Torino

#lamiatorino dal 26 al 28 aprile. Ci sarò anche io

lamiatorino-banner-7b-640x495Torino è una citta cui sono particolarmente affezionato. Da non so quanti lustri (almeno 5, ahimé) almeno una volta l’anno prendo il treno e vado alle riunioni del Centro studi Piero Gobetti, per continuare a onorare la memoria di uno dei miei miti. Tra i primi a capire che il fascismo avrebbe introdotto la dittatura nel nostro paese.

Sono tornato per altre conferenze e incontri nella città sabauda, anche se non posso dire di conoscerla bene.
Ora potrò rimediare a questo deficit partecipando, come blogger a #lamiatorino

Vi terrò informato mano a mano di tutte le attività che faranno fare ai blogger per conoscere tutte le facce di questa interessante città: dal Museo nazionale del cinema al pallone, aerostatico, dalla visita nel centro storico (anche con bici eletriche) al Torino Jazz Festival.

I dettagli del programma li trovate tutti qui, sull’ottimo sito nonsoloturisti.it.

Ad maiora

45 anni fa volava in cielo la farfalla granata

Gigi Meroni, stella del Toro, il 15 ottobre 1967 veniva investito e ucciso a Torino, in corso Umberto.
Chi non l’abbia letto, recuperi in biblioteca “La farfalla granata” o lo compri.
Qui qualche bella immagine del grande calciatore.
Ad maiora

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Gobetti e quell’Italia protestante mai nata

La sala non è la stessa nella quale 50 anni fa si tenne l’assemblea fondativa del Centro studi Piero Gobetti. Ma, in questo appuntamento a Torino 50 anni dopo, non è l’unica differenza che salta agli occhi.
L’incontro si svolge sotto il magnifico ritratto gobettiano che Casorati realizzò e regalò al Centro proprio nel giorno dell’inaugurazione (fuori ci si preparava a festeggiare Torino ’61 come oggi ci si prepara ai 150 anni).
Mancano rispetto ad allora i protagonisti della vita politica cittadina (forse troppo impegnati a far politica per abbassarsi a iniziative di stampo troppo culturale). Unico a farsi vivo il presidente della Repubblica con una lettera.
Mancano, purtroppo, anche e soprattutto gli amici di Piero e quanti diedero vita prima a Giustizia e libertà e poi al Partito d’Azione. Ma l’azionismo deve essere ancora vivo e vegeto e molto pericoloso visto come è costantemente attaccato dai liberali all’amatriciana che compongono il coro di questa rappresentazione teatrale che chiamiamo politica.
Fuori da via Fabro 6 a Torino, il Paese è in effetti allo sbando.
Non a caso – come hanno sottolineato sia Marco Revelli nei saluti iniziali che Paolo Bagnoli nella prolusione – l’attualità di Gobetti è ancora tale perché irrisolti sono i problemi che l’autore di Rivoluzione liberale denunciava 80 anni fa.
Per mettere a tacere anche questi scampoli di riflessione indipendente anche il Centro Gobetti (come il Teatro Regio peraltro, dove Napolitano andrà nei prossimi giorni) ha subito pesanti tagli ai finanziamenti. Che ne minacciano l’esistenza.
I liberisti in salsa tartufata tagliano alla cultura ma concedono l’ennesima proroga per il pagamento delle infrazioni per le quote latte.
Gobetti veniva spesso bollato di essere protestante o addirittura puritano. Aggettivo che alle nostre latitudini viene ovviamente associato al sesso e a qualcosa di negativo.
Chissà cosa avrebbe scritto delle “quote latte”… O delle polemiche sulla festa per l’unità d’Italia…
Ad maiora.

Anna è sempre viva

Tra poche settimane ricorrerà l’anniversario dell’omicidio di Anna Politkovskaja. Come spesso accade, in questo periodo, mi arrivano inviti a partecipare a iniziative che riguardano la collega, assassinata da sconosciuti il 7 ottobre 2006. Per ora Rimini, Brescia e Torino. Gli amici di Annaviva andranno invece a Mosca al presidio che viene organizzato ogni anno nella capitale russa, dove venne uccisa con cinque colpi di pistola.

Qualche mese fa sono stato ospite di un bel convegno organizzato durante il Festival del giornalismo di Perugia. Questo il link con l’articolo e il video fatto dagli studenti della scuola di giornalismo:

http://www.associazionegiornalisti.it/?costante_pagina=notizie&id_news=1142&id_lingua=2

Ad maiora.

