Month: giugno 2015

Una notte soltanto, Markovitch

“Al di fuori di Rachel Mandelbaum, nessuno sapeva che la tristezza di Zeev Feinberg si era gonfiata fino a inglobare anche sua moglie, sempre piena di vita. I colpi alla porta ruppero la quiete calata ormai da tempo sulla casa di Sonia e Zeev Feinberg. C’era un tale silenzio che le mosche la evitavano, imbarazzate dal rumore delle loro ali che riempiva le stanze. “.

Il capitolo da cui ho tratto queste poche righe è uno dei più immaginifici del bellissimo Una notte soltanto, Markovitch, opera prima della scrittrice (e attivista dei diritti civili) Ayelet Gundar-Goshen.

Ho già scritto che il miglior libro da me letto quest’anno è Cattivi, di Maurizio Torchio. Quello che mi ha fatto più sorridere Dove sei stanotte di Alessandro Robecchi. E allora vi dico che questo romanzo che ha come protagonista Yaakov Markovitch, è quello che mi ha fatto più sognare. Parla di amore e di storia (degli ebrei, di Israele e non solo) questo libro il cui personaggio principale mi ha ricordato un po’ l’incolore Tazaki  Tsukuro del grande Murakami Haruki.

Come tutte le storie d’amore (sono più di una, spesso intrecciate) queste della Gundar-Goshen fanno prima sorridere e poi (piangere). Nella prima parte succede di tutto. Solo quando la finite, vi rendete conto che quello è il Prima, cui seguirà un Durante e poi un Dopo (seguito, nel finale, da un Dopo Dopo).

Il libro che chiaramente vi consiglio ha una bellissima struttura narrativa e una traduzione (di Ofra Bannet e Raffaella Scardi) davvero ben fatta. Non perdetelo.

Ad maiora

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Ayelet Gundar-Goshen

Una notte soltanto, Markovitch

Giuntina, Firenze 2015

Testimoni

Giurò di trascorrere ventiquattro ore a Berlino senza pensare nemmeno una volta alla guerra. Di camminare per le strade della città senza portarsi sulle spalle sei milioni di testimoni. Di togliersi di dosso, seppure per poche ore, il suo popolo, la patria e il passato. Non ci riuscì, per quanto si sforzasse. Yakoov Markovitch si disse: è come riproporsi di girare per un giorno senza l’odore della nostra pelle. Non ci possiamo togliere di dosso l’odore che ci si è inavvertitamente attaccato, l’odore delle vittime.

Ayelet Gundar-Goshen, Una notte soltanto Markovitch, Giuntina, 2015

Disertore

Yaakov Markovich non sapeva niente di quanto accaduto a Zeev Feinberg dal giorno in cui si erano incontrati per strada. Lui stesso di mandato sulle montagne di Galilea poche settimane più tardi. Non partì volentieri. (…) Alla fine i comandanti minacciarono di confiscare la casa. La terra che Yaakov Markovich aveva ricevuto molti anni prima non sarebbe rimasta in mano a un disertore. Delle brave persone l’avevano affidata a un ebreo perché vi facesse crescere culture ebree. E alle mani ebree può capitare di dove abbandonare l’aratro per imbracciare il fucile. Yaakov Markovich li ascoltò e poi ribatté: “Sono molti anni che coltivo viti, ulivi, a volte anche albicocche. I frutti possono crescere dolci o amari. Capita che rimangano acerbi o che li mangino i vermi. Ma mai, in tutti questi anni, mi sono usciti fuori frutti ebrei. L’unico resta ulivo. La vite non può essere che vite. E l’albicocco e albicocco”.

Ayelet Gundar-Goshen, Una notte soltanto, Markovich, Giuntina, 2015

Sapere di non sapere 

L’idea che internet democratizzi il sapere e lo renda disponibile a tutti è in realtà fuorviante. Quello che avviene è esattamente il contrario. Internet non livella le differenze culturali, ma le accentua. Solo chi è già istruito riesce a farne un uso critico ed efficace, riuscendo a distinguere nell’ammasso informe di notizie e dati le cose sensate dalla semplice paccottiglia. Chi invece non ha strumenti culturali adeguati vive nell’illusione di conoscere. E illudersi di sapere, mi si consenta di scomodare il caro, vecchio Socrate, è molto peggio che “sapere di non sapere”.

Pietro Trabucchi, Tecniche di resistenza interiore, Mondadori 2014 

Multitasking

Per quanto considerarsi multitasking sia oggi considerato un vanto, va chiarito che da un punto di vista scientifico si tratta di un’illusione. Il nostro cervello non è strutturato per essere multitasking. La nostra evoluzione ha favorito cervelli capaci di focalizzarsi su un compito piuttosto che il contrario: il cacciatore neolitico che, mentre inseguiva la preda, si distraeva per cercare in giro funghi o bacche, non ha trasmesso i geni alla discendenza. È morto di fame. Oggi ci si compiace e ci si illude di poter essere multitasking. Tutti ci crediamo tali, ma questo non significa che le nostre prestazioni lo siano veramente. 

Pietro Trabucchi, Tecniche di resistenza interiore, Mondadori 2014