scuola di giornalismo Walter Tobagi

Parole, parole, parole… Politici in campagna elettorale (di Sergio Calabrese)

anticorpi_videocraziaRicevo e pubblico questo articolo dell’amico e collega (ora in pensione) Sergio Calabrese su politica e tv (e pure gli Anticorpi di cui parla il mio libro). Io ho solo aggiunto i link…

Buona lettura.

Ad maiora

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Correva l’anno 1972. All’epoca, il sabato sera impazzava sul piccolo schermo un varietà che si chiamava Teatro 10. Una bella e sofisticata trasmissione condotta dal musicista jazz Lelio Luttazzi. Sigla di chiusura del varietà televisivo una canzone portata al successo da Mina e recitata da Alberto Lupo. Così, cinguettava la “Tigre di Cremona” -alias Mina Anna Mazzini- mentre guardava il suo languido spasimante Lupo Alberto: …”Le rose e i violini raccontali a un’altra… le tue sono soltanto “parole, parole, parole, soltanto parole”…

Se Dio vuole, il niagara di parole che lo smandrappato e male assortito esercito di politici ci ha rovesciato addosso per due mesi, tra pochi giorni finirà. Il 24 e il 25 febbraio prossimo ci recheremo alle urne e poi, finalmente, la riflessione e un po’ di silenzio.  

Questa campagna elettorale targata 2013 sarà ricordata come una delle più vuote e violente (verbalmente) della nostra recente storia repubblicana. Tutti contro tutti. I duellanti se le sono dette di tutti i colori, al pari di tante “vajasse”. Anche l’attuale premier, il pio professor Monti (pio una bella minkya, come si dice nella mia isola), dopo aver ingaggiato (pare) uno degli spin doctor che ha curato la campagna elettorale di Barack Obama, ha cambiato registro. Nelle sue surreali apparizioni televisive l’ex rettore della Bocconi sembrava doctor Jekyll e mister Hyde. Improvvisamente ha cominciato a menar fendenti ad alzo zero! Con tanti saluti al suo british style. “Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare”, copyright John “Bluto Blutarsky” Belushi nel film Animal House, e a proposito, c’è qualcuno che afferma che la frase la pronunciò per primo Benito Mussolini: “Quello che ha fatto tante cose belle, a parte le leggi razziali” (Cavalier Silvio Berlusconi dixit). E di duri, o presunti tali, in questa tornata elettorale ne abbiamo visti in quantità industriale. Soprattutto nei salotti televisivi. Un’occupazione” manu militare”, quella operata dai duellanti pur di apparire da mattino a sera in tutte le trasmissioni televisive. Hanno fatto a gara chi sparava le balle più grosse. Ci hanno risparmiato soltanto la “Prova del Cuoco” by Antonella Clerici. Che spettacolo sarebbe stato vedere- ad usum elettrice casalinga di Voghera- gli aspiranti premier ai fornelli. Maroni Bobo a preparare la “cassoeula” e Vendola Nick “orecchiette strascinete e impepata di cozze”. Roba forte! L’auditel si sarebbe impennato.

La televisione, dunque, che mai come in queste elezioni, è stato il luogo (o il non luogo) dal quale i contendenti hanno lanciato i loro programmi e il loro storico verbo per salvare la nostra povera Italia. Ma lo spettatore più smaliziato assistendo a questi comizi catodici, molti dei quali, senza contraddittorio, spesso ha cambiato canale, oppure, di fronte a tanta bulimia verbale, si è rifugiato su Internet. I nuovi media hanno reso la gente più consapevole e meno disposta a farsi abbindolare. Non conta l’immagine di un politico, contano le idee che esso esprime. Conta, e come, anche la capacità dello spettatore/elettore, di distinguere il virtuale dal reale, il vero dal falso. Nella società dell’apparire, spesso l’immagine ha il predominio sulla parola. “Tutto ciò porta a un’atrofizzazione intellettuale”, dice il giornalista scrittore della Rai Andrea Riscassi, autore dei libri “La rivoluzione arancione trionferà” (dove racconta le lotte liberali nell’est europeo, “Anna è viva” (la storia di Anna Politkovskaja, la giornalista russa assassinata dai servizi segreti russi) e il recente “Anticorpi alla videocrazia”. L’autore, che è anche docente di Teorie e tecniche della comunicazione radio-televisiva alla Statale di Milano e alla Scuola di giornalismo Walter Tobagi, in questo saggio sullo strapotere della televisione cerca di dare alcune risposte alle tante domande che gli pongono quotidianamente i suoi studenti. “L’obiettivo del volume, afferma l’autore, è quello di sensibilizzare e creare giornalisti, ma anche telespettatori coscienti, che sappiano leggere (citato testualmente ndr) dietro le quinte di quello che vedono e capire il messaggio che spesso lo spettatore subisce, ma che a volte non è in grado di interpretare”. “Mai come in questa campagna elettorale la televisione ha mandato e continua a dare messaggi che possono orientare e disorientare”. Il cancelliere prussiano Otto Von Bismarck diceva “Che non si mente mai così tanto come prima delle elezioni”. Politici bugiardi, dunque.” Quindi, sempre per citare il saggio di Riscassi, “chi segue la campagna elettorale in tv deve ricordarsi che la televisione ha la memoria corta: se un politico dice delle falsità la settimana prima, quella successiva è già tutto dimenticato”. “Forse è per questo che la televisione piace tanto ai politici”. A mio modesto parere il saggio di Riscassi sulla videocrazia dovrebbe essere materia obbligatoria in tutte le scuole della Repubblica. Sono sicuro che aiuterebbe gli studenti a essere più critici sul messaggio televisivo che dà la politica, e non solo. Pier Paolo Pasolini, nel lontano 1975, in uno dei suoi “Scritti Corsari” propose esplicitamente l’abolizione della tv. Quella televisione, scriveva il poeta e regista friulano, non era insegnamento ma modello diseducativo piccolo borghese che omologava negativamente le masse”. Chissà cosa scriverebbe oggi Pasolini sulla televisione del terzo millennio.

