russa sta tentando – pur tra molti tentennamenti – di trovare chi le abbia materialmente sparato. Mentre resta (e forse resterà) un fitto mistero sui mandanti.
“Io vedo tutto, questo è il problema” scriveva Anna Politkovskaja, uccisa solo perché voleva fare il suo mestiere: la giornalista.
Milano ha dedicato i propri giardini pubblici a Indro Montanelli, mentre ha platealmente mancato la consegna dell’Ambrogino d’oro a un altro dei suoi figli adottivi: Enzo Biagi.
Ora c’è un’occasione di riscatto.
Nel 2009, dopo una raccolta firme on line e una mobilitazione popolare (organizzate da Annaviva e Gariwo), Palazzo Marino ha dedicato ad Anna Politkovskaja un albero nel Giardino dei Giusti al Monte Stella. Altre città italiane hanno seguito questo esempio (da Brescia a Genova).
Oggi, noi firmatari di questo appello, chiediamo al Comune di Milano, al sindaco Pisapia, di fare un passo in più, di mettere la città al pari di altre nel mondo, da Roma a Tbilisi, da Tolosa a Ferrara.
Dedicando ad Anna Politkovskaja una via o una piazza della comune che tra pochi anni ospiterà l’Esposizione universale.
Se davvero un vento nuovo soffia sulla “capitale morale”, crediamo che questa sia l’occasione giusta per dimostrarlo.
A tutto il mondo.

Per aderire, mandare una mail con nome, cognome e professione a questo indirizzo: unaviaperanna@gmail.com

SE SARKOZY E LA MERKEL CI RUBANO ANCHE IL MESTIERE DI FAR RIDERE

La risata di Sarkozy alla domanda su Berlusconi ha suscitato una levata di scudi nazionalistI su molti giornali. Ma il presidente francese e la cancelliera tedesca Merkel, dietro i loro scranni, sembrano più che altro due personaggi dei Muppet Show.

Lei, da zia premurosa, ha d’altro canto regalato a lui – ovviamente a favore di fotografi e telecamere – un peluche da portare alla nuova arrivata all’Eliseo. Bleah.

Perché allora innervosirsi, o addirittura inalberarsi per quelle mezze risate e occhiate?

Forse per una sorta di lesa maestà. Nel mondo siamo sempre stati noi i maestri di quella Commedia dell’arte che aveva ed ha il principale compito di trasformare tutto ciò che arriva in palconescenico in una buffonata. E ora sembra che francesi e tedeschi ci vogliano togliere anche questo primato.

Noi ci abbiamo provato per anni, facendo le corna nelle foto ufficiali, cucù da dietro le colonne, abbracciando i leader mondiali come fanno i bambini quando si ritrovano per il primo giorno della seconda elementare.

La crisi del berlusconismo si misura anche in quella risata, anzi in quel mezzo sorriso di compiacenza, che due “statisti” europei riservano a chi guida il governo italiano.

Dopo le prossime elezioni in Francia e in Germania, vedremo se quei due saranno ancora dietro il trespolo presidenziale. Se sorrideranno ancora insieme, insomma.

Da noi invece, come dice ogni giorno Angelino Alfano, non ci sono dubbi sul ricambio: Berlusconi sarà candidato “premier” anche nel 2013.

Per il 2018, vedremo. Sempre che una risata non ci seppellisca tutti.

Ad maiora.

VERSO UN PUTINISMO ALL’ITALIANA?

Ora rinculano, come i blindati ai cortei: “Macché Legge Reale! Siamo stati male interpretati”.

Ma intanto si prepara un nuovo giro di vite per le manifestazioni.
Alemanno, per esempio, le ha vietate a Roma per un mese. Non si capisce in base a quale principio costituzionale. La prima ad essere punita è la Fiom, che pure ha un servizio d’ordine coi fiocchi. Poi verranno messi a tacere anche quanti vorranno protestare per la crisi o per i tagli. Verranno consentiti, al massimo, sit-in in determinate piazze. È esattamente quel che succede a Mosca, da due lustri. Soprattutto per l’opposizione.

Anche questa idea, che piace tanto a destra e sinistra, di daspare i manifestanti violenti come si fa per gli ultrà del calcio, ricorda tanto il regime putiniano. In Russia, per fare un esempio, i nazional bolscevichi di Limonov vengono arrestati mentre si dirigono alle manifestazione dell’opposizione (che sono quasi sempre non autorizzate). Succederà anche qui?
Li’, sempre per garantire la sicurezza, l’entrata in quelle piazze concesse all’opposizione è regolata da meta detector. La butto li’ come idea per un mega appalto. Magari da far gestire, extra gara, dalla Protezione civile. Non siamo in (perenne) emergenza?

Ai prossimi cortei, se si va avanti, così saranno sempre meno quanti scenderanno in piazza con intenti pacifici. Allo stadio d’altronde, per le partite di calcio, succede da anni.

