Mikhail Khodorkovskij

BIELORUSSIA. PER GLI OPPOSITORI, OLTRE AL CARCERE, L’ISOLAMENTO

Si stringe la morsa del regime bielorusso contro i dissidenti arrestati dopo le presidenziali che, grazie ai brogli, hanno dato la vittoria al presidentissimo Lukashenko.

L’ex candidato alla presidenza, Mikola Statkevich, è stato condannato a dieci giorni di isolamento per il mancato rispetto delle regole carcerarie (succede spesso anche a Khodorkovskij nelle carceri russe; forse il regime carcerario sovietico è ancora attivo) 

Nel frattempo, l’attivista dell’opposizione Mikalay Autukhovich è stato condannato a due anni e due mesi di carcere “duro”. Paval Sapelka, suo ex avvocato, ha detto che il giudice (che ha tenuto le udienze nel campo di lavoro dove l’uomo sconta la pena) ha stabilito il regime carcerario più severo fino al termine della pena, viste le continue violazioni dei regolamenti interni.

Autukhovich e i suoi tre co-imputati sono stati condannati nel maggio 2010 per possesso illegale di armi e munizioni. I quattro sostengono invece che le accuse sono politiche e non legali. 

Autukhovich viola il regolamento carcerario con azioni nonviolente come lo sciopero della fame. Ha cercato anche di togliersi la vita, per riacquistare così quella libertà che il regime gli vieta.

Tutte le informazioni su questi drammatici casi le trovare sul sito di Radio Free Europe: http://www.rferl.org/content/belarus_statkevich_solitary_confinement_closed_regime_prison/24454933.html

Ad maiora.

Surkov, l’ideologo putiniano che ha voltato le spalle a Khodorkovskij

Vladislav Surkov, da poco nominato vice primo ministro della Federazione russa è l’eminenza grigia del putinismo. Da quando Putin è diventato l’uomo forte della Russia, Surkov ne è stata l’ombra, il consigliere più ascoltato. E’ ovviamente ora nel mirino dell’opposizione. Gli esperti in Russia stanno cercando di valutare questo nuovo incarico di Surkov:

http://italian.ruvr.ru/2011/12/27/63011435.html

Surkov, 47 anni, sbarca al governo dopo essere stato per dieci anni vice capo dell’amministrazione del Cremlino. E’ lui l’inventore delle formule della “verticale del potere” o “democrazia guidata” (termini che stanno alla democrazia come la sedia alla sedia elettrica) e delle organizzazioni contro-rivoluzionarie (come i giovani Balilla dei Nashi) che hanno paralizzato la politica russa per tre lustri. Una formula – degna di Machiavelli –  che mixa nazionalismo con richiami sovietici, liberismo e statalismo.
Vladislav Surkov è da sempre un fan di Putin, che descrive come l’unto del Signore: “Penso che Putin sia l’uomo che Dio e il destino hanno inviato in Russia per questi tempi difficili”.
Il politico è arrivato al Cremlino negli ultimi mesi della presidenza Eltsin, nel 1999, quando Vladimir Putin allora capo del Fsb (Servizio di Sicurezza Federale che ha preso il posto del Kgb), è stato nominato primo ministro. Surkov è diventato ancor più potente dal 2000 quando Putin è stato eletto presidente della Federazione, venendo nominato capo dell’amministrazione presidenziale (carica che non lasciò nemmeno nel 2008, quando Putin andò alla Casa Bianca russa). Incarico che però ha perso il 15 dicembre, sotto la spinta delle manifestazioni delle opposizioni contro i brogli elettorali. 
Surkov sarebbe l’ideatore non solo di Russia Unita (il partito putiniano) ma anche del tandem Putin-Medvedev che – ora – sembra aver nauseato la maggioranza degli elettori russi.

La storia di Surkov diventa paradossale se si pensa ai suoi esordi. Da imprenditore collaborò (dal 1991 al 1996) con Mikhail Khodorkovskij. L’oligarca antiputiniano – accusato di ogni malversazione – è uno dei principali prigionieri politici della Russia di Putin.

Se il regime putiniano crollerà e Khodorkovskij uscirà di cella, è probabile che la parabola politica di Surkov (che ha sposato la sorella di Anatolij Chubais) volga al termine.

Potrà, nel caso, proseguire la sua carriera musicale, scrivendo altri testi per il gruppo Agati Kristi: http://agata.ru/

Ad maiora

L’opposizione russa in piazza. Pensando a Khodorkovskij

Mentre Putin mostra i muscoli (altro non sa fare) ricordando di avere la maggioranza (ma dorvà dimostrarlo alle presidenziali di marzo) l’opposizione russa si prepara ad altre manifestazioni di protesta.

La Russia diventerà comunque un “paese normale” (mi spiace citare il leader Massimo) quando rimetterà in libertà Mikhail Khodorkovskij, in cella solo per essersi opposto a Putin.

L’ex oligarca è stato vittima di un processo irregolare come ammesso dallo stesso Consiglio dei diritti russo:

http://notizie.virgilio.it/notizie/esteri/2011/12_dicembre/21/russia_consiglio_diritti_annullare_ultima_condanna_khodorkovsky,32908170.html

L’uomo (che ha subito due condanne e non ha mai potuto usufruire di alcuno sconto di pena, pur incensurato) non ha ovviamente potuto partecipare alla gigantesca manifestazione moscovita di sabato.

