Libertà di stampa

Liberta’ di stampa vo’ cercando (note a margine della classifica di Rsf)

La classifica resa pubblica oggi da Reporter Sans Frontieres sulla liberta’ di stampa offre una serie di spunti che vanno al di la’ del mero posizionamento “azzurro”.

Il mio occhio e’ caduto sui Paesi che conosco meglio.
Partiamo dall’Africa. Ultima della classifica e’ l’Eritrea (178esima con 105 punti, i paesi migliori hanno 0 punti). Il Paese da cui, dopo un sanguinoso conflitto, si e’ staccata (l’Etiopia) sta leggermente meglio (139esima in classifica, 49,38 punti) ma e’ comunque nella parte bassa della classifica. Mette tristezza pensare a tutte quelle ragazze e quei ragazzi morti nella guerra di liberazione (e, più recentemente, in un assurdo conflitto geografico, per fazzoletto di sabbia) per un Paese ridotto cosi’ dalla sua dirigenza.
Anche le due parti in cui e’ divisa Cipro hanno un destino diverso, sul fronte dell’indipendenza dei giornalisti. La Repubblica di Cipro e’ al 45esimo posto (13,40) mentre Cipro Nord e’ ferma al 61esimo posto (17,25 punti). Dai protettori turchi i giornalisti stanno anche peggio: Ankara e’ al 138esimo posto (49,25).
Un’altro Paese spezzato in due ha delle belle differenze tra Nord e Sud: la Corea. Quella del Sud e’ 42esima in classifica (13,33), mentre il regime del Nord e’ penultimo (177esimo, con 104,5 punti). Li’ decisamente e’ meglio cambiare lavoro…
Vediamo i paesi ex sovietici. I tre baltici si dimostrano parecchi passi più avanti di tutti gli altri; l’Estonia e’ nona (2), la Lituania undicesima (2,50) e la Lettonia trentesima (8,50).
I peggiori sono gli Stan ex sovietici: dal basso verso l’alto, il Turkmenistan e’ 176esimo, l’Uzbekistan 163esimo e il tanto decantato Kazakistan (“Andateci a fare le vacanze”, diceva qualcuno) e’ 162esimo.
L’Ucraina ora al 131esimo posto si e’ avvicinata alla Russia (140esima): Putin può dirsi soddisfatto.
Sul fronte degli slavi del sud, i paesi più frendly verso i giornalisti sono Slovenia (46esima, 13,41 punti) e Bosnia e Erzegovina, al 47esimo posto (malgrado il recente conflitto e’ messa meglio dell’Italia, e la notizia non ha bisogno di commenti).
I peggiori, tra l’ex Jugo, il Kosovo (92esimo posto) e il Montenegro (104esimo). Podgorica – buon ultima – si e’ resa indipendente da Belgrado. Ma in Serbia (85esima) i giornalisti stanno meglio che in Montenegro.
Ad maiora.

Our school, “Walter Tobagi”

Assemblea , via Skype, tra gli studenti delle scuole di giornalismo di Mosca e Milano. Alla Casa dei giornalisti della capitale russa si sono trovati (insieme ai colleghi della Novaja Gazeta) gli studenti della MGU, la principale università di giornalismo della capitale russa, la stessa dove ha studiato Anna Politkovskaja. E proprio dalla figura della giornalista russa assassinata il 7 ottobre del 2006 da sconosciuti, è partita la discussione sulla libertà di stampa in Europa.

Da Milano ci siamo connessi dalla scuola di giornalismo “Walter Tobagi”, dell’Università Statale di Milano. E proprio dal collega assassinato trent’anni fa è partito il discorso dei praticanti italiani. Ecco quel che hanno scritto e mandato a Mosca come contributo, tre degli studenti milanesi: Carlotta Mariani, Micol Sarfatti e Massimo Tagariello.

Ad maiora.