Scriveva Ignazio Silone:

La libertà è

la possibilità di dubitare,

è la possibilità di sbagliare

è la possibilità di cercare,

è la possibilità di sperimentare

di dire no

ad una qualsiasi autorità

artistica e filosofica, religiosa,

sociale e anche politica.

Ad maiora

SIATE AFFAMATI, SIATE FOLLI

You can’t connect the dots looking forward.

You can only connect them looking backwards.

So you’ve to trust that the dots will somehow connect in your future.

You’ve to trust in something – your gut, destiny, life, karma, whatever.

This approach ha never let me down, and it has made all the difference in my life.

Come lettura domenicale consiglio il librino che il Corriere della sera ha realizzato per la morte di Steve Jobs (e che è in vendita nelle edicole). Si intitola “Stay Hungry, Stay Foolish”, titolo ovviamente tratto dal finale dell’incredibile discorso tenuto dal fondatore della Apple a Stanford sei anni fa, discorso che viene pubblicato con la traduzione a fronte e soprattutto analizzato a fondo grazie alle spiegazioni di Andrea Fontana, docente di Storytelling a Pavia, intervistato da Alessio Ribaudo. Un discorso che è rimbalzato milioni di volte in rete in queste settimane, ma che non può stancare:

Nel libro si analizza la «vita di un genio che ha cambiato le nostre vite», un guru capace di «commercializzare benessere spirituale high tech». Capace di fare il suo ultimo intervento pubblico al consiglio comunale di Cupertino per sponsorizzare il nuovo campus Apple:

Un genio, da poco scomparso, che in realtà non ha inventato nulla, ma che è stato, come scrive Massimo Sideri, «un architetto delle nostre vite», un innovatore che ha portato tutto a portata di clic, anzi di dito e di carta di credito: «Le applicazioni hanno un che di catartico: è come se pagassimo delle medicine per essere più spensierati, stare meglio, è una nuova forma di consumo e di fruizione di beni e servizi che ha un aspetto spirituale».

Spiritualità che si ritrova nella descrizione di Matteo Persivale di Jobs come “buddista anomalo”. La sua pubblicità più famosa è d’altronde molto zen:

il sogno americano che viene raccontato nel libro è tratti accondiscendente (i suicidi nelle fabbriche cinesi della Apple non riguardano il passato, come scritto, ma purtroppo anche il presente) e pone molti giusti interrogativi sul futuro di un’azienda che ha perso il suo condottiero.

Un uomo, a giudicare anche da questo libro, che non sarà facilmente sostituibile. L’importante è, come diceva lo stesso jobs nel discorso ai laureandi, “don’t settle”, non accontentarsi.

Ad maiora.

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Stay Hungry. Stay foolish.

Il Corriere della sera

Testi di Massimo Gaggi, Paolo Mereghetti, Matteo Persivale, Alessio Ribaudo, Edoardo Segantini e Massimo Sideri

Pagg. 107

Euro 2,80

ELSA K. STASERA IL DEBUTTO A MILANO!

Stasera al Teatro del Borgo di Milano la prima assoluta di “Elsa K.”.

Ieri la prova generale.

Vedere, sentire e soprattutto percepire quel che si è scritto diventare carne e sentimenti su un palco è una strana sensazione. Molto stimolante.

Per i libri (ne ho scritti due, un terzo è in forno) appena hai finito di scrivere, le parole stampate non appartengono più solo a te. Per il testo teatrale (questo è il mio primo) succede qualcosa di ancora più forte: non solo quello che ho digitato su un foglio bianco di un piccolo computer bianco si è allontanato da me, ma ha preso subito vita. Sara Urban, Paola Vincenzi e Fabio Paroni che da stasera saranno in scena (grazie alla regia di Alessia Gennari) rendono concreto e profondo quel che percepivo da tempo nella mia testa. La vergogna per quel che è successo il Cecenia. L’umiliazione e la violenza sulle donne che ogni guerra porta con sé. Il ruolo di noi maschi che governiamo malamente il mondo da millenni.

C’è un po’ tutto questo in “Elsa K.” che è stato ben presentato dal Corriere della sera:

http://milano.corriere.it/milano/notizie/arte_e_cultura/11_ottobre_4/da-anna-a-el-sa-1901715282774.shtml

http://archiviostorico.corriere.it/2011/ottobre/05/Omaggio_Anna_Una_storia_vera_co_7_111005056.shtml

Da stasera per tre giorni, grazie ad Annaviva e LattOria, saremo in scena al Teatro del Borgo (via Formentini 3, Milano).

Oggi e domani è tutto esaurito.

Resta qualche posto solo sabato sera.

Chi ha tempo e voglia, prenoti gli ultimi biglietti, scrivendo una mail a: sarauban@lattoria.it

Ad maiora