Per lui, sul palco, ha preso la parola il suo legale, Yuri Schmidt:

http://www.tmnews.it/web/sezioni/esteri/PN_20111224_00004_NE.shtml

Molti manifestanti issavano l’icona di Khodorkovskij, quasi fosse un progioniero politico:

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=353&ID_articolo=3&ID_sezione=761

L’ex oligarca, prevede la moglie, rimarrà in cella fino a quando Putin resterà al potere.

Dovesse essere scarcerato, sarebbe infatti un candidato alternativo certo più credibile di Prokhorov (che sabato è rimasto ovviamente nella sua dacia).

Ad maiora

Gli indignati in marcia anche a Mosca

Prokhorov non è Khodorkovskij. Questo sembra evidente. L’oligarca che ha annunciato di voler correre contro Putin alle presidenziali di marzo è infatti in libertà.

Alcuni amici liberali (tipo Nemtsov) sospettano che la sua candidatura sia manovrata dal Cremlino. Possibile. Soprattutto considerato il curriculum del nostro:

http://www.rferl.org/content/prokhorov_announces_kremlin_bid_kudrin_makes_liberal_call/24419513.html

Stamattina, partecipando a una trasmissione a Radio popolare, ho previsto che le manifestazioni dell’opposizione andranno avanti fino alle presidenziali di marzo. E forse anche oltre.

Qualcosa si è sbloccato nell’opinione pubblica russa. L’unto del Signore non sembra più lo stesso di prima. Nemmeno a Mosca o a San Pietroburgo. Possibile che ora l’ex colonnello del Kgb scarichi su Russia Unita la colpa di quanto accaduto.

In realtà la colpa è del sistema che lui stesso ha creato. Un sistema, verticistico e corrotto, nel quale ha lasciato briglia sciolta solo ai comunisti. Era convinto che, dopo la caduta dell’Urss, pochi li avrebbero votati. Ha fatto male i suoi conti. Ed era certo in questo modo (con un’opposizione a sinistra) di non sembrare più quell’apparatchik che in realtà è.

Ma, anche se anestetizzata, la gente non è scema. E sabato per la prima volta in piazza c’erano tanti giovani stufi di questo sistema.

Quelli che da questa parte del mondo chiamiamo indignati.

Ad maiora

Khodorkovskij condannato. Come chiesto da Putin

La condanna giudiziaria è arrivata solo questa mattina, ma di fatto era stata preceduta da quella politica. E in un Paese dove la separazione dei poteri tarda ancora ad arrivare, il segnale era stato inequivoco: “Io credo che un ladro debba stare in prigione” aveva detto Putin  nella conferenza stampa di fine anno.

L’ex oligarca Mikhail Khodorkovskij e il suo socio Platoon Lebedev sono stati così riconosciuti colpevoli di furto di petrolio, di appropriazione indebita. Di 218 milioni di tonnellate di petrolio. Che avrebbero sottratto tramite la società petrolifera che guidavano, la Yukos.

L’accusa ha chiesto di condannarli a 14 anni di campo di lavoro. I due erano già in cella dal 2003 e sarebbero usciti dal carcere il prossimo anno. Il nuovo processo e la nuova condanna escludono, per il momento, questa ipotesi.

I giornali hanno parlato di un possibile scambio tra Usa e Russia nelle prossime settimane. Da una parte della bilancia ci sarebbe appunto Khodorkovskij. Dall’altra il trafficante d’armi russo Viktor Bout (ex capo del Kgb, estradato negli Stati Uniti malgrado l’opposizione di Mosca che evidentemente teme racconti segreti inconfessabili). Per ora si tratta di voci.

Khodorkovskij passerà anche il Natale ortodosso in cella. La difesa ha annunciato appello alla sentenza (in aula sono stati ammessi solo pochi giornalisti, gli altri sono stati allontanati).

Il magnate è uno dei tanti ex giovani del Komsomol che si è arricchito durante le privatizzazioni selvagge dell’era putiniana. Non è l’unico ad essersi opposto al potere di Putin. Berezovskij, un tempo sodale del presidente Eltsin e grande elettore di Putin, è riparato a Londra da anni e vive circondato dai gorilla. Altri sono fuggiti in Israele o Canada.

Khodorkovskij ha però deciso invece di non abbandonare il Paese, di sfidare Putin, appoggiando l’opposizione. Forse anche di diventare una vittima del sistema. Che lo sta accontentando.

La sua azienda (comprata per pochi soldi, ma trasformata in una società moderna con bilancio trasparente), dopo l’arresto è stata, de facto, nazionalizzata. I suoi asset principali sono stati messi all’asta. Non potendo passarli subito alla superpotenza Gazprom è stata bandita una gara internazionale. Vinta da Eni ed Enel (ai tempi del governo Prodi). Le due aziende statali italiane hanno poi rivenduto (ai tempi dell’attuale governo Berlusconi) quegli asset ai russi.

Ad maiora.