Vladimir Putin

#OccupyKremlin.Per Navalny e Udaltsov 15 giorni di cella

Il blogger Alexei Navalny e il leader del Fronte di Sinistra, Sergei Udaltsov, due
leader dell’opposizione russa, sono stati condannati a 15 giorni di carcere per aver disobbedito polizia durante le iniziative di protesta contro il presidente Vladimir Putin.

I due sono stati processati per “disobbedienza al ordini della polizia.
Sono stati arrestati all’alba di mercoledì, quarto giorno di proteste a Mosca.

Cinquanta persone sono state fermate nelle stesse manifestazioni, ha riferito
Navalny, aggiungendo che “molti di loro sono stati poi rilasciati”.

Nessuno di loro ha opposto resistenza.

Da domenica la polizia ha arrestato centinaia di persone dopo le proteste seguite alla Marcia dei milioni.

Non si sono infatti più fermate le iniziative di disobbedienza delle opposizioni che hanno organizzato una serie di manifestazioni non autorizzate intorno al Cremlino.

Chi manifesta dice che non sta compiendo alcun reato, dato che non viene pronunciato nessuno slogan politico o issato alcun manifesto. Sono solo pacifici e silenzioni sit-in o “camminate nella notte di Mosca”, come le ha definite Udaltsov.

Di quel che sta accadendo a Mosca e in Russia parleremo stasera, in un’iniziativa di Annaviva, con Denis BIlunov, uno dei leader di Solidarnost, partito d’opposizione a Putin.

Alle 21 alla Libreria popolare di via Tadino 18, a Milano.

A stasera!

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Che cosa succede in Russia?

Il terzo mandato di Putin al Cremlino è iniziato con gli scontri di domenica e lunedì e prosegue con gli arresti.
La (finta) democrazia verticale sfocerà in un regime (televisivo e) totalitario?
O quelli che osserviamo in questi giorni sono i colpi di coda di un sistema giunto al capolinea?
A queste domande Annaviva cercherà di rispondere domani sera a Milano (Libreria Popolare di via Tadino 18, ore 21) in un incontro organizzato con uno dei leader di Solidarnost, uno dei partiti d’opposizione al putinismo, Denis Bilunov.
Vi aspettiamo!

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Lettera a Putin (dall’aldilà)

Mentre sono qui ho la netta sensazione della presenza dell’angelo della morte. È ancora possibile che io riesca a sfuggirgli, ma ho paura che i miei piedi non siano più veloci come una volta. Penso che sia tempo che io dica qualche parola all’uomo che è responsabile della mia conduzione.
Potrai costringermi al silenzio, ma questo silenzio ti costerà caro. Hai adesso provato di essere il barbaro senza scrupoli che i tuoi più duri critici hanno sempre denunciato.
Hai dimostrato che non hai rispetto per la vita umana, per la libertà e per gli altri valori della civiltà.
Hai dimostrato che non meriti di occupare il posto che occupi e che non meriti la fiducia della gente civile.
Potrai far tacere un uomo, ma il rumore della protesta nel mondo ti riempirà le orecchie, signor Putin, fino alla fine dei tuoi giorni. Che Dio possa perdonarti per quello che hai fatto non solo ma me, ma alla mia amata Russia e al suo popolo.

Lettera aperta a Putin (divenuto presidente russo per la terza volta) dettata da Aleksandr Litvinenko sul letto di morte.
L’ex spia del KGB è stata uccisa nel 2006 http://en.wikipedia.org/wiki/Alexander_Litvinenko
Nessuno ha pagato per la sua morte, somministrata (a Londra, dove aveva ottenuto asilo e cittadinanza) da sgherri del regime, con una micidiale sostanza radioattiva, il Polonio 210.
RIP
Ad maiora

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9 maggio, la vera festa di Vladimir Putin (photogallery)

Masha Gessen, nel suo “Putin, l’uomo senza volto” (Bompiani), parla di “una sorta di rimorso rivoluzionario” che si vive in Russia.

Ed è un rimorso che in questi giorni che anticipano la festa del 9 maggio – vittoria sovietica contro il nazismo, festa molto sentita in Russia – è ben visibile.

In tutti i negozi, ma anche sui muri di Mosca, si vedono manifesti che inneggiano alla vittoria.

Sono quelli che la Gessen chiama “simboli del nazionalismo sovietico”, che Putin ha rispolverato.

