luca sofri

La notizia smarrita? Cercatela su internet

Un libro di un amico e di un collega che racconta del nuovo giornalismo. Paolo Costa nel suo “La notizia smarrita” spiega come si sta evolvendo la professione di fronte ai nuovi media. Il volume ha due obiettivi:  «Sfatare il mito secondo il quale internet costituirebbe la causa prima della crisi del giornalismo e l’altro mito che considera l’informazione “dal basso”, prodotta dai blog e dal cosiddetto giornalismo partecipativo, necessariamente migliore di quella professionale, in quanto non asservita a logiche del potere politico o economico». Due miti che nel corso delle 224 pagine verranno smontati pezzo a pezzo.

Nella sua analisi, l’autore esce dagli schemi (coloniali) che parlano solo ed esclusivamente dell’Occidente, dove diminuiscono i lettori di giornali. Ma non è così in tutto il mondo. «Affermare che i giornali vendano e si leggano sempre meno è corretto solo con riferimento alla situazione negli Stati Uniti e nel resto dell’Occidente. A livello mondiale il quadro è ben diverso. Secondo la World Association of Newspapers più di 1,7 miliardi di persone quotidianamente leggono il giornale. In particolare nel 2007 più di 532 milioni di persone hanno comprato il giornale. Nel 2003 erano 486 milioni. La crescita è stata nel quinquennio del 9,4%. Considerano anche la free press si arriva al 14,3%.»

Va rilevato che « il numero delle testate giornalistiche è cresciuto in tutto il mondo, tranne che negli Stati Uniti. Oggi 74 del 100 quotidiani più diffusi del mondo sono stampati in Asia. In generale si può dire che le diffusioni soffrono nei paesi più ricchi, mentre sono in crescita in quelli in via di sviluppo». Questo non vuol dire che dobbiamo trasferirci in Asia o Africa, ma che si deve tener conto di tutto il mondo, non solo del nostro orticello (anche se ora particolarmente scarso e chiuso in sé stesso).

Va calcolato che a differenza di quel che succede in Italia, «la crisi della stampa quotidiana negli Stati Uniti è, prima di tutto, la crisi della stampa locale».

In che misura questo quadro è condizionato dall’avvento dei nuovi media? E’ la domanda cui risponde Paolo Costa che si concentra sul quesito se l’informazione online sottragga spazio alla carta stampata. «Stando all’analisi del Readership Institute la risposta è affermativa per il 27% dei lettori, i quali hanno dichiarato di aver ridotto il consumo dei giornali a stampa in seguito alla visita di un giornale online». Ma in generale cresce (negli States e non solo) il numero di quanti “non consumano informazione” o che hanno la tv come principale (e spesso unico) canale dal quale scoprono quel che accade nel mondo (rectius, quello che gli facciamo sapere che accada, che è decisamente meno).

Internet, ha un nucleo più ristretto di pubblico rispetto alla tv, ma ha l’enorme vantaggio che i suoi utenti partecipano più alla vita pubblica. È la rivoluzione 2.0 che sta lentamente arrivando anche nel Bel Paese. « In Italia – scrive Costa – il 94,3$ degli italiani ha guardato la tv tutti i giorni mentre solo il 56,6% ha letto il giornale almeno una volta la settimana. Di qui il calo di 4,4% tra il 2008 e il 2009. La televisione è lo strumento informativo più usato dagli italiani (44,2%), seguito dal giornale (20%) e dalla radio (15%)».

Da questo deriva che solo il 7% si fa influenzare al voto dalla Rete mentre il 78,3% decide in base a quel che sente in tv. Un dato già alto ma in crescita. Anche per questa ragione, «nel 2008 è andato alla televisione il 55% degli investimenti. A livello mondiale tale quota è del 37,8% mentre in Europa non supera il 30%».

Paolo Costa affida però le sue speranze nel futuro, nel fatto che il modello della tv generalista sia giunto al capolinea: « L’avvento della tecnologia trasmissiva digitale (via satellitare o terrestre) ha reso possibile la proliferazione dei canali e la nascita di un’offerta verticale, a pagamento». Non solo a pagamento se vediamo quanti nuovi canali stiano nascendo sul digitale terrestre. So ad esempio che a Sky cominciano a temere che qualcuno rinunci alla loro cara piattaforma per rifugiarsi nel digitale, comodo soprattutto in un periodo di crisi economica (riconosciuta persino dall’ottimista governo Berlusconi).