Recentemente, il presidente della Cei cardinale Angelo Bagnasco, ha esortato gli elettori -non soltanto quelli cattolici- a recarsi alle urne e vigilare sui “populismi” di molti leader, senza distinzione di schieramenti, e fare attenzione a “non negoziare principi che, soprattutto per un cattolico, non sono valori negoziabili”. “La politica deve cessare di essere “una via per l’arricchimento personale”, ha tuonato monsignor Bagnasco. “Il nostro paese è stanco di demagoghi populisti. Chi governerà deve adottare un progetto comune che tuteli i più deboli” e non coltivare i vizi storici di una classe dirigente che gli Italiani vogliono mettersi alle spalle”. Parole di cardinale!

Alle urne, dunque, e buon voto.

Alé!

Sergio Calabrese

Our school, “Walter Tobagi”

Assemblea , via Skype, tra gli studenti delle scuole di giornalismo di Mosca e Milano. Alla Casa dei giornalisti della capitale russa si sono trovati (insieme ai colleghi della Novaja Gazeta) gli studenti della MGU, la principale università di giornalismo della capitale russa, la stessa dove ha studiato Anna Politkovskaja. E proprio dalla figura della giornalista russa assassinata il 7 ottobre del 2006 da sconosciuti, è partita la discussione sulla libertà di stampa in Europa.

Da Milano ci siamo connessi dalla scuola di giornalismo “Walter Tobagi”, dell’Università Statale di Milano. E proprio dal collega assassinato trent’anni fa è partito il discorso dei praticanti italiani. Ecco quel che hanno scritto e mandato a Mosca come contributo, tre degli studenti milanesi: Carlotta Mariani, Micol Sarfatti e Massimo Tagariello.

Ad maiora.

Ps. Sono gli stessi giovani giornalisti (a Milano e ovunque in Italia) cui le redazioni (stimolate dalla FNSI) in questi giorni sbattono le porte in faccia e boicottano gli stage. Salvo poi, quando escono le statistiche ISTAT sui cosiddetti bamboccioni, sollevare il solito finto pianto greco sui giovani che non hanno opportunità. Alla faccia della coerenza.

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Our school’s name is Walter Tobagi.
Walter Tobagi was an italian journalist killed on 28th of May 1980, exactly 30 years ago. He was involved in articles about terrorism and violent groups that were trying to take control of the Italian Government and was shot because of that.
Walter Tobagi was not the only one. Giovanni Spampinato, Giuseppe Fava, Carlo Siani are just some names of italian journalists killed by mafia all around the country. And the list could be much longer.
Roberto Saviano, the writer who denounced the dark affairs of the Camorra in his book “Gomorrah”, has been living under escort for 4 years now. He is often accused by politicians of using mafia issues for purposes of fame and success.
According to the latest survey from Reporters Sans Frontieres, Italy has plummes from the 35th rank in 2007 to the 49th last year. Our country is labelled as “partly-free”, the only case in Western Europe.

Nowadays there’s a harsch debate about a decree intending to rule out the publishing of telephone leaks until judicial investigations are done. Many media editors, even the ones siding the Government, are opposing this prospective law, claiming that without this kind of information many of the recent political and economic scandals would not have been uncovered.

Last but not least, most journalists are not free to write whatever they want out of unsustainable pressures by the media ownership. Almost all of the owners of newspapers, radios and tv’s have their core business in some other industries, which forbids reporting bad news about them.

We end up asking ourselves the big question: is there freedom of press in our country? We wouldn’t go straightforward with a “yes” or “no”. But we will keep asking it again and again.