Qui una carrellata di immagini, di poster, di murales.

Ad maiora

Dopo Silvio e Sarkò, a quando la caduta di “Putin, l’uomo senza volto”?

Oggi è il giorno di Vladimir Putin, del suo terzo ritorno sul trono del Cremlino. Quale giorno migliore per la recensione di “Putin, l’uomo senza volto” scritto da Masha Gessen e pubblicato in Italia da Bompiani.
È un libro davvero importante per capire come sia nata la tirannia putiniana e come le manifestazioni delle opposizioni la stiano minando.
Masha ha partecipato alle iniziative di dicembre e che penso fosse in piazza Bolotnaya anche ieri nel corteo degenerato in scontri e arresti da parte delle forze dell’ordine (presenti in una quantità tale da respingere non un pacifico corteo, autorizzato, ma truppe napoleoniche tornate in città dall’aldilà.
Il testo (non pubblicato in Russia) cerca di spiegare l’origine di questo uomo irascibile e senza particolari qualità che in pochi anni è diventato zar delle Russie. Grazie alla collaborazione dei servizi segreti (leggi Kgb) che palesemente sono saliti al potere.
Per la Gessen l’errore iniziale è da far risalire a Sobchak, l’ex sindaco “democratico” di San Pietroburgo che scelse VV come suo braccio destro: “Sobchak lo ha scelto bene: Putin odiava gli insulsi democratici ancora più di lui ed era anche più abile di Sobchak nel gestire la politica dell’avidità e della paura”.
Putin viene bollato come un “omuncolo vendicativo”, uno che – quando dovrà abbandonare per qualche anno gli uffici del Cremlino – alla fine sceglierà Medvedev come presidente (senza alcun potere se non quello di illudere un po’ di russi e tanti occidentali, compreso Obama, macchietta di se stesso mentre mangia hamburger con Dmitri) solo perché più basso di statura.
Nel libro non vengono risparmiati attacchi al regime per le stragi che hanno segnato gli anni putiniani. Dai palazzi fatti esplodere a Mosca per accusare i ceceni e sostenere la campagna elettorale del capo, agli assalti al Nord-Ost come a Beslan, sfuggiti dapprima misteriosamente al controllo (in un paese dove mettono metal detector anche alle manifestazioni, ieri – giustamente – abbattuti: https://andreariscassi.wordpress.com/2012/05/06/occupykremlin-tensione-in-bolotnaya/
) poi risolti con attacchi militari, senza alcuna cura per ostaggi, bambini, maestre, genitori, spettatori di teatro che fossero: “C’è un motivo per il quale i militari russi si sono comportati a Mosca come a Beslan: il loro vero scopo era provocare paura e orrore. Questa è la classica modalità operativa dei terroristi, e in tal senso si può affermare con certezza che Putin e i terroristi hanno agito di concerto”.
E Masha ricorda la fila infinita di omicidi di stato (o tollerati da esso) e di persecuzione politica di oppositori: “La verità semplice e ovvia è che la Russia di Putin è un paese nel quale i rivali politici e i critici espliciti vengono spesso uccisi e che, almeno in qualche caso, l’ordine viene direttamente dall’ufficio del presidente”.
Il libro traccia alla fine uno spietato ritratto di Putin, uomo senza volto, messo al potere da chi pensava di controllarlo. Che guida una “tirannia della burocrazia”dove la corruzione la fa sempre più da padrona. VV viene bollato come “padrino di un clan mafioso che controlla il paese” e che grazie a ciò si è arricchito: “Come tutti i capomafia non fa grandi distinzione fra la sua proprietà personale, la proprietà del clan e la proprietà degli addetti del clan”.
Ma il risveglio dell’opposizione dell’onda bianca che vuole cacciarlo fa concludere il volume con i tratti della speranza: “Il regime è condannato. Più aria calda viene pompata nella bolla nella quale ha vissuto, più vulnerabile diventerà per la crescente pressione dall’esterno. Questo è precisamente quello che sta succedendo in questo momento, ci vorranno forse meno o qualche anno, ma la bolla di Putin scoppierà”.
Noi saremo qui a raccontarlo.
Ad maiora

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Masha Gessen
Putin, l’uomo senza volto
Bompiani
Milano, 2012
Pagg. 359
Euro 18

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