Pensieri

Oggi a Tavazzano viene piantato un albero per Anna Politkovskaja

Oggi alle 15.30 saremo a Tavazzano per l’albero ad Anna Politkovakaja nel locale Giardino dei giusti. Merito dell’amministrazione comunale e di Annaviva.
Giovedì sono stato nel comune lodigiano a un incontro su Anna coi ragazzi delle medie.
Questo il generoso post che mi dedica l’amico Giulio Cavalli.
Sono passati quasi sette anni dall’assassinio di Anna. Sempre senza colpevoli.
E noi siamo sempre qui a ricordarla.
A chiedere giustizia.
Ad maiora

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8 anni fa l’uccisione di Maskhadov. Appello al regime russo perché restituisca il corpo alla famiglia

maskhadovRicevo e volentieri pubblico questo articolo della diaspora cecena.
L’8 marzo tanti ceceni ricordano l’uccisione di un dei loro leader, l’ex presidente Mashkadov. Da più parti considerato un mediatore.
Le autorità russe non hanno mai restituito il corpo alla famiglia.
Ad maiora
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Eight years ago, on March 8, the Chechen people lost their leader, but more importantly, the
world community lost its humanity and honor while staying silent about Russia’s state
terrorism against the elected President of the Chechen people!
In January 1997, Aslan Aliyevich Maskhadov was legitimately elected, gaining more than 59%
of the votes in the free and democratic elections in the Chechen Republic of Ichkeria, under
the aegis of international institutions like UN and OSCE. One of his first actions was signing a
peace treaty between the Chechen Republic of Ichkeria and the Russian Federation. During
his term, he defended human rights and did his best to keep peace alive. But despite all of
his efforts, the war machine worked once again at the end of 1999, and he headed the
defense of his native land against the unlawful Russian military occupation as the leader of
the Chechen people. However, during all his military and political life, he strongly
condemned any kind of terrorist actions and stood against terrorism. He believed that he
could bring an end to this war if he might talk for only a few minutes face to face with the
Russian President Putin; in this aim, he announced a unliteral ceasefire while hoping to find
peace. However, the Russian state’s answer was brutal and they assasinated the President of
the People in front of the world community. Their cruelty didn’t end with this, they seized
his body referring to their inhumane law about their right to keep the bodies of “terrorists”!
Whatever the Russian law says, this practice cannot be considered legal, neither in a political
context, nor in ethical terms.
We, the Save Chechnya Campaign, once again ask the Russian authorities to bring an end to
this horrible practice and give his body back to his family for burial according to Muslim and
Chechen traditions!
We, the Save Chechnya Campaign, ask all international institutions and human rights
organizations as well as people of goodwill to apply pressure and demand the return of the
body of the President of the People!
Advocate Burak Oztas
General Director of Save Chechnya Campaign

Ominicchi, pigliainculo e quaquaraquà (ciao Damiano Damiani)

Lee_J__Cobb_Il_giorno_della_civettaCi ha lasciato Damiani Damiani. Suo il film tratto dal romanzo di Sciascia, Il giorno della civetta.

Qui la celebre scena dei quaquaraquà.

Se ne va un grande regista.

Ad maiora

Morto Chavez, alleato sudamericano di Putin

Hugo Chavez, Vladimir PutinE’ morto di cancro il presidente venezuelano Chavez. Lo ricordo soprattutto per i suoi rapporti con la Russia di Putin.

Il presidente russo è andato più volte in Venezuela.

Parecchi gli accordi, economici e militari, firmati dai due leader.

Putin aveva da poco scritto a Chavez, augurandosi la sua guarigione.

Il Venezuela era stato una delle poche nazioni a riconoscere l’indipendenza degli staterelli secessionisti georgiani di Abkhazia e Ossezia del Sud.

