Month: novembre 2014

Vénétie

La France Press dedica un servizio ai movimenti indipendentisti veneti.

Ad maiora

Una Cortina verde al posto di quella di ferro

Verde cortina è un libro nato da un’idea e dal crowfunding, al quale ha contribuito anche chi scrive queste righe. Sono quindi doppiamente contento di questa recensione.

E lo sono ancora di più perché affronta un tema intorno al quale lavoro da quando faccio il giornalista: quello dei confini. Ci sono confini geografici e confini umani. Verde cortina è un viaggio fatto dal giornalista Matteo Tacconi dal fotografo Ignacio Maria Coccia lungo quel che resta dal peggiore dei confini umani recenti: quello che noi abbiamo sempre chiamato Muro di Berlino, ma che di fatto si espandeva dal Mar Baltico al Mar Mediterraneo. Le ultime pagine sono dedicate proprio a luoghi più vicini a noi e si concentrano, con foto e testi, su Trieste e Gorizia con le loro “nostalgie di frontiere”. Tra Gorizia e Nova Gorica il triste muro (anzi, muretto, sovrastato da una rete) che divideva in due la cittadina è stato abbattuto. Ma restano delle differenze tra di qua e di là: “Dal 2008, quando la Slovenia ha aderito all’area Schengen, da Gorizia a Nova Gorica e da Nova Gorica a Gorizia si circola liberamente. Almeno da questo punto di vista è come se fossero tornate un’unica città. Per il resto, sono tante le differenze. A partire dall’economia. Quella di Nova Gorica, in buona misura, è fondata sul vizio, con una concentrazione e significativa di night club e casinò. L’economia di Gorizia è in fase di decadenza. La città è orfana della frontiera”. Bolli e dogane c’erano infatti un’economia drogata che ora è scomparsa.

La cosa comunque consolante del viaggio di Matteo e Ignacio lungo l’ex cortina di ferro è che si è trasformata in una lunga linea verde che unisce in qualche modo l’Europa, da nord a sud. Intorno a muri e garitte infatti non si lite a costruire e tolte quelle divisioni la natura ha continuato a fare il suo corso creando una lunga striscia ambientale, quella Verde cortina che dà appunto titolo al volume. Che ha nei testi di Matteo Tacconi offre un interessante racconto di ciò che era e di ciò che è rimasto lungo quel pezzo di terra che ha dettato i tempi della storia recente del Vecchio continente. E negli scatti di Ignacio Maria Coccia il paradosso di confini che un tempo facevano paura e soggezione è che ora mettono solo tristezza. La cosa consolante è che per fermare madre natura non bastano né muri, né fili spinati.

Ad maiora

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Matteo Tacconi e Ignacio Maria Coccia

Verde cortina

Capponi Editore

Pagg. 180

Euro 20

La mafia russa alla conquista del mondo

Domenica 9 novembre alle 16.30 Annaviva ha organizzato la presentazione del libro “Mafija” di Pino Scaccia ad Archè Onlus Via Jean Juares 7/9 a Milano, nell’ambito del Festival dei beni confiscati alle mafie. Qui la mia recensione del volume (che presenterò insieme all’autore, a David Gentili e Luca Bertoni). Vi aspetto, aspettiamo.

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In “Mafija, dalla Russia con furore” Pino Scaccia non parla solo della mafia russa. Spiega il contesto in cui è nata, quel deserto – anche di valori – che ha fatto seguito al crollo dell’Unione sovietica. È un libro interessante e sconsolante quello scritto dallo storico inviato del Tg1. Nel quale si racconta l’espansione planetaria dei boss russi, che ovviamente si sono alleati con la mafia italiana più globalizzata, la ‘ndrangheta. Un pentito, Saverio Morabito, qualche tempo fa spiegava così ai magistrati: “La ‘ndrangheta non ha problemi a fare affari con gente di ogni razza è nazione”. E’ così se si conquistano tutti i mercati. Peraltro le due mafie – quella russa e quella calabrese – si somigliano anche per quanto riguarda la struttura, non avendo una vera e propria cupola a guidarle, come invece quella siciliana.

Così Scaccia spiega l’allungamento dei tentacoli sui nostri territori: “In Europa sono presenti in Italia, Spagna, Paesi Bassi, Lituania, Estonia, Lettonia, Gran Bretagna, Germania, Austria, Svizzera, Francia e Israele. Le attività criminali riguardano i precursori dell’eroina, droghe sintetiche, traffico d’armi, traffico di esseri umani, prostituzione, estorsione, riciclaggio di denaro. La mafia russa sbarca in Italia negli anni Novanta, in Emilia-Romagna. L’organizzazione si allarga presto in Toscana e Veneto. E successivamente a Napoli, Roma e Milano. La mafia russa è attualmente rappresentata in Italia dai gruppi Solntsevskya bratva, Izmajlovskaja, dai Lupi di Tambov e dai clan Kutaisi. Si è a conoscenza anche di riunioni (skhodka) che si svolgono in Italia per il coordinamento delle operazioni sul territorio; le indagini ne hanno accertata una il primo dicembre 2011 a Milano è una in programma il 18 settembre 2012 a Roma mai avvenuta per un rischio di intercettazione da parte delle forze dell’ordine”.

Insomma, come sempre è qualcosa che ci riguarda da vicino. Senza dimenticare un aggressivo Putin che a una domanda sulla mafia russa ricordava come la parola fosse di origine italiana. Vero: abbiamo sempre da imparare.

Come ci toccano da vicino i rapporti “politici” tra il nostro paese e la Russia, che Scaccia tratta nell’ultima parte del libro. Dove si affronta il tema della (praticamente inesistente) libertà di stampa nel paese di Putin. Un capitolo del libro è dedicato alla Politkovskaja fatta assassinare (chissà da chi) da killer di un’altra mafia, quella cecena.

Scaccia, che ha una grandissima esperienza internazionale, si occupa anche del caso Alma Shalabayeva, espulsa a tempo di record e rimpatriata da Roma in Kazakistan. Una storia davvero imbarazzante che coinvolge l’attuale governo e la maggioranza che lo sostiene.

Ad maiora

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Pino Scaccia

Mafija, dalla Russia con furore

Round Robin

Roma, 2014

Pagg. 180

Euro 14

A Milano in mostra Varlam Šalamov

Il Colosseo torna Arena (e la notizia “fa il giro del mondo”)

L’idea del ministro Franceschini di coprire il Colosseo incuriosisce i giornalisti stranieri. Come quelli di Al Jazeera.

Ad maiora