Ps. Sono gli stessi giovani giornalisti (a Milano e ovunque in Italia) cui le redazioni (stimolate dalla FNSI) in questi giorni sbattono le porte in faccia e boicottano gli stage. Salvo poi, quando escono le statistiche ISTAT sui cosiddetti bamboccioni, sollevare il solito finto pianto greco sui giovani che non hanno opportunità. Alla faccia della coerenza.

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Our school’s name is Walter Tobagi.
Walter Tobagi was an italian journalist killed on 28th of May 1980, exactly 30 years ago. He was involved in articles about terrorism and violent groups that were trying to take control of the Italian Government and was shot because of that.
Walter Tobagi was not the only one. Giovanni Spampinato, Giuseppe Fava, Carlo Siani are just some names of italian journalists killed by mafia all around the country. And the list could be much longer.
Roberto Saviano, the writer who denounced the dark affairs of the Camorra in his book “Gomorrah”, has been living under escort for 4 years now. He is often accused by politicians of using mafia issues for purposes of fame and success.
According to the latest survey from Reporters Sans Frontieres, Italy has plummes from the 35th rank in 2007 to the 49th last year. Our country is labelled as “partly-free”, the only case in Western Europe.

Nowadays there’s a harsch debate about a decree intending to rule out the publishing of telephone leaks until judicial investigations are done. Many media editors, even the ones siding the Government, are opposing this prospective law, claiming that without this kind of information many of the recent political and economic scandals would not have been uncovered.

Last but not least, most journalists are not free to write whatever they want out of unsustainable pressures by the media ownership. Almost all of the owners of newspapers, radios and tv’s have their core business in some other industries, which forbids reporting bad news about them.

We end up asking ourselves the big question: is there freedom of press in our country? We wouldn’t go straightforward with a “yes” or “no”. But we will keep asking it again and again.

Libertà, di stampa

Le motivazioni con cui ieri il Comune di Somaglia mi ha assegnato il premio giornalistico dedicato a Mario Borsa mi hanno lasciato piacevolmente stupito.

L’amministrazione locale ha individuato in me un giornalista che come il grande direttore del Corriere (quindi in sedicesimi, anzi in sessantaquattresimi, e sto già esagerando) ha le radici ben solide nel territorio e le fronde molto alte, in grado di toccare la politica estera. Un paragone che mi onora anche se è ovviamente segno dei tempi che il premio sia finito a uno come me. In fondo, oltre a tenere la schiena dritta in tutti questi difficili anni, non ho fatto altro di particolare.

L’attività per onorare la memoria di Anna Politkovskaja (che mi hanno portato, solo per citare l’ultimo, recente esempio, a parlare al bellissimo Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia) sono iniziate un po’ per caso. E se godo di un’immagine positiva il merito è solo della grande giornalista russa. Io sono solo come una sorta di “discepolo” che cerca di far sì che il suo modo di lavorare non sia dimenticato.

Cercherò di far lo stesso, nel mio piccolo, con Mario Borsa, grandissimo giornalista italiano non abbastanza conosciuto, nemmeno dai colleghi.

Sulla libertà di stampa, negli anni Venti, scriveva parole la cui eco risuona forte in questi giorni nei quali il Parlamento si appresta a mettere il bavaglio alla libertà di stampa. Scriveva Borsa nel libro (messo all’indice dal fascismo) “La Libertà di stampa”: «La libertà di stampa è tutto: è inutile parlare di libertà di coscienza, di libertà di riunione, di guarentigie costituzionali, di istituzioni parlamentari, di indipendenza della magistratura, di purezza dell’amministrazione pubblica, se non si mette a base di tutto ciò la libertà di stampa, cioè la libertà di pensare, di scrivere, di controllare, di criticare, di correggere, di consigliare e, occorrendo, di denunciare. Se il pubblico italiano non fosse politicamente quello che è, lo dovremmo vedere nelle piazze a protestare, insieme con i giornalisti e più dei giornalisti, contro questi attentati alla libertà di stampa».

Parole drammaticamente moderne.

Buon 25 aprile a tutti.