La buona novella che porta Paolo Costa, almeno per noi che dello scrivere ogni giorno abbiamo fatto una professione è che, anche nell’era Internet dovremmo avere un nostro spazio. Sembra che infatti gli utenti (come segnalava un convegno organizzato alla Statale di Milano lo scorso anno dall’Ordine dei giornalisti della Lombardia) privilegino nei blog quelli curati da giornalisti. E gli esempi di successo sono sotto gli occhi di tutti: Alessandro Gilioli, Luca Sofri, Massimo Mantellini, Pino Corrias, Marco Travaglio, Vittorio Zambardino, Peter Gomez, Paolo Attivissimo e Luca de Biase, solo per citare i più noti (e più bravi).

«Giornalisti che usano il blog come mezzo per raggiungere il proprio pubblico e interagire con esso, di blogger che in realtà fanno giornalismo tradizionale, di ex giornalisti convertiti al blogging».

Costa (che non si è limitato al libro ma che cura anche un ottimo sito: http://www.paolocosta.net/)  analizza i siti più diffusi nel nostro Paese, quelli legati ai quotidiani nazionali e rileva che, come nella carta stampata, cercano di essere tuttologi, di non puntare a un target. Esattamente il contrario di quel che sta accadendo in Usa, dove anzi si propende per il coinvolgimento degli utenti dal basso (è quello che farà il fattoquotidiano.it quando supererà la crisi per troppi contatti di questi giorni).

Il giornalista moderno dovrà comunque essere cross mediale, capace cioè di fare il mestiere con molte piattaforme. E quanto è accaduto in Iran con Twitter dimostra che la rete è in grado di sfuggire ai regimi più liberticidi. Pensiamoci…

Paolo Costa

La notizia smarrita

Giappichelli editore

Torino, 2010.

Euro: 22

La credibilità del giornalismo

E’ questione di fiducia. Il titolo del panel di questa mattina al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia era da solo un programma di un corso di giornalismo.
A parlarne uno dei “guru” dell’informazione online, quel Luca Sofri che prima col suo blog e ora col nuovo sito http://www.post.it , ha ampiamente conquistato la credibilità del pubblico.
Sofri ha ribadito la sua fiducia nella figura ideale del deejay che da un lato fa una selezione, dall’altro stabilisce un livello di complicità e interscambio col suo pubblico. La trasposizione giornalistica che ha portato a mo’ di esempio e’ quella dell’Internazionale, uno dei pochi giornali italiani ad avere un suo pubblico di fedelissimi.
Sofri si e’ soffermato invece sulla disaffezione di molti lettori verso i quotidiani, che non sentono più come loro. In primis perché (impermeabili alle critiche) non formano una comunita’ con chi li legge. E poi per la trascuratezza con cui sono fatti. Personalmente sono due aspetti che mi fanno spesso risparmiare la spesa dell’euro o dell’euro e mezzo, quando non vado in redazione (dove ho la mazzetta).
Dal mio punto di vista, per le mie esigenze personali, il mix informativo e’ fatto di Internet, tv e libri. E mi e’ – vista l’offerta sul mercato – sufficiente.
Sofri parla di credibilità dei giornalisti, una merce sempre più rara in commercio ma nella quale, vista la massa di giovani giornalisti presenti a Perugia, io continuo a nutrire speranza (altrimenti non insegnerei alla Statale di Milano).
I colleghi stranieri presenti al dibattito hanno criticato il “sarebbe journalism” italiano e su questo come dargli torto. Mentre Mark Glaser, direttore di Mediashift, ha spiegato come la credibilità dei blog su Internet sia data dall’incrocio di link. Ognuno garantisce l’altro. Massima forma di libertà e di condivisione in questo nuovo mondo, in questa nuova comunita’ della quale facciamo parte.
Ora vado a Somaglia a ritirare il Premio Mario Borsa.
A dopo e ad maiora.