Russian Union of Journalists

Falce e sberleffo, barzellette in salsa sovietica


Un libro che ho acquistato per caso e che non mi ha convinto fino in fondo, ma le cui barzellette mi hanno spesso fatto piegare dalle risate. Mi riferisco a “Falce e sberleffo” di Ben Lewis, pubblicato in Italia da Piemme. È un racconto del mondo sovietico attraverso l’umorismo che ha sempre caratterizzato quelle aree. Il giornalista inglese ha raccolto migliaia di barzellette per capire se queste abbiano contribuito a far crollare il Muro e ammainare la bandiera rossa sul Cremlino.

Sostiene Lewis che «la repressione nei confronti dei barzellettieri era un aspetto fondamentale del terrore stalinista: in un certo senso si potrebbe dire che a spazzar via il comunismo furono le risate».

Proprio questa analisi sembra un po’ di maniera. Come filo conduttore a questa serie di bellissimi scenette umoriste, si sarebbe potuto trovare altro. Anche se l’assunto da cui parte il libro è una frase di Karl Marx condivisibile (e applicabile anche ad altri regimi…): «La fase finale di un sistema politico è la commedia».

E l’altra base ideologica da cui parte il volume è di George Orwell: «Ogni barzelletta e’ una piccola rivoluzione. Se doveste definire l’umorismo con una sola frase, potreste definirlo un dignitario in bilico su un chiodo stagnato. Qualsiasi cosa distrugga la dignità e abbatta i potenti dai loro piedistalli, preferibilmente con un tonfo, e’ divertente. Quanto più grande e’ la caduta, tanto più divertente e’ la barzelletta. Meglio gettare una torta in faccia a un vescovo che a un semplice curato». Ma, conclude l’autore, queste freddure, segnalavano anche una sorte di amore verso il regime (è quanto sostiene in un libro simile, ma molto più stimolante, Moni Ovadia): «Le barzellette venivano raccontate anche da persone che avevano simpatia nei confronti del comunismo, che ne avevano una visione romantica. E forse proprio da questo le barzellette derivavano la loro tragicità: il pathos insito in ogni grande opera d’arte. Dietro il disprezzo, la frustrazione e la paura c’era una sorta di attrazione e di perdono. Insomma, pur essendosi mostrato spaventoso nella sua realizzazione pratica, il comunismo aveva ideali e fini che non avevano mai perso il loro fascino».

Le barzellette di questa raccolta hanno la particolarità di non limitarsi alla Russia. Queste sono  ad esempio romene: «Sapete perché Ceausescu organizza un raduno di massa il primo maggio? Per vedere in quanti sono sopravvissuti all’inverno »; «Sai quando sono state gettate le basi dell’economia romena? Bisogna risalire ai tempi biblici… non appena fu posto sulla croce, a Gesù fu chiesto di allargare le braccia perché ciascuna mano potesse essere inchiodata. Poi però gli dissero: per favore, incrocia i piedi, perché ci è rimasto un solo chiodo»; « Una vecchia ha l’abitudine di correre ogni mattina dal giornalaio per acquistare la prima copia di “Scinteia”, il quotidiano romeno. Lo compra, dà uno sguardo ai titoli della prima pagina, lo appallottola con disgusto e lo calpesta. Fa così tutti i giorni. Infine il giornalaio non riesce più a trattenere la propria curiosità. “Se non vuole leggere il giornale, perché corri ogni mattina ad acquistarlo? I giornali costano”: “Voglio vedere se c’è un annuncio funebre” spiega la vecchia. “Credo bene che non lo trovi, beata donna!” esclama il giornalaio: “Non sai che gli annunci funebri sono pubblicati nell’ultima pagina?”. “Non l’annuncio in cui spero io,” ribatte la vecchia “quello sarebbe pubblicato in prima pagina!” »; «In pieno inverno un uomo sta camminando in una strada di Bucarest. A un tratto si avvicina a una finestra aperta e grida: “Non potete chiudere la finestra? Qui si gela!”»;

« Sapete perché la Romania sopravvivrà alla fine del mondo? Perché è cinquant’anni indietro rispetto a tutti gli altri paesi».

Molto acide anche quelle polacche: «”Ho saputo che vai in chiesa tutti i giorni”, osserva il segretario (di una sezione agraria partito comunista polacco). “Sì, è vero” risponde il contadino “lo faccio fin da quando ero bambino”. “Mi è stato anche detto” continua il segretario “che ti inginocchi davanti alla croce e baci i piedi di Gesù”. “Verissimo, fa parte del rituale cattolico”. “Ma tu sei membro del partito. Baceresti i piedi del capo del nostro partito?” “Certamente… se fossero inchiodati a una croce!”».

