Reporter Sans Frontieres

Reporter Sans Frontieres ospita Wikileaks

Mentre Assange, dice (al Guardian) che negli Usa teme di essere ucciso (anche se per ora l’accusa di cospirazione, con conseguente richiesta di estradizione, non è stata preparata) al servizio dell’australiano si sono offerti molti avvocati, gratuitamente. Ma i costi per la  difesa ammontano ormai a 500 mila sterline. L’interruzione di servizio annunciata da Visa, Mastercard e PayPal, ha però ridotto considerevolmente il flusso di donazioni che giornalmente pervenivano al suo staff.

Per ovviare all’offuscamento del sito, Reporter sans frontiéres da due giorni ospita un sito mirror per i cable diplomatici statunitense resi pubblici da Wikileaks. Il suo indirizzo è wikileaks.rsf.org.

“Questo è un gesto di sostegno al diritto di WikiLeaks di pubblicare le informazioni senza essere ostacolati,”  ha detto Reporters sans frontiéres. “Noi difendiamo la libera circolazione delle informazioni su Internet e la protezione delle fonti, senza la quale il giornalismo investigativo non può esistere.”

Con la pubblicazione dei cable diplomatici statunitensi, Wikileaks ha reso disponibile, a cinque importanti quotidiani internazionali e al grande pubblico, una grande quantità di materiale fino ad ora inedito. Le minacce e i tentativi di chiudere Wikileaks rappresentano – a giudizio di Rsf, e non solo –  un attacco al ruolo di “cane da guardia della democrazia”, ruolo difeso dall’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha più volte sottolineato che questo ruolo comporta la protezione delle fonti e l’assenza di misure governative volte a tacitare queste fonti.

Come spesso accade con il giornalismo investigativo, leggi sono state violate per ottenere i documenti passati a Wikileaks e che Wikileaks ha messo a disposizione di mezzi di informazione di primo piano. In teoria, questo significa che Wikileaks, e i media che hanno collaborato con esso, potrebbero essere considerati come complici. Ma Reporters sans frontiéres evidenzia come la Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito che la nozione di “complicità” non si applica quando – come in questo caso – il rilascio dei documenti serve l’interesse generale e il diritto del pubblico ad essere informato.

Reporters sans frontiéres ospita il sito mirror di Wikileaks in nome del libero flusso di notizie e di informazioni, stiamo facendo questo esclusivamente come parte del partenariato che Wikileaks ha stabilito con mezzi di informazione, questa partnership sarà costantemente riesaminata alla luce delle attività di WikiLeaks e dei contenuti che offrirà in futuro.

Ad maiora

Liberta’ di stampa vo’ cercando (note a margine della classifica di Rsf)

La classifica resa pubblica oggi da Reporter Sans Frontieres sulla liberta’ di stampa offre una serie di spunti che vanno al di la’ del mero posizionamento “azzurro”.

Il mio occhio e’ caduto sui Paesi che conosco meglio.
Partiamo dall’Africa. Ultima della classifica e’ l’Eritrea (178esima con 105 punti, i paesi migliori hanno 0 punti). Il Paese da cui, dopo un sanguinoso conflitto, si e’ staccata (l’Etiopia) sta leggermente meglio (139esima in classifica, 49,38 punti) ma e’ comunque nella parte bassa della classifica. Mette tristezza pensare a tutte quelle ragazze e quei ragazzi morti nella guerra di liberazione (e, più recentemente, in un assurdo conflitto geografico, per fazzoletto di sabbia) per un Paese ridotto cosi’ dalla sua dirigenza.
Anche le due parti in cui e’ divisa Cipro hanno un destino diverso, sul fronte dell’indipendenza dei giornalisti. La Repubblica di Cipro e’ al 45esimo posto (13,40) mentre Cipro Nord e’ ferma al 61esimo posto (17,25 punti). Dai protettori turchi i giornalisti stanno anche peggio: Ankara e’ al 138esimo posto (49,25).
Un’altro Paese spezzato in due ha delle belle differenze tra Nord e Sud: la Corea. Quella del Sud e’ 42esima in classifica (13,33), mentre il regime del Nord e’ penultimo (177esimo, con 104,5 punti). Li’ decisamente e’ meglio cambiare lavoro…
Vediamo i paesi ex sovietici. I tre baltici si dimostrano parecchi passi più avanti di tutti gli altri; l’Estonia e’ nona (2), la Lituania undicesima (2,50) e la Lettonia trentesima (8,50).
I peggiori sono gli Stan ex sovietici: dal basso verso l’alto, il Turkmenistan e’ 176esimo, l’Uzbekistan 163esimo e il tanto decantato Kazakistan (“Andateci a fare le vacanze”, diceva qualcuno) e’ 162esimo.
L’Ucraina ora al 131esimo posto si e’ avvicinata alla Russia (140esima): Putin può dirsi soddisfatto.
Sul fronte degli slavi del sud, i paesi più frendly verso i giornalisti sono Slovenia (46esima, 13,41 punti) e Bosnia e Erzegovina, al 47esimo posto (malgrado il recente conflitto e’ messa meglio dell’Italia, e la notizia non ha bisogno di commenti).
I peggiori, tra l’ex Jugo, il Kosovo (92esimo posto) e il Montenegro (104esimo). Podgorica – buon ultima – si e’ resa indipendente da Belgrado. Ma in Serbia (85esima) i giornalisti stanno meglio che in Montenegro.
Ad maiora.