Ad maiora

Non-recensione di “Educazione siberiana”

locandina_film_salvatores_educazione-siberiana-Ripubblico, a qualche anno di distanza la non-recensione che avevo scritto a “Educazione siberiana” di Lilin. Oggi con l’uscita del film di Salvatores si parla sempre più di lui. Non andrò a vedere la pellicola. Rispetto a quanto scrissi, aggiungo solo questo link al Fatto quotidiano.
Ad maiora
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L’odierno articolo di Maurizio Crosetti su Repubblica “Lilin, vita blindata: faccio il tatuatore in clandestinità” mi spinge a riprendere in mano una mai scritta recensione del libro Einaudi “L’Educazione siberiana”. E’ uno dei testi must di questo 2009, anche se francamente per chi come me è appassionato di est Europa e conosce non solo la Moldova ma anche la Transnistria, il volume è sembrato molto strano.

Parto dall’impressione corporea che ho avuto incontrando Nicolai Lilin. Non gli piace parlare coi giornalisti. L’intervista che abbiamo fatto è stata molto breve perché ho percepito che non avrebbe aggiunto nulla rispetto a quello che avevo letto nel suo libro e su di lui. Malgrado tutto non sono andato prevenuto all’incontro. Anche se gli articoli di Anna Zafesova (una delle migliori giornaliste del nostro paese) su “La Stampa” mi avevano messo sul chi va là. Anna, che è andata a verificare le storie di criminali siberiani direttamente a Bender (in Transnistria), ha smontato la ricostruzione fatta da Lilin.

Ho incontrato Lilin a Bellinzona a margine di una bellissima manifestazione culturale che viene organizzata da quelle parti sulle traduzioni. Il Babel Festival è un confronto – a volte magico – tra chi scrive e chi traduce. Lo consiglio vivamente a chi ama i libri.

Di molti degli incontri che ho visto quello di Lilin che chiudeva l’ultima giornata era l’unico senza moderatore. E’ stato un one-man-show.

Lilin è ormai un personaggio pubblico, anzi, televisivo. Così molte delle cose che dice vengono prese per oro colato da chi ascolta. “Lo ha detto la televisione” è sempre più l’elemento catartico del nostro paese che non a caso ha deciso di affidarsi alle abili mani di un magnate delle tv.

Lilin, anche nel Canton Ticino, ha raccontato le sue storie, ha ribadito più volte che non è uno scrittore, che ha imparato l’italiano senza studiarlo e tutte le altre cose che trovate nel suo volume e che va ripetendo anche ai giornalisti che lo avvicinano. Affascinati come sempre, anche dalle sue parolacce, infilate ad arte nei discorsi e negli scritti.

Il comizio del buon Nicolai a Bellinzona è andato avanti per una buona oretta. Quando è stato il tempo delle domande si è alzata una bella signora dai caratteri russi, anzi russo-moldavi (e dalla fierezza tipica di quelle terre) che in pratica ha detto: ti sei inventato tutto, getti fango sul nostro paese per fare soldi. Lilin imbarazzato ha ribattuto che lui racconta quel che gli hanno raccontato amici e parenti a Bender. La signora – che sventolava il libro pieno di post-it e segni a matita – ha detto che anche lei era di Bender, chiudendo in pratica la partita. È stata poi zittita dal resto del pubblico che voleva sentire Lilin e non una russofona in trasferta venuta a rovinare le uova nel paniere. La vox populi era: è un romanzo, non un libro di cronaca giornalistica. Sarà, ma non sembra però.

L’operazione commerciale dell’Einaudi è comunque riuscita appieno. Di qui forse la mia ritrosia a scrivere la recensione e a raccontare un episodio di qualche mese fa. Oggi però la lenzuolata di Repubblica mi ha risvegliato dal torpore.

Tra poco esce un nuovo libro di Lilin, sempre per la casa editrice berlusconiana. Penso che risparmierò soldi e tempo evitando di acquistarlo. E’ una delle poche armi che il mercato (editoriale) ci lascia.