Frank Kessié riparte dai sentimenti. Torna a Bergamo dopo nove anni, con una carriera completamente diversa alle spalle e con la consapevolezza di ritrovare il luogo dove tutto è cominciato.
«Per me è un po’ particolare essere qua. Devo ringraziare tutta la società che mi ha dato la possibilità di giocare qua, a casa mia. Sono molto, molto felice di tornare qui e di far parte del nuovo progetto».
Era partito ragazzo e si ripresenta da uomo. «Quando sono andato via ero un bambino, adesso sono cambiato tanto perché sono diventato un uomo».
Bergamo, la prima casa europea
Il legame con Bergamo attraversa tutta la presentazione. È qui che Kessié ha scoperto il calcio europeo dopo essere arrivato giovanissimo dalla Costa d’Avorio.
«Per me Bergamo è la prima città d’Europa che ho conosciuto. Quando sono andato via dalla Costa d’Avorio a 18 anni, la prima città che ho conosciuto è qui. È qui che ho iniziato il calcio professionistico. Per me la città è tutto».
Un rapporto che ha pesato anche nella scelta di questa estate. Le possibilità non mancavano, ma quando si è presentata l’Atalanta la decisione è diventata semplice.
«Quando c’è mercato e un giocatore è libero è normale parlare con altre squadre. Certo, ho parlato con altre squadre. Quando è arrivata l’Atalanta l’ho scelta perché è stata una scelta di cuore. Per me la decisione non è stata durissima, è stata facile: vado lì, torno a casa».
Da ragazzo da aiutare a uomo d’esperienza
Kessié ritrova anche un’Atalanta profondamente cambiata. Lui stesso, del resto, non è più il ventenne che impressionava per le progressioni a tutto campo.
«Prima avevo vent’anni, adesso sono quasi trenta, però sono lo stesso».
È diverso soprattutto il peso che può avere nello spogliatoio. Dieci anni di calcio ad alto livello gli consentono ora di restituire ai più giovani quello che aveva ricevuto nella sua prima esperienza nerazzurra.
«Quello che i giocatori più grandi hanno fatto con me, adesso io devo aiutare quelli più giovani, sul campo e fuori dal campo, nello spogliatoio».
La presentazione offre anche un momento più intimo con il ricordo di Willy Ta Bi, il giovane ivoriano scomparso nel 2021 e al quale Kessié era legato personalmente: «Certo che ho pensato a Willy. Con lui avevo un rapporto personale. Era un bravo ragazzo».
Sarri e il nuovo ruolo
C’è poi il Kessié che dovrà entrare nel calcio di Maurizio Sarri. Mezzala oppure regista: l’ivoriano non pone limiti alla propria collocazione.
«Sarri è un grande allenatore. Lavoriamo ogni giorno con lui e lui sa bene, con il suo sistema, dove Frank può essere molto utile. Per me non c’è problema a giocare da mezzala o da regista. Sono a disposizione e sono pronto a dare il massimo per la squadra e per la città».
Anche l’esperienza in Arabia Saudita viene ricordata positivamente. «È stata una bella esperienza. Per un calciatore andare fuori dall’Europa è un’esperienza. Là ho vinto tre trofei, per me è stata una grande esperienza».
Adesso, però, c’è nuovamente l’Atalanta. E Kessié non abbassa l’asticella quando si parla di obiettivi: «Siamo qui per lottare su tutto».
Vale anche per la Conference League: «Siamo qui per lottare. Andiamo fino alla fine in tutte le competizioni e facciamo i conti a fine maggio».
E quando il discorso arriva persino alla possibilità di chiudere un giorno la carriera a Bergamo, la risposta è breve: «Perché no? Non è male».
Giuntoli: «Un centrocampista totale»
Il ritorno di Kessié è uno dei tasselli del mercato appena concluso da Cristiano Giuntoli. Il direttore sportivo parte dalla scelta di Maurizio Sarri, individuato come uomo attorno al quale «andare su un nuovo percorso, un nuovo ciclo», e ripercorre poi le operazioni dell’estate.
Gaetano è arrivato come regista italiano, Kristensen dopo l’addio di Djimsiti, Elmas per la possibilità di ricoprire più ruoli. Quindi Kessié dopo la partenza di de Roon e Rowe per aggiungere un esterno alto a sinistra di piede destro e qualità negli ultimi trenta metri.
Su Kessié, Giuntoli è molto chiaro: «Frank credo che non abbia problemi a giocare da nessuna parte. È un calciatore totale, un centrocampista totale, che ha qualità fisiche e tecniche per poter giocare sia come regista sia come mezzala».
E aggiunge: «Rappresenta per noi un tassello, un mattone pesante, una pietra per costruire nella nuova Atalanta».
La sua personalità servirà anche a riempire il vuoto lasciato da de Roon. Giuntoli spiega così la separazione: «Quando c’è un calciatore di intelligenza che esprime la sua volontà, credo che sia doveroso ascoltarlo. Ci dispiace, però abbiamo voltato subito pagina e abbiamo pensato di inserire un calciatore del livello di Frank, anche per sopperire all’interno dello spogliatoio, sul campo, con la sua personalità».
Il mercato si è chiuso senza un ulteriore difensore centrale. Giuntoli spiega che la società ha valutato alcune opportunità, ma ha scelto di non «soffocare il reparto», considerando i progressi nel recupero di Hien e la crescita degli altri elementi a disposizione. Conferma inoltre che Alajbegovic e Romagnoli sono stati giocatori seguiti dall’Atalanta, senza che si arrivasse all’operazione.
Resta soprattutto il cambio di filosofia introdotto da Sarri. «Passare da un orientamento sull’uomo a un orientamento sulla palla è veramente l’opposto». Per questo Giuntoli continua a chiedere tempo al nuovo corso.
E fissa il primo vero traguardo della stagione: «Dobbiamo trovare una nostra identità, dobbiamo ritrovare un’identità chiara e forte e da quella poi si può andare a capire quali obiettivi si possano raggiungere».