Torino

45 anni fa volava in cielo la farfalla granata

Gigi Meroni, stella del Toro, il 15 ottobre 1967 veniva investito e ucciso a Torino, in corso Umberto.
Chi non l’abbia letto, recuperi in biblioteca “La farfalla granata” o lo compri.
Qui qualche bella immagine del grande calciatore.
Ad maiora

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Da Piero ad Anna. Le mie radici

Parlando con mio fratello Filippo – @nomfup per gli amici – dicevo che, venendo oggi a Torino, avrei dovuto fare uno sforzo per conciliare (con qualche logica) i miei interessi. Di ieri e di oggi.
Dare un senso a questa vita, per citare un cantante cui sono particolarmente affezionato.
Vengo alla riunione annuale del Centro studi Piero Gobetti da quando ho 16 anni. Un tempo, entrando nelle stanze che furono di Pietro, ero schiacciato dall’emozione. Per la sacralità del luogo. E per i personaggi che si incontravano (ricordo come un tuffo al cuore Norberto Bobbio e con stupore l’intervento di Galante Garrone alla presentazione del “mio” – e di Paolo Costa – libro gobettiano).
L’emozione quando varco l’ingresso di via Fabro 6 è rimasta quella di un tempo. Anche se il tempo ha portato via tanti punti di riferimento del giovane liberale che ero.
Da vecchio liberale ora mi emoziono, nello stesso modo, ogni volta che a Mosca entro nella stanza di Anna Politkovskaja, alla Novaja Gazeta.
Nella mia “lunga esistenza” ho avuto la fortuna di assistere di persona a una “rivoluzione liberale”, a Kiev.
E tra dicembre e la scorsa settimana, ho percepito quel vento di rivoluzione nella – inaspettata – primavera moscovita.
A Piero sarebbe piaciuto quel vento. E sono certo anche ad Anna.
Entrambi avrebbero spronato duramente il movimento.
Sempre esigenti. Sempre insoddisfatti. Sempre protesi in avanti. Sempre liberali.
Caduti, ma sempre vivi.
Capaci di indicare un cammino a noi, piccoli uomini e piccole donne.
Ad maiora.

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Fuoco al campo Rom. Anche se vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti

C’è sempre il capro espiatorio. Ai tempi del duplice omicidio di Novi Ligure, Erika accusò inizialmente un albanese di averle ucciso madre e fratello (era stata lei col fidanzatino). Anche mille lustri fa nella meno drammatica vicenda degli “amanti di Capriolo”, a picchiare il marito cornificato non erano stati gli albanesi, subito accusati, ma i fedifraghi.
L’etnia albanese è passata di moda. Come era successo ai marocchini e, un tempo, ai terroni.
Ora il ruolo di Malaussene è stato conquistato dai Rom. Ieri la ragazzina scoperta a Torino per qualche minuto d’amore non ha trovato di meglio che parlare di stupro, puntando il dito contro due fantomatici zingari.
Detto fatto, presidio dei cittadini per bene e fuoco alle povere baracche del campo nomadi. La giovane si era inventata tutto. E questo, a sentire certi tg oggi, sembra la cosa peggiore. Non il fatto che qualcuno decida di farsi “giustizia” da se. Col fuoco nazista, peraltro. Anche a Opera, in provincia di Milano, finì così: fuoco alle baracche dei cattivi Rom.
Chi soffia sul fuoco delle paure ottiene forse qualche voto alle elezioni. Ma non è sulle braci che si fonda una società. Che non può pensare ci sia sempre qualcuno che è responsabile di tutto. Per assolvere tutti gli altri.

Ciao Faber:

Ad maiora

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BLITZ DEI NO TAV ALLA FESTA MILANESE DEL PD

Serata decisamente movimentata alla festa milanese del Pd. Antagonisti e No Tav hanno fatto organizzato un blitz per farsi sentire a un incontro al quale avrebbe dovuto partecipare Piero Fassino.

Il sindaco di Torino aveva (già ieri) fatto sapere che non sarebbe venuto, ma la contromanifestazione è scattata ugualmente.

Sul palco slogan e comizi:

http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/09/16/foto/la_protesta_dei_no_tav_alla_festa_pd-21777533/1/

Nell’ultimo video si può vedere il sindaco di Sesto Giorgio Oldrini che allontana un fumogeno, anzi due.

Ad maiora.

Gobetti e quell’Italia protestante mai nata

La sala non è la stessa nella quale 50 anni fa si tenne l’assemblea fondativa del Centro studi Piero Gobetti. Ma, in questo appuntamento a Torino 50 anni dopo, non è l’unica differenza che salta agli occhi.
L’incontro si svolge sotto il magnifico ritratto gobettiano che Casorati realizzò e regalò al Centro proprio nel giorno dell’inaugurazione (fuori ci si preparava a festeggiare Torino ’61 come oggi ci si prepara ai 150 anni).
Mancano rispetto ad allora i protagonisti della vita politica cittadina (forse troppo impegnati a far politica per abbassarsi a iniziative di stampo troppo culturale). Unico a farsi vivo il presidente della Repubblica con una lettera.
Mancano, purtroppo, anche e soprattutto gli amici di Piero e quanti diedero vita prima a Giustizia e libertà e poi al Partito d’Azione. Ma l’azionismo deve essere ancora vivo e vegeto e molto pericoloso visto come è costantemente attaccato dai liberali all’amatriciana che compongono il coro di questa rappresentazione teatrale che chiamiamo politica.
Fuori da via Fabro 6 a Torino, il Paese è in effetti allo sbando.
Non a caso – come hanno sottolineato sia Marco Revelli nei saluti iniziali che Paolo Bagnoli nella prolusione – l’attualità di Gobetti è ancora tale perché irrisolti sono i problemi che l’autore di Rivoluzione liberale denunciava 80 anni fa.
Per mettere a tacere anche questi scampoli di riflessione indipendente anche il Centro Gobetti (come il Teatro Regio peraltro, dove Napolitano andrà nei prossimi giorni) ha subito pesanti tagli ai finanziamenti. Che ne minacciano l’esistenza.
I liberisti in salsa tartufata tagliano alla cultura ma concedono l’ennesima proroga per il pagamento delle infrazioni per le quote latte.
Gobetti veniva spesso bollato di essere protestante o addirittura puritano. Aggettivo che alle nostre latitudini viene ovviamente associato al sesso e a qualcosa di negativo.
Chissà cosa avrebbe scritto delle “quote latte”… O delle polemiche sulla festa per l’unità d’Italia…
Ad maiora.