Il neo juventino Krasic: serbo di Mitrovica

La Juventus FC ha formalizzato oggi l’acquisto di Miloš Krasić. Lo pagherà, da qui al 2012, in tre rate da 5 milioni di euro. Un mutuo, oneroso, ma un mutuo, garantito da una fideiussione bancaria.

Krasić, nato nel 1984 in Jugoslavia, ha giocato anche per la nazionale under 21 di Serbia e Montenegro e ora è titolare della nazionale della Serbia. Il centrocampista (esploso col CSKA di Mosca) che è stato eletto miglior giocatore serbo del 2009, ai Mondiali sudafricani non ha brillato (sostituito nel disastroso Australia-Serbia 2-1, che ha portato all’eliminazione dei serbi) anche se con tre gol era stato decisivo nelle qualificazioni del suo Paese.

Già il suo Paese. Krasić è nato a Mitrovica, città che si trova nel nord del Kosovo. È divisa in due dal fiume Ibar e il ponte (presidiato da forze militari internazionali) è una sorta di spartiacque tra il Kosovo albanese e quello serbo, tra mondo islamico e cristiano.

A nord del fiume vivono 20mila serbi, a sud 80mila albanesi. Il ponte è un sorta di muro di divisione. Alexander Langer (che a Brescia in questi giorni, forse a causa del caldo, è stato bollato come terrorista) se ne sarebbe rammaricato.

Le più recenti tensioni a Mitrovica si sono registrate solo qualche settimana fa, con il parziale riconoscimento dell’indipendenza di Pristina: il 22 luglio la Corte internazionale di giustizia ha dichiarato legittima la secessione kosovara da Belgrado (partita nel 1999).
Mitrovica, o Kosovska Mitrovia o Titova Mitrovica come viene ancora chiamata, ha dato i natali anche a un altro calciatore serbo che ha giocato in Italia e che ora è tornato alla Stella Rossa di Belgrado: Nikola Lazetić.

Nel 2002 Lazetić era stato acquistato dal Como di Preziosi e girato subito al Chievo Verona (quell’anno i lariani scesero dalla A alla B per poi precipitare, grazie all’attuale patron del Genoa, fino alla C2 e al fallimento: ora sono in Lega Pro). Il serbo andrà poi alla Lazio, Siena, Genoa e Livorno, per concludere la sua esperienza italiana al Torino (contribuendo all’ultima promozione a Serie A, ma poi anche alla retrocessione). A scadenza di contratto, il ritorno a Belgrado.

Ma sempre di Mitrovica è un altro calciatore, che ha giocato in Italia e che invece è di etnia albanese: Valon Berhami.

La famiglia Berhami nel 1990 era emigrata in Canton Ticino, dopo che entrambi i genitori di Valon (allora aveva 5 anni) avevano perso il lavoro. Dal 1995 presentavano invano alle autorità elvetiche più richieste di asilo politico, per l’aggravarsi delle vicende degli slavi del sud. È però l’abilità sportiva di Valon a salvare la famiglia dal rimpatrio. La società sportiva Ligornetto lancia infatti una raccolta di firme per chiedere alla Confederazione di garantire asilo ai Behrami. Così sarà. Valon ripaga la fiducia (sportiva) accordatagli portando la Svizzera ai Mondiali del Sudafrica (suo il gol decisivo nella partita con la Turchia: sorta di nemesi, visto che questo Paese è l’erede politico di quell’Impero Ottomano che sconfiggendo i serbi e conquistando Mitrovica, la islamizzò).

Berhami, in Italia, ha giocato nel Genoa, nell’Hellas Verona e soprattutto nella Lazio: 44 presenze per i biancazzurri e quattro gol, uno dei quali decisivo nel derby 2008 (3-2 per la Lazio). Ora (dopo la deludente esperienza col West Ham – squadra della Premier di cui è dirigente Sir Gianfranco Zola, oggi sconfitta 1-3 dal Bolton – e dopo un bruttissimo infortunio lo scorso anno) potrebbe tornare proprio nella capitale, ma sulla sponda giallorossa.

A Mitrovica sud continueranno a essere orgogliosi di lui.

Come in quella nord, nei cui bar da due giorni a questa parte, si starà parlando di Krasić alla Juve. Lo stesso nei caffè belgradesi. Anche in Serbia la notizia domina infatti oggi tutti i siti online: http://sport.blic.rs/Fudbal/Evropski-fudbal/183404/Milos-Krasic-zvanicno-novi-clan-Juventusa

Magari è l’occasione per “dare un calcio” ai conflitti. Sperem.