Queste invece quelle più esemplificative sul terribile regime della DDR: «Perché nella Germania Est le elezioni duravano sempre due giorni? Perché così ogni cittadino poteva decidere di testa propria se voleva votare di venerdì o di sabato» (forse vale lo stesso anche per l’Italia, unico paese europeo dove si vota due giorni…); «Due guardie pattugliano il Muro. Una dice all’altra. “stai pensando quello che penso io? Beh, allora devo spararti.»; «Walter Ulbricht, il primo leader comunista della Germania Est è al ristorante. Una delle cameriere che lo servono gli fa il filo. Ulbricht va in brodo di giuggiole ed esclama: “Sarei lieto di soddisfare un suo desiderio”. La ragazza ci pensa un attimo e dice: “Allora apra il Muro, anche solo per un giorno”. Con una strizzatina d’occhi, Ulbricht ribatte: “Ho capito: lei vorrebbe restare sola con me!”».

Le barzellette sovietiche prendono in giro la propaganda di regime e nel mirino c’è soprattutto il peggior dittatore, il più terribile segretario del Pcus: «Stalin è morto ed è incerto sul fa farsi. Insomma, non sa se sia preferibile andare in paradiso o all’inferno. Chiede dunque che gli si facciano visitare entrambi. In paradiso vede persone immerse nella meditazione e nella preghiera; all’inferno c’è invece gente che mangia, beve, balla e se la spassa. Stalin scegli l’inferno. Attraverso un labirinto di corridoi viene condotto in un’area in cui abbondano calderoni pieni di olio bollente. Prontamente i diavoli lo afferrano e lo gettano in uno di essi. Stalin protesta, affrettandosi a far loro notare come poco prima gli fosse stato mostrato un luogo in cui la gente se la passava bene. “Oh, quella era solo propaganda”, ribatte il diavolo». Barzellette come questa, pronunciate o anche solo ascoltate senza denunciarle, potevano costare anni di gulag.

Altre invece rendono bene il clima di delirio nel quale viveva l’Urss in quegli anni. «Per la prima volta in vita sua, una vecchia contadina, in visita allo zoo di Mosca, vede un cammello. “Oh, Dio mio!” grida inorridita. “Guarda cosa hanno fatto i bolscevichi a quel povero cavallo”»; «Un ispettore entra in una fabbrica per un’ispezione. “Tu che cosa fai?” “Niente”, risponde questi. Allora va da un altro: “E tu, che cosa fai?” “Niente” risponde questi. Nel rapporto scrive: “Il secondo può essere licenziato, e’ un’inutile doppione”»; « Qual e’ la definizione di capitalismo? Lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. E del comunismo? L’esatto contrario».

Una delle barzellette che mi hanno più divertito, pur animalista, è questa: «Il marxismo-leninismo è una scienza? No, se lo fosse sarebbe prima stata testata sugli animali». Ma ho trovato molto gustosa anche questa che richiama un po’ Il Maestro e Margherita: «Brezhnev fa visita a Nixon. Vede un telefono rosso sulla scrivania del presidente americano e gli domanda a cosa serva. “Oh, con quel telefono posso chiamare il diavolo in persona” risponde Nixon. Brezhnev gli chiede di dimostrarglielo. Nixon ordina a uno dei suoi collaboratori di fare numero. Non appena il diavolo risponde, il collaboratore passa il telefono al presidente americano che chiacchiera con Belzebù per un quarto d’ora. Brezhnev è allibito. Terminata la chiacchierata, Nixon riattacca. Subito entra il suo segretario che dichiara: “Signor Presidente, poiché la sua conversazione è durata quindici minuti, il contribuente americano dovrà sborsare 1.500 dollari”. Brezhnev torna a Mosca. Come prima cosa dice ai suoi collaboratori: “Voglio parlare con il diavolo. Se può farlo il presidente americano, deve poterlo fare anche quello sovietico”. Il collaboratore fa il numero e non appena il diavolo risponde passa la cornetta a Brezhnev, che parla per circa quindici minuti. Poi riattacca e, rivolgendosi al segretario, chiede: “Quanto può essere costata la telefonata?”. “Beh, direi due copeki” è la risposta. Brezhnev è sbalordito. “Cosa? Due copeki? Vorresti dire cinque centesimi? Com’è possibile? Il presidente americano ha pagato 1.500 dollari e noi paghiamo cinque centesimi?”. E il segretario: “Compagno Leonid, devi capire che, quando chiami il diavolo da Mosca, è una telefonata urbana. Quando invece gli telefoni da Washington è un’intercontinentale”».

Sulla morte dei leader sovietici i barzellettieri si sono sempre scatenati. Questa, ad esempio, gustosissima, su Brezhnev e Kruscev: «Brezhnev è morto. Non appena bussa alla porta dell’inferno viene accolto da un diavolo che gli dice: “Compagno Leonid, tu sei una comunista illustre, un uomo molto importante. Pertanto hai la possibilità di scegliere la tortura a cui sarai sottoposto”. Addentrandosi nei meandri dell’inferno, Brezhnev vede Adolf Hitler immerso in una vasca piena di olio bollente e Stalin legato alla ruota. Improvvisamente scorge Nikita Kuscev con Brigitte Bardot sulle ginocchia. “Benissimo,” esclama allegramente “voglio la stessa tortura di Kruscev!” “Oh, no! Non è possibile” ribatte il diavolo. “Non è Kruscev a essere torturato, è la Bardot!”».

Molte sono le barzellette di carattere mistico, che segnalano la vita (che si immaginava) eterna del regime sovietico: « Nixon, Pompidou e Brezhnev incontrano Dio. Il Padreterno dice loro che possono rivolgergli una domanda ciascuno. “Quando avverrà che gli americani avranno tutto?” chiede Nixon. . Dio risponde: “Tra cinque anni”. “Purtroppo non nell’arco del mio mandato” esclama Nixon scuotendo la testa. “Quando avverrà che i francesi diventeranno ricchi?” chiede Pompidou. Dio risponde: “Tra quindici anni”. “Purtroppo non nell’arco del mio mandato” esclama il presidente francese. “Quando avverrà che in Unione Sovietica le cose andranno bene?” chiede Brezhnev. Dio risponde: “Purtroppo non nell’arco del mio mandato”».

Concludo con due. La prima, recente, sull’ex tenente colonnello del Kgb, che ora guida la Belij Dom di Mosca: «Hai sentito l’ultima sul piano economico di Putin? Obiettivo: rendere la gente ricca e felice. Allegato l’elenco delle persone».

L’altra un po’ più vecchia che segnala come la cattiva nomea dei ceceni risalga alla notte dei tempi: «Un ceceno sta pescando. A un tratto ecco comparire per magia il solito pesciolino d’oro che, come sempre avviene nelle favole, offre al pescatore di soddisfare tre desideri. Il ceceno però non sa cosa chiedere. “non riesco a farmi venire in mente nulla, non potresti darmi un suggerimento?”. “Beh”, risponde il pesciolino “poco fa sono stato pescato da un ucraino che mi ha chiesto di procurargli un’enorme cassa piena d’oro, di gioielli e di dollari”. Al che il ceceno dice: “Ci sono: dammi l’indirizzo dell’ucraino”».

Insomma, un libro che va bene se questa estate volete farvi due risate sotto l’ombrellone.

Ben Lewis

Falce e sberleffo

Una storia del comunismo attraverso la satira

Piemme

Milano, 2009

Pagine 475

Traduzione: Franca Genta Bonelli

Euro 19

What we know about Anna Politkovskaja?

International League of Young Journalists

with the support of the Russian Union of Journalists
presents a discussion of young professionals
«What we know about Anna Politkovskaya?»
May 28, 12.00, Moscow, Central House of Journalists
The program includes: Skype-bridge with journalism students from the University of Milan and journalist Andrea Riscassi, barcamp-discussion

That’s already 4 years have passed since the murder but for some reason we, the Russian young people, present and future journalists continue to remain silent and not take a particularly active actions in Russia in defense of our colleagues and in defense of their memory after all these numerous murders of journalists. Russian society is silent, the journalistic community, too.

At the same time in Italy, a TV-journalist Andrea Riscassi (Milan correspondent of RAI, one of the founders of the Association named after Anna Politkovskaya “Annaviva”) has ensured that in Milan’s garden of judges was planted a personal tree of the Russian journalist – along with the trees in honor of two Sicilian magistrates (crime wrestlers), Paolo Borsellino and Giovanni Falcone, killed by mafia in the early 90’s.

Anna is more known throughout Europe for its reporting (and was known during her lifetime) than in Russia. Although she wrote for the Russian edition. What is the reason of our indifference, ignorance to the memory of the journalist and the fact that an ordinary Russian can not even remember who exactly was Anna Politkovskaya? At the same time, in Europe about her publications, her fate know just ordinary people, hotel owners and so on. Anna’s death shocked the world. Of course, unfortunately, we all know that this death is not the first assassination of a journalist in Russia, but this case – one of the most egregious in the recent history of our country and the history of Russian journalism.

International League of young journalists offers to bring this issue to public debate. It will be held in Moscow, but the discussion is open to young journalists from other countries. The discussion will be in a form of barcamp, conference, where everyone can participate with its own opinion – no matter what it is – in a form of short messages (5 minutes).

Journalists from the regions may participate in online mode, sending their messages through the Internet (the group on Facebook and in V Kontakte). About the intention to participate, please, write to journaliga@gmail.com. To come prepared to discuss, we ask you (optionally) write a short essay, in which to reflect on the theme “What I know about Anna? Why do I want / do not want to be such a journalist as Anna Politkovskaya”. We welcome the diversity of points of view: for us it is important to understand the true attitude of the young journalists to the problem and to the situation in general. Essays should be sent to e-mail journaliga@gmail.com until 18.00 27 May 2010. We are interested in essays from all over the world (the languages possible – English, Italian and Russian).
Excerpts of your essays will be translated and published on the website of Italian association “Annaviva”, dedicated to Anna Politkovskaya and journalism in the countries of Eastern Europe. Debate is an initiative of young journalists, as guests of the discussion will be attended the young colleagues from “Novaya Gazeta”, a video conference on Skype with Andrea Riscassi, students of communication sciences of Milan University and other foreign counterparts will be provided with Skype and Facebook. Read more – show your solidarity, participate in the meeting!

Международная Лига молодых журналистов
при поддержке Союза журналистов России
представляет дискуссию молодых профессионалов
«Что мы знаем об Анне Политковской?»
28 мая, 12.00, Москва, Центральный дом журналиста
В программе: Skype-мост со студентами факультета журналистики Миланского университета и журналистом Андреа Рискасси, barcamp-обсуждение
Вот уже 4 года прошло после убийства, а мы, российские молодые люди, настоящие и будущие журналисты, почему-то продолжаем отмалчиваться и не предпринимать особо активных действий (хотя бы даже акций) в России в защиту своих коллег и в защиту их памяти среди людей после громких убийств журналистов. Российское общество молчит, журналистское сообщество тоже.

Зато в Италии журналист-телевизионщик Андреа Рискасси (корреспондент Миланского RAI, один из основателей ассоциации имени Анны Политковской “Annaviva”) добился того, что в Милане в саду судей было посажено именное дерево русской журналистки – наряду с деревьями в честь двух сицилийских магистратов (борцов с преступностью) Паоло Борселлино и Джованни Фальконе, убитых мафией в начале 90-х годов.

Анна известна на всю Европу своими репортажами (и была известна еще при жизни) больше, чем у нас. Хотя писала она для русского издания. В чем причина нашего равнодушия, невнимания к памяти этой журналистки и того, что обычный российский обыватель может даже и не вспомнить, кто такая была Анна Политковская? В то же время, например на Западе о ней, ее публикациях, ее судьбе рассуждают простые люди, владельцы отелей и так далее. Смерть Анны потрясла мир. Конечно, к глубокому сожалению, всем известно, что эта смерть – не первое убийство журналиста в России, но этот случай – один из самых вопиющих за последнее время в истории страны и истории нашей журналистики.

Международная лига молодых журналистов предлагает вынести этот вопрос на публичное обсуждение. Оно будет проходить в Москве, однако в дискуссии могут принять участие молодые журналисты из других стран мира. Обсуждение будет проходить в форме barcamp, конференции, где каждый пришедший выступает от своего имени и озвучивает собственное мнение – неважно, какое оно – в виде короткого сообщения (5 минут).
Журналисты из регионов могут участвовать в онлайн-режиме, отправляя свои сообщения через интернет (группы на Facebook и в Контакте). О желании участвовать сообщите заранее на адрес journaliga@gmail.com. Чтобы прийти на обсуждение подготовленными, мы просим вас (по желанию) написать небольшое эссе, в котором поразмышлять на тему «Что я знаю об Анне? Почему я хочу/не хочу быть таким журналистом, как Анна Политковская». Мы приветствуем многообразие точек зрения: для нас важно понять истинное отношение молодых к этой проблеме и к сложившейся ситуации. Эссе присылать на адрес journaliga@gmail.com до 18.00 27 мая 2010 года.
Отрывки ваших эссе будут переведены и опубликованы на сайте итальянского фонда “Annaviva”, посвященного Анне Политковской и журналистике в странах Восточной Европы. Дискуссия является инициативой молодых журналистов, в качестве гостей на обсуждении будут присутствовать молодые коллеги из «Новой газеты», а через видеоконференцию в Skype будет организована «встреча» с Андреа Рискасси и другими зарубежными коллегами. Узнайте больше – приходите на встречу!

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